• Michela Ginestri

Dietro le righe // I nostri corpi - Fulminacci

----Dietro le righe----

“I nostri corpi”- Fulminacci


Oggi vi portiamo dietro le righe de“I nostri corpi”, brano estratto dall’album di esordio “La vita veramente” di Fulminacci, cantautore romano di periferia, che ci ha colpiti sin dai primi singoli per lo spettro di colori che presenta al suo interno.

“Parlo di amori e rincorse, di tangenziali e gite, tradimenti e caffè, sigarette, ascensori e semafori, insomma parlo della vita, veramente”, e lo fa utilizzando una varietà stilistica non indifferente, una continua sperimentazione che lui stesso definisce quasi “schizofrenica”. Ma tutti questi stili e tutte queste tematiche trovano una loro logica all’ interno dell’album, e così brano dopo brano Fulminacci si racconta creando un perfetto equilibrio tra musica e realtà.


“I nostri corpi” si apre con un pianoforte che evoca un’atmosfera calma e rilassata, da piano bar, che si contrappone da subito al significato dei versi della canzone, incentrata tutta sul rapporto tra uomo-esistenza e sulle relazioni con gli altri.

Nelle prime righe si evince subito una vena critica nei confronti di tutti quei rapporti falsi e mediocri, “Ci facciamo i complimenti ma stringiamo i denti, Facciamo finta di essere parenti” e alla facilità con cui spesso si tende a fidarsi delle altre persone senza conoscerle a fondo, rifugiandosi in rapporti superficiali d’amicizia barattandone l’importanza con quelli familiari. E così “Chiamiamo per nome i nostri genitori e per variare chiamiamo fratelli i nostri conoscenti”.


Nel ritornello questo iniziale cinismo circoscritto alla sfera dei rapporti umani si trasforma in disillusione nei confronti dell’esistenza in generale arrivando a sostenere che “I nostri corpi sono solo involucri costosi di qualcosa che non ha importanza, La vita è solo la manutenzione di una circostanza”. Con queste parole crea una concezione disincantata del mondo: la vita è determinata dal caso, il corpo è un involucro di qualcosa che non ha importanza, pronto a morire da un momento all’altro, e la vita diventa un ripetersi di azioni, decisioni, sensazioni già vissute, dettate da una circostanza.


“Com'è forzata questa pallida presenza, Com'è lontana casa mia”. E in tutto questo spesso ciò che siamo e ciò che ci circonda non ci sta mai bene e ce ne accorgiamo solo in alcuni momenti (come di notte, quando si è più stanchi e quindi con meno freni inibitori a pensieri così duri e drammatici). Per questo vogliamo migliorare e fare nuovi progetti, e questo lascia spazio a dubbi e indecisioni che "scrivono la nostra storia di finzione”.


Michela Ginestri


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