"ZOMBIE COWBOYS": i Gomma l'hanno fatta grossa - Recensione

Quanto è bello dire “Mi sono sbagliato”? Quanto è bello scusarsi? Quanto è bello rivalutare una band? Di quando è successo ricordo poco: gennaio 2019, una via di Milano che ho precisamente negli occhi con il suo - per me, provinciale - affascinante grigiore, un freddo cane. Era il giorno dell’uscita di “Sacrosanto”, album che mi folgorò fin da subito, a differenza del precedente “Tocka” per capire il quale, col senno di poi, mi ci volle qualche ascolto in più. Il risultato? Due dischi che ho potuto nel tempo consumare.


Tra i due precedenti e il disco di cui sto per parlarvi, tre anni di cui due di pandemia nei quali i nostri, con un post che mi colpì parecchio al momento, hanno preso una posizione molto chiara:



I Gomma, Ilaria (voce), Giovanni (chitarra), Matteo (basso), Paolo (batteria), hanno aspettato il momento della ripartenza per pubblicare il loro terzo lavoro: "ZOMBIE COWBOYS" (V4V e Controcanti Produzioni), dodici, incendiarie, tracce dal post-punk al western, anche se menzionare solo questi due generi è estremamente riduttivo.



“Santa Pace” ci mette esattamente 15 secondi ad esploderti nelle orecchie, mentre con “Guancia a Guancia”, primo estratto, i bpm salgono vertiginosamente. Introdotta da un giro di basso distorto, “Louis Armstrong” è un omaggio in rock sfacciato allo storico cantante e trombettista jazz. Come a mettere le cose in chiaro, questi tre pezzi creano una grandissima aspettativa (spoiler: ripagata) nei confronti di tutto il resto.


"Se faccio un patto col diavolo Ci vedremo all'incrocio Gli stringerò la mano" (da "Louis Armstrong")

Dopo “Ottaviano”, più intermezzo che canzone, in “Mamma Roma” sono batteria e basso a farla da padrona, con una linea semplice quanto immediata, su cui la voce di Ilaria, che ad ogni disco migliora per personalità e maturità, si destreggia agilmente ad occhi chiusi. “Gigante di Ferro” dopo qualche secondo di ambient è uno splendido pezzo che possiamo definire “una ballata stoner”, già di per sé merce rara, se poi proviamo ad associarci un cantato in italiano, possiamo quasi parlare di unicità. Per arrivare alla migliore track di chitarra dobbiamo aspettare la settima traccia: (non a caso) “7”.


"Sarai adulta e madre anche tu Mamma, mamma Roma Una città, una città sempre incinta Tuo figlio, lui non perdonerà" (da "Mamma Roma")

Non sono un amante dei videoclip, in generale ascolto la musica senza guardarli, tuttavia per qualche strano motivo quando è uscita “Sentenze”, l’ottava canzone dell’album, mi sono trovato di fronte un video che, probabilmente più per semplicità e per il sottofondo mi ha tenuto incollato allo schermo. Articolato in due macro sezioni, il pezzo, senza dubbio uno dei più riusciti, chiude con un’esplosione che ci accompagna a “Iena”, brano punk “dritto pe’ dritto” (cit).


"Fuori è una bella donna Dentro una bestia" (da "Iena")

“Venezia”, terzultima traccia, segna l’ennesimo passo avanti del quartetto in quanto a ricerca sia compositiva che sonora, per questo un bel cinque alto va anche a chi ha curato produzione e registrazione. “Wall of sound” shoegaze e basso e batteria cavalcanti introducono “Mastroianni”, una tra le tracce che ho preferito, una di quelle che live daranno il meglio. Il compito di chiudere spetta a “Sceriffo”, nella quale i nostri tornano nella loro “comfort-zone”, pur regalandoci un altro grande pezzo.

"Non sei che merda Puoi solo trasformarti in oro Puoi startene buono Creare un castello Da solo" (da "Mastroianni")

Insomma, i Gomma l’hanno fatta grossa: "ZOMBIE COWBOYS" può rivelarsi qualcosa di grande, grandissimo per tutto quello che sta succedendo intorno all’emo italiano. Questo album, per la quantità di sottogeneri che abbiamo sentito in dodici canzoni, può tranquillamente essere un apripista, una cartina tornasole per una scena intera. Sarà così? Io me lo auguro.