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In "Cleopatra" dei Lumineers c'è la storia di ognuno di noi - Sunday Vision

Nella mia “carriera” di ascoltatore ho conosciuto e amato band che son rimaste nel mio cuore perché associate a momenti di sfavillante felicità, altre per momenti di intensa sofferenza, altre ancora per l’energia con cui mi hanno fatto rialzare dopo brutte cadute e altre ancora perché evocano ricordi di qualcuno o qualcosa ormai assente ma vivido nei miei ricordi.


Dopodichè, ci sono i Lumineers, che appartengono a tutte le categorie appena citate contemporaneamente.

“And one day, I pray, I'll be more than my father's son but I don't own a single gun”

C’è la voglia di fuggire di “Sleep on the floor”, ci sono gli spigoli taglienti della fama di “Ophelia”, le riflessioni a fine vita sulle occasioni sprecate di “Cleopatra”, le certezze familiari calpestate di “Gun Song”.


E poi c’è “Angela”, a cui oggi abbiamo dedicato uno spazio nella nostra rubrica “Sunday Vision”. “Angela” è una canzone speciale, scritta durante i giri in moto di Wesley Schultz e il suo produttore. Protagonista di questo brano, contrariamente a quanto si possa pensare, non è una persona reale, bensì un concetto astratto che pure si adatta bene a chiunque di noi. "Angela" si muove in mille direzioni diverse, tra ricordi sbiaditi, autostrade e sensazioni contrastanti. Wesley dice di trovare casa e smarrimento al contempo, certezze e delusioni. “Home at last”, infine, come metafora di un iniziale disorientamento sensoriale dal quale comunque si divincola sentendosi nel posto giusto, pur non essendone certo.


A fare da cornice a una storia criptica e dalle differenti interpetazioni c’è uno splendido ed essenziale arrangiamento composto quasi esclusivamente da chitarra e piano, un connubio di sonorità marcatamente nostalgiche nelle quali ci si immerge completamente dal primo ascolto.


Ho un ricordo molto speciale di questa canzone e di “Cleopatra” in generale: all’alba di una spiaggia deserta e teatralmente silenziosa, con la sabbia perfettamente appiattita e i capelli intrisi di sabbia e un profumo di libertà come non l’avevo mai provato prima. Un ricordo doloroso a tratti ma che col senno di poi si è rivelato una pietra d’angolo di molte mie sicurezze future. Quest’album mi ha cambiato la vita, mi ha parlato con una passione e una sincerità struggente, fino ad allora inedita. Ora come quella prima volta col sole dell’alba a baciarmi riascoltarlo mi evoca tanti di quei sentimenti che non saprei nemmeno da dove iniziare per darvene una vaga idea.


Mi piace pensare che ognuno di noi abbia un album, quell’album, che gli ha cambiato la vita e del quale potrebbe parlare per ore ricamandoci intorno tutta una serie di sorrisi e di vite, di ricordi e di vento tra i capelli. Quanto sarebbe magico raccogliere queste storie e recapitarle agli artisti che le hanno ispirate, credo non ci sia riconoscimento maggiore per un autore del segno indelebile lasciato nelle vite altrui.


Troppo spesso senza mai saperlo.

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