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Arte, cinema e miniature nella musica poliedrica di Claudym - Intervista

A cura di Gabriele Dimarco.


Claudym è il nuovo nome da segnarsi per quanto riguarda la scena pop underground italiana. La sua vita artistica inizia nel 2015 quando decide di diventare illustratrice e sviluppa un certo savoir faire che la porta a collaborare con brand quali Adidas, Vans o AwLab. Qualche anno dopo, nel 2018, la giovane classe ’93 si lancia parallelamente nell’industria discografica e pubblica il suo primo singolo intitolato One, da lì entro il 2019 fa uscire altre tre canzoni in inglese. "La parte peggiore di me", il suo primo brano in italiano esce il giorno di San Valentino del 2020. A gennaio di quest’anno invece è entrata nella famiglia di Island Records, etichetta di Elisa, Justin Bieber, Sfera Ebbasta e molti altri; successivamente a questo annuncio esce "Nightmare", brano che parla della nostalgia che si prova quando non si riesce a dimenticare una persona, il tutto accompagnato da un sound al limite dello psichedelico e dell’alienante. La scorsa settimana è uscito il suo nuovo singolo, "Tempo", una canzone nata «dalla voglia di dare una scadenza ad alcuni miei blocchi emotivi e di creare una connessione con tutte le persone a me care, con le quali a volte, purtroppo, non mi apro completamente» come lei stessa ci ha raccontato in quest'intervista.


Ciao Claudym e benvenuta su IndieVision! É appena uscito “Tempo”, tuo ultimo singolo. Ci racconteresti come nasce e cosa rappresenta questo nuovo tassello musicale per te?

Ciao ragazzi, grazie dell’invito! “Tempo” nasce dalla voglia di dare una scadenza ad alcuni miei blocchi emotivi e di creare una connessione con tutte le persone a me care, con le quali a volte, purtroppo, non mi apro completamente. Percepisco questo brano come una liberazione musicale e personale. É un tassello importante stilisticamente parlando, che dichiara un po’ come sarà il progetto sul quale sto lavorando.




Cosa ti ha spinta ad iniziare a scrivere in italiano? Hai intenzione di continuare con altri brani in inglese?

Ho iniziato per una sorta di sfida. Mi veniva spesso detto che scrivere in italiano fosse cosa per pochi perché molto più complicato dell'inglese, e questa cosa mi ha dato più volte modo di mettermi in discussione. Ho voluto provare per dimostrare a me stessa che quella di fare musica in inglese fosse una scelta solo stilistica (tutti i miei riferimenti sono internazionali), e non dovuta alla paura di esprimermi al 100%, senza filtri. Alla fine mi sbagliavo, era un 50/50 e poter scrivere nella mia lingua è stato, sì, inizialmente complicato, ma molto più liberatorio ed interessante. Non escludo però che potrei fare altri brani in inglese, ne ho alcuni da parte che mi piacerebbe tanto farvi sentire.


In “Tempo” parli di quei rapporti non vissuti pienamente e del fatto che a volte piuttosto che dire ciò che sentiamo preferiamo tenere tutto dentro, magari per paura. La musica ti ha aiutato nell’affrontare in modo più rilassato situazioni di questo tipo? Ti sei lanciata nella musica per poter buttare fuori cose che non avresti mai detto prima?

In parte sì, altre volte non so proprio da dove esca quello che scrivo, mi viene spontaneo quando abbozzo la melodia ed è sempre la parte di testo che sento più sincera, naturale e per questo non modificabile. Sono onesta, scrivere di me mi è necessario ma è anche un po’ la mia “condanna”, perché mi mette in difficoltà dichiararmi agli altri. Non è così semplice interiorizzare quel flusso di coscienza che hai buttato sul foglio, ascoltarlo e farlo ascoltare agli altri.


La sonorità dei tuoi brani sono caratterizzata da effetti ipnotici e alienanti, quasi fosse un sogno. É un legame voluto in cui ti rivedi artisticamente o è un effetto che nasce a posteriori nelle tue canzoni?

Non ci ho mai pensato in realtà, ma è una cosa che mi fa molto piacere. Forse, ragionandoci ora, è in parte dovuto al fatto che entrambi i brani (“Nightmare” e “Tempo”) li ho pensati nelle fasi legate al sonno: il primo nel dormiveglia, prima di addormentarmi, il secondo invece al risveglio. I prossimi li ho scritti da sveglia, vediamo se danno la stessa sensazione ahahah.


Per scrivere i tuoi testi, oltre alla tua quotidianità, da cosa prendi ispirazione?

Mi è capitato di prendere ispirazione da scene di film o serie TV, come se mi trovassi nei panni di un personaggio e volessi raccontare una mia esperienza. Per il resto ho sempre parlato di me o di storie di altre persone.


Nella vita ti dedichi – oltre che alla musica – anche al lavoro da illustratrice, quali sono gli elementi in comune tra disegno e musica nella tua sfera artistica?

Sono sicuramente due mondi che si influenzano a vicenda: ho cercato di portare la musica nelle mie miniature, ma anche e soprattutto l’arte nel mio progetto musicale, o almeno, in tutto ciò che posso costruirci attorno: cover, video e in generale l’immagine (con i capi customizzati per es.). Sarò ripetitiva, ma forse un elemento che collega i due mondi è appunto la mia passione per il cinema: nella musica per la ragione che dicevo prima, nell’arte per i soggetti che scelgo per le mie miniature, e infine nei video per l’ispirazione che prendo da film e serie.


Hai da poco firmato con un’importante etichetta, la Island Records, con la quale hai già pubblicato il singolo “Nightmare”. Com’è nata questa collaborazione e come ti sei sentita quando hai capito che era la strada giusta per te?

I primi contatti con Island risalgono a qualche annetto fa, sono stati i primi a credere in me e ad interessarsi al progetto quando ancora cantavo in inglese. Per questo, oltre a sentire una grande affinità a livello di direzione musicale, ho percepito una sincera attenzione e voglia di costruire insieme. Non ci ho creduto fino all’ultimo perché il salto è stato pazzesco: ero completamente indipendente, non sapevo manco come ci si approcciasse ad un’etichetta, ed improvvisamente ero arrivata a quella che sognavo. É stato pazzesco, sono davvero molto felice.


Per lasciarci, cosa vede nel suo orizzonte professionalmente parlando, Claudym?

Vorrei potermi permettere di non avere limiti e lavorare per sfogare la mia creatività nelle sue varie forme: la musica in primis, ma anche l’arte, il cinema. Gli artisti che più mi affascinano sono quelli poliedrici che non restano fermi in una categoria: da Bjork, a Tyler, The Creator a Childish Gambino…mi hanno trasferito questo sogno.