• Michela Ginestri

"What are you afraid of?": la musica dei Melancholia è una terapia d'urto contro le paure

di Alessandra Fiorillo


È uscito lo scorso 4 dicembre per Sony l’ep “What are you afraid of?” dei Melancholia, la band di Foligno rivelazione dell’ultima edizione di X Factor.

La storia della band comincia molto prima della loro partecipazione al talent: dal 2016 collaborano con Diego Radicati presso Urban Records di Perugia, e nel 2017 sono vincitori mondiali dell’Emergenza Festival, ma è sul popolare palco di X Factor che la loro musica è riuscita ad arrivare al grande pubblico.


La loro disinibita teatralità, capace di interferire con la ripetitività dei meccanismi televisivi, è stata accompagnata da proposte musicali originali ed innovative rispetto al solito rassicurante pop radio-friendly tipico dei talent show, muovendosi verso sonorità dalle sfumature internazionali.

Elettronica, cantautorato, rap, indie, il repertorio di riferimento della band è vario, e permette loro di non collocarsi in alcuna categoria predefinita, potendo sempre puntare sulla libera sperimentazione.

E così, a pochi giorni dalla loro inaspettata e precoce eliminazione dal talent, nella scorsa 5 puntata, i Melancholia risorgono dalle loro ceneri e lanciano il loro primo lavoro in studio, che raccoglie 9 brani frutto del lavoro di scrittura degli ultimi 5 anni.


Il titolo dell’ep, What are you afraid of?”, rivela il tema portante di questo lavoro, ovvero quello della paura, sentimento su cui la band si interroga, invitando anche gli ascoltatori a farlo.


“In quest’album - dice infatti Benedetta, voce e penna della band - ci siamo esplorati cercando le nostre paure, ma sarebbe altrettanto interessante conoscere quelle degli altri, parlarne seriamente perché le paure si attaccano ed è difficile scrollarle di dosso”.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, è evidente quanto tale tema sia attuale, e così la musica dei Melancholia si propone di indagare le varie facce di questo sentimento, divenendo efficace strumento di riflessione ma anche di catarsi.

Ad aprire la tracklist c’è “Leòn”, il brano con cui la band ha dato inizio alla sua avventura televisiva, e con cui viene messa in luce la loro travolgente potenza comunicativa. La musica dei Melancholia è di quelle che ti costringono ad alzarti e a cantare a pieno fiato e senza contegno, lasciandoti trascinare, e questo brano ne è la perfetta prova.

Si passa poi a CELLAR DOOR, brano intenso e a tratti malinconico il cui titolo viene tradotto letteralmente con “porta della cantina”, una semplice combinazione di parole che il celebre scrittore J.R.R. Tolkien (Il Signore Degli Anelli) definì una delle più belle combinazioni di parole della lingua inglese perché bella da pronunciare. La cantina può essere vista sia come un luogo un po’ tetro per via di polvere e ragnatele, sia un luogo dei ricordi più dimenticati; in una parola misteriosa, la stessa atmosfera che ritroviamo anche nel brano della band. A seguire ci lasciamo travolgere da RANT e Mr.Murphy, dal ritmo più dolce ma intenso da cui si evince meglio il lato rap della band.

La stessa energia la ritroviamo in “Venom” in cui emerge più chiaramente il tema della paura, e se ne racconta una prima faccia. Qui, infatti, con forza e determinazione viene presa di petto:

“And I don’t care of your opinion, It’s my delirium”

In maniera quasi sfacciata si rivendica il diritto di fare i conti col proprio malessere senza l’interferenza del giudizio altrui, per meglio comprenderlo, e governarlo.

Si arriva poi a raccontare anche di fragilità più profonde, come in “Alone”, un brano particolarmente carico di emozioni. La dolcezza dei suoni che quasi ricordano una ninna nanna si scontra con un racconto intenso, quasi doloroso, di una solitudine talmente profonda che non si è in grado di vincere.

“I’m disappearing now, my body’s falling down. And I’m alone”

In “T.R.A.P.P.E.D”, invece, vi è l’altro lato della medaglia, quella del timore che fa prigionieri quando meno ce lo aspettiamo. Questo potrebbe essere l’inno perfetto per questo tempo, un pezzo che probabilmente avremmo voglia di gridare per dare sfogo alla voglia di evadere che mai come in questo momento è così impellente.

Penultimo brano è “I’m giving up”, dalle influenze reggae, forse tra tutti il brano più disilluso. C’è la voglia di dire basta ad una situazione di violenza, fisica e psicologica, ci sono la consapevolezza e la voglia di lasciar andare e di lasciarsi andare, c’è tutta la stanchezza di un momento difficile da cui allontanarsi (“I'm just giving up. Blood fills my mouth. I've had enough”).

L'ep si conclude con “BLACK HOLE”, brano più dolce ma comunque ben ritmato in cui ben risalta la voce della cantante, accompagnata dal dolce suono del piano. Una perfetta conclusione per l’album.


Ogni brano, dunque, è un viaggio, una storia diversa che analizza i diversi modi in cui ci relazioniamo con le nostre paure. Un concept album con un unico tema, quello della paura e delle fragilità, raccontato da punti di vista diversi ma sempre ben mirati in un’unica coesione tematica.

I Melancholia sembrano affidare alla loro musica il racconto delle proprie debolezze, come ad una sorta di diario, in cui tutti riusciamo identificarci. L’intento è quello di esplorarle a fondo, ed in questo processo la musica diventa inevitabilmente un potente strumento di sano sfogo, anche per l’ascoltatore.

Ecco dove si trova la forza dei Melancholia, nel loro sound magnetico e nella loro energia capaci di coinvolgerci nel loro mondo, e di farci cantare a squarciagola la loro musica, come se fosse liberatoria.


Quello su cui non si possono avere dubbi, è che i Melancholia non hanno paura di essere quello che sono, ed è una fortuna, perché a noi piacciono così.