Cicco Sanchez e la sua carta d'identità "nostalgia liquida" - Intervista

Il cantautore torinese Cicco Sanchez è tornato qualche giorno fa con “Nostalgia liquida” (Columbia Records Italy/Sony Music Italy), il suo primo EP, dove si mette a nudo e affronta se stesso svelando al mondo i suoi lati più fragili. L’artista è sempre riuscito a comunicare il suo stato interiore con una scrittura matura ma che tocca sensibilmente i giovani di oggi, non a caso la sua “Girasole”, uscita nel 2019, divenne subito virale tra Instagram e su TikTok fino a conquistare il disco d’oro nello scorso mese di settembre.


In questo nuovo progetto, dove compaiono due featuring (con Casadilego ed Axos), l’artista urban racconta la sua vita fino ad ora. Parla della fatica, della sofferenza e delle gioie provate nelle diverse situazioni che ha affrontato, parla di amore viscerale e di momenti che non tornano più. “Nostalgia liquida” è la sua carta d’identità, ci accoglie nel suo mondo ma bisogna stare attenti a non scombussolarlo, infatti, come ci ha detto lui stesso, l’EP va ascoltato seguendo la tracklist e non in ordine casuale. Abbiamo parlato con lui, tra le altre cose, dell’intimità del progetto e di come sia stata una liberazione renderlo pubblico.



Ciao Cicco, benvenuto su IndieVision! La prima domanda che ti faccio è abbastanza personale: come ti senti dall’uscita di “Nostalgia liquida”?

Mi sono tolto un bel peso di dosso, quando lavori ad un progetto per più di un anno e mezzo poi non vedi l’ora di farlo ascoltare a tutti. Tenere per me la mia musica non mi fa stare bene, finché non è pubblica non riesco a raggiungere una certa felicità. Sostanzialmente mi sento più libero.


La scrittura dell’EP è molto intima, dentro ci sono paranoie, malessere e anche rabbia. Ma qual è il brano che senti più intimo?

In realtà tutti perché la mia scrittura è molto autobiografica, non racconto mai la storia di qualcun altro. Ma se ti devo dire un pezzo in particolare ti dico “Colpa di dio” perché è il brano in cui scendo più nei dettagli dal punto di vista narrativo, è molto diretto. Non a caso è il primo brano in tracklist e colgo l’occasione anche per dire che il disco va ascoltato in ordine, per me è importante.


Nonostante sia un progetto molto intimo all’interno ci sono comunque due collaborazioni: Casadilego in “Ora o mai più” e Axos in “Pensieri brutti”. Perché hai deciso di inserire loro come featuring?

Allora sicuramente sono molto opposti tra loro: lei secondo me è una ventata d’aria fresca per il pop italiano perché comunque è giovanissima e ha una bellissima penna e quindi oltre a dare un supporto nel ritornello con la sua voce incredibile ha completato il brano scrivendo la sua strofa; mentre Axos secondo me e secondo Estremo calzava a pennello sul pezzo perché comunque rappresenta quella poetica urban che a me piace tanto e che anche io porto a mio modo. E poi con entrambi si è creato un bel legame umano, mi sono trovato molto bene con loro.


Nel primo singolo, “Poster”, raffiguri la musica con una donna, quasi come se ne fosse la personificazione. Ad un certo punto dici: "mi insegnavi a vivere, io a sentirti viva”, in che modo la musica ti ha fatto crescere?

Questa è una metafora perché è parallelamente applicabile a una relazione, qui dico che se io l’ho aiutata a superare diversi ostacoli lei ha aiutato a me a crescere. Io sono cresciuto da solo con mio fratello e sotto certi aspetti la musica mi ha dato molta disciplina e soprattutto molta costanza, elemento che mi è mancato nella mia vita, quindi la musica mi ha insegnato che senza questa costanza non basta aver talento ed essere fortunato e la stessa cosa vale in amore.


Collegandomi alla domanda che ti ho appena fatto, come pensi possa cambiare il tuo rapporto con la musica in futuro? Oppure ti fa paura pensarci?

No non mi fa assolutamente paura pensarci, anzi, mi fa molto più paura l’idea che possa non esserci la musica nel mio futuro. Io non posso che vivere di musica, proprio a livello pratico, passo intere giornate in studio e il resto della mia vita la passerò così.


Tutte le produzioni del disco sono state curate esclusivamente da JVLI, fatta eccezione per “Furia” co-prodotta da Congorock, “Pensieri brutti” co-prodotta da Estremo e “Poster” prodotta da Michelangelo. Quando entri in studio e lavori con JVLI come nasce un pezzo? Qual è il tipo di brainstorming?

Con JVLI ho iniziato a lavorare a marzo 2019 e dalla prima session che abbiamo fatto è nata “Girasole” e da lì non abbiamo mai smesso di lavorare assieme. Ci piace molto andare in studio assieme, inizare a scrivere una canzone e poi registrarla assieme, infatti quando c’è stato il lockdown lavorare a distanza è stata una roba disumana perché per me fare musica significa stare in studio ed avere un contatto con le persone che lavorano con me.

Nell’ultimo brano, dal nome “Un milione di colpe”, dici che dai tuoi occhi “piove nostalgia”, a cosa si riferisce questa nostalgia? Cosa ti manca?

In quel caso la nostalgia si riferisce al titolo dell’EP, quando ho iniziato a scrivere il progetto era appena scattato il lockdown quindi con quel periodo tutti noi, me compreso, avevamo la nostalgia di tutto quello che non abbiamo vissuto, per assurdo. Mi è mancato quello. Poi la nostalgia è un insieme di ricordi: ricordi che vorresti rivivere, ricordi che vorresti cancellare e ricordi che vorresti aver vissuto.


Ti ringrazio per aver fatto questa profonda chiacchierata con noi ma prima di chiudere ho un’ultima domanda ben precisa: dove vorresti essere fra un anno?

Vorrei essere su un palco a portare live questo EP e magari qualcos’altro, grazie a voi!