• Enrica Barbieri

"Conseguenze" di Blumosso: "Le mie canzoni nascono dall’esaltazione dei particolari" - Intervista

Blumosso, nome d'arte di Simone Perrone, classe ’87, è un cantautore nato e cresciuto in provincia di Lecce.

L'8 maggio ha pubblicato un nuovo EP, dal titolo "Conseguenze", arrivato due anni dopo il suo disco “In un baule di personalità multiple”.

Questo nuovo lavoro in studio rappresenta la chiusura di un percorso, che il cantautore pugliese ha realizzato in questi anni, suonando in giro per l'Italia, senza mai fermarsi dal punto di vista della scrittura di canzoni, cantando della sua vita e di tutte le sue emozioni provate, dalle più gioiose a quelle più difficili da affrontare. Questo suo nuovo EP ha come tema centrale l'amore e la complessità nell'istaurare dei rapporti umani.

Abbiamo intervistato Blumosso per conoscere meglio il suo percorso musicale e analizzare la nascita di alcuni brani presenti in "Conseguenze".


Ciao Simone, possiamo affermare che il tuo nome d’arte Blumosso sia collegato in qualche modo al “mare mosso”?

In un certo senso sì, “Blumosso” è il colore del mare quando è agitato, mosso. Quindi il mare è nell’etimologia stessa del mio nome. Poi c’è un legame anche testuale: le mie canzoni parlano per lo più di conflitti interiori, che ognuno vive con se stesso e con gli altri. Agitazioni, come quelle del mare in tempesta.


All’interno del tuo EP “Conseguenze” troviamo due brani A pezzi il cuore e Universo statico, tracce A e B di un LP. Come mai hai compiuto una scelta di pubblicazione così insolita, come ha fatto in questo periodo anche La Municipàl?

In realtà la mia scelta è dovuta semplicemente al fatto che volevo dare spazio a un brano come “Universo statico” che non ha propiamente le caratteristiche di un singolo.

In un‘epoca, invece, in cui i singoli la fanno da padroni. Per cui, ho pensato di affiancare questa canzone a un altro brano che ha, invece, le caratteristiche proprie di un singolo. Questa è la mia motivazione; quella degli altri non la so, ci saranno delle logiche dietro sicuramente, perché ho visto che molti altri lo hanno fatto. Il vintage è quasi sempre bello.

Con questo tuo nome d’arte hai dato una svolta al tuo percorso musicale, pubblicando un primo album “In un baule di personalità multiple”. Quali sono le personalità multiple delle quali racconti? Che legame e che differenze ha questo primo lavoro in studio con il tuo nuovo EP “Conseguenze”?

Quel disco è la cronaca di una storia d’amore. Dall’inizio alla fine; e l’amore tira fuori dei lati di noi, della nostra personalità, che magari prima non sapevamo di avere. Queste sono le personalità multiple di cui racconto nel mio primo disco: tutta quella parte nuova di me, migliore e peggiore, che è venuta fuori innamorandomi.

Come ho detto spesso nell’ultimo periodo il mio primo disco e quest’ultimo EP non hanno grandi differenze, infatti li considero come due fasi di uno stesso percorso, che si conclude con “Conseguenze”. I due lavori sia testualmente che a livello di sound sono legati indissolubilmente.

”C’è da imparare più da un falegname che da un professore, il primo ha fatto solo scale non ha mai preso l’ascensore”. Questa frase mi ha colpito molto e rappresenta una considerazione di vita, riprendendo il titolo del brano, davvero importante, che potrebbe rientrare nel tema dell'ingiustizia sociale e dei pregiudizi, ma anche dell’imparare di più nella pratica rispetto che sui libri. Come è nato questo brano e nello specifico questi versi?

Non volevo riferirmi a ingiustizie sociali eventuali o a pregiudizi possibili. Penso semplicemente che spesso ci sono persone che non hanno studiato e sono molto più intelligenti, pratici e produttivi di chi invece ha studiato per tutta la vita, arrivando spesso a maturare la percezione di essere più intelligente di un contadino, di un muratore; in realtà non è così. Quella frase esprime tutto questo. Ciò non toglie che studiare, leggere, acculturarsi resta fondamentale (per me è vitale), ma non deve illuderci che la cultura sia l’unico mezzo d’elevazione, sociale e mentale. È un po’ il senso di tutta la canzone “Considerazioni sulla vita”, ognuno deve vivere la sua vita, affrontare le proprie difficoltà, le paure che maturiamo, ma senza pensare di essere migliori degli altri.



“Canzoni che parlano d’amore, perchè alla fine dai di che altro vuoi parlare?” Così canta Brunori SAS in “Canzoni contro la paura” e penso che questo sia il sentimento che fa da filo rosso a tutte le tue canzoni dell’ultimo EP. Come descriveresti l’amore e come mai ti è venuto spontaneo parlare di questo?

Beh l’amore è qualcosa d’indescrivibile, come posso spiegarlo? Non si può… ma se proprio dovessi dire qualcosa in merito, forse l’amore è semplicemente un atto di volontà, che la maggior parte delle volte lascia insoddisfatti. Per un lungo periodo della mia vita ho anche pensato che l’amore fosse una complicazione del sesso, ma credo di non pensarla più così.

Sì, nelle mie canzoni parlo quasi esclusivamente d’amore, alla mia maniera però, usando spesso immagine che discernono da esso; perché lo faccio? Beh lo dice il maestro Dario… di che altro vuoi parlare? Di politica? Non mi sento in grado di farlo… non mi sentirei credibile, e la credibilità è quello a cui ogni artista dovrebbe puntare, oltre alla qualità di ciò che produce.

A febbraio hai anche pubblicato un libro, “Schiena cucita”. Ci racconti di che cosa parla e come mai hai scelto di condividerlo nello stesso periodo in cui hai fatto uscire nuova musica?

Parto dal fatto che, per come posso, cerco di tenere i due percorsi quanto più possibili distanti tra loro. A volte ci riesco, altre volte no. La data d’uscita del romanzo è stata scelta dalla casa editrice, la Kimerik; da contratto era così. Per cui questo è stato il motivo della pubblicazione contemporanea anche di un singolo, in quel periodo (Febbraio).

Poi l’emergenza pandemia, in verità, ha bloccato e mescolato anche ogni cosa, non se n’è capito più niente di tempistiche e prospettive.

Ti definisci un inventore di canzoni, quindi ci sembra immediato domandarti come nasce una tua canzone, qual è il processo creativo che di solito ti ritrovi a compiere per scrivere?

Le mie canzoni nascono dall'esaltazione dei particolari. Nascono da piccole riflessioni, spesso automatiche, su un aneddoto della vita in particolare; su un ricordo; su un oggetto: un libro, una sedia, un fiore. Non ho un vero e proprio modus operandi. Mi lascio trasportare dal momento e dall'ispirazione. Così nasce lo scheletro del brano. Poi, nella maggior parte dei casi, lo modifico e lo sistemo, cercando di migliorarlo: questo accade quasi sempre seduto al piano, o con in braccio una chitarra. Ma l’origine è sempre frutto di un momento piccolo, vissuto o pensato tra me e me.

Come stai affrontando questa fase di ripresa con il tempo ad una vita il più possibile simile a quella prima del Covid-19? La quarantena ti ha permesso di comporre nuova musica?

Non soffro la solitudine e cerco spesso l’isolamento, per cui non ho vissuto male questo periodo. Ho scritto molto. Non solo canzoni.

Ti senti diverso dagli altri cantautori emergenti? Pensi di aver portato di innovativo nella musica italiana?

No! Non mi sento diverso da nessuno, sono un artista semplice, che cerca di essere quanto più sincero. Non credo di essere innovatore, ma senza dubbio non mi piacciono i cliché, non mi emoziona la musica contemporanea che il mercato ci offre, ma cercando ci sono un sacco di artisti fuori dai canoni e dagli schemi.

Ecco, spero di essere uno di quegli artisti, spero di stupire positivamente chi, come me, si mette a cercare musica fuori dal mainstream e fuori dalle playlist che muovono le sorti del mercato discografico attuale.



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