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Dietro le righe // Il fuoco in una stanza - The Zen Circus

----Dietro le righe---- “Il fuoco in una stanza”- The Zen Circus

A poco più di un anno dall’uscita del decimo disco degli Zen Circus, oggi vi portiamo dietro le righe de “Il fuoco in una stanza”, quinta traccia dell’omonimo album; un album scritto d’impeto, che arriva poco dopo “La Terza Guerra Mondiale”, divenuto a tutti gli effetti un disco generazionale.


Il brano, un vero e proprio pugno nello stomaco, riprende temi cari agli Zen, come il rapporto con se stessi, la famiglia, la collettività, la solitudine…Attraverso metafore e proverbi (“la lingua batte sempre dove il dente duole”), Appino costruisce quella che in molti hanno definito una “poesia maledetta”. Una canzone che ti coinvolge del tutto già dal primo ascolto, fa sentire rappresentato il tuo mondo interiore.


Il tutto scritto con uno schema rimico ben definito, rime alternate e baciate che creano un effetto quasi contrastante, alternando immagini più leggere (“vorrei essere un letto infinito farti star bene senza muovere un dito “), ad altre più disincantate e a tratti amare (“per tre anni abbiamo chiuso il mondo fuori stiamo diventando i nostri genitori”). Questo contrasto continua e si rende ancora più noto in quello che forse è il passaggio più diretto e immediato di tutto il brano: “non basta una città intera per sentirti meno sola, libero cos’è per chi libero non è”. in cui, al pragmatismo delle parole si contrappone la dolcezza dei violini in sottofondo.


Ed è proprio attraverso queste rime e attraverso una serie di immagini della vita comune che prende forma questa poesia, e in pochi secondi la stanza in cui ci si trova sembra come prendere fuoco per davvero. (“una stanza brucia già urla quanto vuoi ma nessuno se ne accorgerà”).

Ma forse gli Zen volevano proprio questo: disorientare. Come raccontano in un’intervista, il loro intento è proprio quello di “Narrare senza fronzoli o eccessivo romanticismo (ma nemmeno troppo bieco e posato cinismo) di tutti quei rapporti umani che ci definiscono e ci rendono quello che siamo”.

Infine il titolo: Se nella celebre stanza di Gino Paoli si intravedeva il cielo, nelle stanze di questo disco si vedono fuochi meno benevoli, “non più il cielo, il Fuoco in una Stanza”.


Michela Ginestri


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