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CASCATE, è il nostro modo di vedere la musica - intervista

di Denise Ticozzi


Un esordio niente male per il duo romano, CASCATE (Caterina e Luca) che si fa strada tra romanticismo cantautorale e synth pop. Ad un mese dall'uscita del loro primo Ep "GIARDINI" abbiamo fatto due chiacchiere con loro per fare un bilancio e scoprire di più sul loro percorso musicale.


1. Ciao Ragazzi, innanzitutto presentatevi per chi non vi conosce; da dove viene il nome Cascate e come nasce la vostra unione musicale?


Cascate è il nostro modo di vedere la musica.  Per entrambi è stato fin da subito un nome piuttosto evocativo, sia dal punto di vista visivo che sonoro.  Appena lo abbiamo pronunciato abbiamo istantaneamente pensato “chiamiamoci così”. Ci siamo incontrati perché ad entrambi piace scrivere canzoni originali. Quando ci siamo conosciuti il nostro bagaglio musicale era completamente diverso eppure dopo poco tempo abbiamo trovato tante cose in comune. Così abbiamo iniziato a scrivere canzoni insieme, basso e voce, i nostri rispettivi strumenti. Il minimalismo all’inizio è stato strano poi però ci è piaciuto e abbiamo continuato, inserendo via via altri suoni e strumenti. Il risultato dopo un paio di anni è il nostro Ep “Giardini”.


2. Cosa rappresenta per voi "Giardini"? 3 aggettivi che lo descrivono al meglio?


Per noi “Giardini” è una passeggiata in un parco bizzarro, dove se giri l’angolo non sai mai bene cosa aspettarti.  È il risultato della nostra curiosità per la musica, con tutto ciò che comporta l’istinto e l’inconsapevolezza di una prima esperienza. In generale delle canzoni ci piace tanto l’effetto sorpresa, quando scriviamo magari fissiamo un punto di arrivo, ma poi nel percorso ci perdiamo e arriviamo da tutt’altra parte. Per cui i tre aggettivi per “Giardini” sono folle, inaspettato e romantico. Romantico perché passeggiare ci sembra sempre romantico.


3. Un Ep dalle sonorità particolari: ad es. "Fino alla fine" ricorda tanto Stranger Things con quel sound lento elettronico mentre con ""Horror Show" portate accenni di rock. Vi occupate voi stessi della produzione? Come mai la decisione di portare in un EP diverse sonorità. Quali sono le vostre influenza musicali?


Noi abbiamo scritto e ci siamo occupati della preproduzione dei brani che poi abbiamo arrangiato, prodotto e registrato a Studionero insieme ai ragazzi del collettivo Bodacious Collective. Il sound eterogeneo è frutto sicuramente del tempo che ha inevitabilmente contribuito a cambiare il lavoro in corso, ma soprattutto  dal metodo, non ci siamo posti particolari limiti, ci siamo lasciati andare. La bellissima colonna sonora  di “Stranger Things” ha dato vita ad un periodo particolare di Stranger-Pop che ci ha piacevolmente condizionati, il sound nostalgico ci emoziona e condiziona molto in generale. Su Horror Show invece ci volevamo scatenare, mettere un po’ di follia e allora abbiamo preso la chitarra. Comunque nelle nostre canzoni c’è tutto e niente delle nostre influenze musicali. Quel periodo abbiamo ascoltato tanto St. Vincent, Tame Impala, Verdena, James Blake, Arctic Monkeys.


4. Qual è la traccia che più vi rappresenta?


Caterina: “ Difficile scegliere. Per motivi diversi mi sento rappresentata da ogni brano, ma probabilmente quello che sento più vicino è Fino alla fine. Forse perché penso che emotivamente sia il brano più completo e più intenso.”

Luca: “ Io dico "Giardini", che tra l’altro è l’unica scritta insieme ad un altro autore, Federico Corradini, nostro amico e collaboratore. L’idea iniziale è partita da lui, ci disse che aveva un riff che gli ricordava molto noi ed effettivamente ci siamo ritrovati subito dentro. “


5."Souvenir" apre il vostro Ep, come mai la scelta di questo brano?


“ Souvenir “ è il brano che pensavamo potesse stuzzicare di più l’interesse sull’intero Ep dopo il primo ascolto. Abbiamo cercato di stimolare la curiosità di chi ci ascolta, portarlo a pensare “cosa ci sarà dopo?”. È una domanda che ci diverte, ce la poniamo a noi stessi spesso.


6. Progetti futuri?


Stiamo scrivendo tante canzoni nuove, alcune non vediamo già l’ora di farle uscire.



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