"Anche le scimmie cadono dagli alberi" la nuova vita da solista di MOBRICI - Recensione

Dopo averci fatto emozionare ed innamorare con i Canova, Matteo Mobrici ritorna sulle scene musicali con "Anche le scimmie cadono dagli alberi", il suo primo album da solista, pubblicato lo scorso 19 novembre dalla Maciste Dischi e Virgin Records.

Essendo il debutto di Mobrici dopo la scioglimento dei Canova, uno dei gruppi indie pop italiani più influenti degli ultimi 5 anni, attorno a quest'album c'erano aspettative ed attese molto alte. In questo lavoro il cantautore classe '89 ha fatto tesoro della sua passata esperienza artistica ma, allo stesso tempo, è riuscito ad inserire alcune novità stilistiche, grazie anche al supporto di eccellenti musicisti come il batterista Fabio Rondanini - Calibro 35 e I Hate My Village -. Questi nuovi spunti ci mostrano sia una crescita artistica di Mobrici, che la sua volontà di intraprendere un nuovo percorso testuale e musicale vicino al pop d'autore e alla tradizione cantautorale italiana passata e presente, come si può vedere anche dal look della foto di copertina che, personalmente, mi ha ricordato il giovane Antonello Venditti del periodo "Sotto il segno dei pesci", fine anni '70.

Bando alle ciance, ora parleremo traccia per traccia delle canzoni presenti in "Anche le scimmie cadono dagli alberi", un titolo molto curioso da dare ad un disco il quale, però, si rifà ad un antico proverbio giapponese che vuol dire nessuno è perfetto. Infatti, nella vita anche le persone più brave vanno incontro a dei fallimenti però, alla fine, l'importante è non abbattersi mai, rialzarsi sempre ed andare avanti così come fanno le scimmie le quali, per loro natura, passano tutta la vita saltando da un albero all'altro ma nonostante ciò a volte cadono.

Il disco si apre con "Cantautore", brano dalle forti sonorità brit-pop, il finale personalmente mi ha ricordato "Whatever" degli Oasis, che ci fa capire quanto quell'epopea musicale abbia influenzato la formazione di Mobrici. Questo pezzo parla di come è percepita oggi la figura del cantautore, ossia come quella di un artista che vive in disparte, in solitudine e che canta solo del dolore. Questa concezione, in realtà, è sbagliata poiché, nonostante la presenza nel suo repertorio di brani spesso malinconici, il cantautore non trascorre la propria vita solo con uno sguardo triste rivolto al passato, ma esso la vive come qualsiasi altro individuo, avendo però la meravigliosa capacità di mettere in musica i propri sentimenti e le proprie esperienze.

"Sono rimasto solo E ripenso a quei prati A quei blu pomeriggi d'estate Non piangere" (da "Cantautore")

Sulla falsa riga del cantautorato di Lucio Dalla si muove "Tassisti della notte", brano che evoca le splendide ma agrodolci atmosfere che solo la magia della notte riesce a regalare. In questa canzone Mobrici si mette nei panni dei tassisti realizzando in musica una sorta di paragone tra lui e questi instancabili navigatori della notte, poiché essi, così come il cantautore, nonostante tutte le persone che incontrano o le storie che sentono durante le loro corse, alla fine del turno "ritornano a casa sempre da soli". Questo pezzo riesce a lasciare un segno nell'ascoltatore perché a tutti è capitato o capiterà, almeno una volta nella vita, di ritornare a casa in solitudine una sera o con mille pensieri nella testa o rattristiti per via di una delusione amorosa, così come la "ragazza ancora vestita di notte" o il "ragazzo con gli occhi lucidi" dipinti da Mob nel ponte di questa traccia.

L'album prosegue con "Amici così", uno dei brani dove, musicalmente, si sentono maggiormente gli echi dei Canova e che presenta al suo interno una bellissima citazione di "Ancora tu" di Lucio Battisti. In questa canzone Mobrici sembra parlarci di un incontro avvenuto dopo tanto tempo tra due vecchi conoscenti che, oltre ad un'amicizia, forse erano legati anche da un sentimento affettivo più forte. Tuttavia questa consapevolezza non sfociò mai in una relazione seria per la paura che c'era, da entrambe le parti, di rimanere intrappolati in un "futuro che non ha fotografie", ossia in una vita che gli avrebbe impedito di inseguire i propri sogni o le proprie ambizioni.

"E tu, come stai tu? Non dovevamo vederci più? Dopo tutto questo tempo Dopo tutte le nostre parole" (da "Amici così")

La quarta canzone è la meravigliosa "Povero cuore", forse il miglior brano dell'intero album che vede la straordinaria partecipazione di Brunori SAS. Questa traccia, che si apre con due semi-citazioni a Venditti e a De Gregori, racconta con ottimismo la storia di un povero cuore, il quale, dopo esser stato ferito, non si è lasciato prendere dalla tristezza ma ha fatto di tutto per tornare a battere, vivere. Questo cuore incerottato per riprendersi però, oltre ad un po' di tempo, ha avuto bisogno anche del supporto esterno che solo un vero amico può dare; infatti, esso l'ha aiutato sia a rialzarsi, sia ad ignorare i falsi consigli di coloro che "dicono quello che dicono solo per farti male, per farti incazzare". Questo brano colpisce perché, a volte, può capitare di considerare il proprio cuore, soprattutto dopo una delusione amorosa, povero però non ci si deve scoraggiare ma bisogna dare tempo al tempo e chiedere aiuto alle persone care a noi più vicine, perché solo in questo modo un cuore incerottato può tornare a battere.

Il disco prosegue con "Canale 5", il brano più vicino, sia per il sound che per il testo, allo stile dei Canova. Questo è un pezzo, così come "Portovenere" ed "Expo" di "Avete Ragione Tutti", in cui Mobrici con spensieratezza e molta ironia racconta gli ultimi momenti di una relazione ormai morta e sepolta; infatti, nonostante ci sia ancora un lieve sentimento da entrambe le parti, il ragazzo per colpa di tutto il dolore che la sua ex ragazza gli ha causato non potrà mai tornarci insieme, poiché non potrà mai perdonare quei suoi atteggiamenti o comportamenti.

"Sognavi di andare in piscina a fare la diva E invece sei bloccata col mal di schiena Romantica come la strega e la mela Ti manco, mi manchi Che vuoi? Mi rimpiangi?" (da "Canale 5")

La sesta traccia dell'album è "Anna meraviglia", brano che musicalmente mi ha ricordato il Cremonini di "Marmellata #25" ed "Io e Anna" e la cui protagonista è la stessa ragazza a cui Mob ha dedicato "Santamaria", "Per te" e "20 100". In questo pezzo il cantautore ci racconta dei mesi successivi alla rottura durante i quali Anna si è trovata quasi subito un altro ragazzo mentre lui, solo dopo un po' più di tempo, è riuscito a ri-iniziare una nuova relazione. Nonostante queste novità, però, il cantautore continua a domandarsi, abbozzando anche delle ambigue risposte, se lui manca ad Anna o se lei non si chieda mai se lui l'ha dimenticata. A parer mio la verità sta nel mezzo, ossia Mob, nonostante stia rincominciando ad avere una vita sociale e delle relazioni, non vuole cancellare la sua passata relazione con Anna poiché quest'esperienza l'ha aiutato a crescere e l'ha fatto diventare l'uomo che è oggi; per questo motivo, quindi, piuttosto che scordarsi completamente di lei, il cantautore chiude i ricordi di questa travagliata storia nella sua memoria come se fossero delle vecchie fotografie in soffitta, le quali con il passar degli anni ingialliranno fino a diventare delle vecchie immagini sbiadite di un lontano tempo passato.

Ti ci vedi col tuo sorriso meraviglia Riposata su una spiaggia Mentre cade un'altra stella E da lì ti chiederai Se ti avrò dimenticata Adesso lo sai Anna lo sai (da "Anna meraviglia")

Il brano successivo è "Scende", pezzo che presenta il secondo ed ultimo featuring del disco, ossia quello con l'amico e compagno di etichetta Gazzelle. Nonostante le voci di Mob e Flavio si alternino e si sposino alla perfezione, a parer mio questa è la canzone meno riuscita delle undici perché sembra non esplodere mai, come se ci mancasse un qualcosa, una scintilla, che probabilmente l'avrebbe resa un vero e proprio gioiello.

L'ottava canzone è "20 100", primo singolo estratto dal disco che prende il suo nome dal vecchio CAP di Milano. In questo brano, dedicato sempre ad Anna e caratterizzato da un semplice ma malinconico sound, il cantautore ci parla dell'immediato post rottura durante il quale lui pensa a tutto quello che potrebbe compiere per farsi un attimo considerare da lei. Mentre ipotizza alcuni folli ed irrealizzabili modi, come rubare la Madonnina per farci un falò o inondare il Naviglio con le lacrime, Mobrici inizia anche a riflettere su tutti quei momenti, delle volte anche banali o brevissimi, dove secondo lui ha iniziato a perdere Anna arrivando fino al motivo cruciale che ha portato alla loro rottura, ossia il fatto di non aver capito in tempo la direzione che stava prendendo la vita della sua ex-amata. A parer mio il ripensare, con il senno di poi, a tutti quei momenti che uno ad uno hanno portato alla fine di una relazione è una situazione che capita spesso soprattutto a colui che è stato lasciato; questo recuperare il passato, però, può essere anche un fattore non solo negativo poiché, nonostante tutte le relazioni siano diverse, spesso prendere atto dei propri errori può aiutarci a migliorare e a crescere.

"E scusami se non sono stato bravo abbastanza Da capire al volo dove andasse la tua vita adesso Ti ho persa sotto una luna piena" (da "20 100")