Cigno, dai palchi alle impalcature: il videoclip de “La classe operaia va in paradiso”

di Lucia Tamburello


Nel 2022, in un periodo storico nel quale regnano l’arrivismo e l’individualismo, in cui l’uomo contemporaneo si accontenta di sopravvivere e la sua esistenza si riduce alla sfera lavorativa, in mezzo alla merce travestita da arte, spicca il live del brano “La classe operaia va in paradiso” di Diego Cignitti.



Dopo aver esposto il suo manifesto ideologico con l’album “Morte e pianto rituale”, Cigno rincara la dose salendo con i suoi colleghi sui ponteggi da cui spesso “La classe operaia va in paradiso” letteralmente. Crea la perfetta ambientazione al singolo accompagnandolo ad una fotografia d’impatto dai toni freddi e cupi. Le immagini e le parole utilizzate dall’artista risultano incisive quanto la trivella utilizzata nel brano. Non è un gesto che passa di certo inosservato: l’urlo proletario dell’artista arriva diretto verso le coscienze di chi usufruisce del suo talento. È una mosca bianca in mezzo ad un branco di sciacalli che “mendica una presenza al varietà del sabato sera”, ma fa rumore quanto uno sciame. I temi che tratta stridono quanto il metallo dei cantieri in un mondo musicale che tende all’anomia. Si parla sempre di più del niente, la musica sta perdendo il suo potere espressivo e viene considerata sempre di più come uno svago.


Cigno resiste, rispolvera riferimenti sonori e culturali risalenti ad anni in cui l’attivismo e la lotta per i diritti erano ancora centrali all’interno dell’opinione pubblica. Il suo ultimo lavoro, infatti, rimanda agli anni ’70, all’incontro ideologico tra proletari e intellettuali. Citando l’eponimo film di Elio Petri, ci ricorda l’importanza della coesione sociale e della partecipazione. È un artivista: mette la sua musica al servizio dell’impegno politico e sociale rimarcando l’esigenza di una riunificazione popolare al fine di costruire un “futuro sicuro”. Le chitarre diventano picchetti, dei mezzi di resistenza veri e propri. “La classe operaia va in paradiso” non è una work song, ma è un canto di libertà finalizzato all’emancipazione dell’essere vivente dal ruolo di lavoratore.