Tutte le Stelle di Leo Pari - Intervista

Dopo averci fatto emozionare con "Stelle Forever", un concept album che ruota intorno all'immaginario femminile, Leo Pari torna sulla scena con un nuovo Ep composto da 4 brani estratti proprio da "Stelle" e rimescolati in un'inedita versione live in studio. Abbiamo intervistato per voi il cantautore romano classe '78 per parlare un po' di questo suo nuovo progetto e per farci dire com'è nata quest'idea.

In "Stelle Forever" hai parlato più volte che con questo disco ti sei messo a nudo, adesso con queste quattro canzoni in acustico cosa vuoi dimostrare? Perché hai scelto proprio queste 4 canzoni?

No, dimostrare niente, in realtà avevo tanta voglia di sentire come questi pezzi sarebbero venuti in concerto quindi avevo assolutamente voglia di provarli insieme ad una band, forse anche per restituirgli, in fondo, un po’ l’originaria vena un rock che avevano; in più suonarli insieme ai ragazzi della band è stato troppo fico. Ho scelto questi 4 brani perché secondo me sono brani che hanno la giusta emozionalità e tra i vari che abbiamo provato sono quelli che mi son piaciuti di più cantare, sono quelli che mi hanno toccato di più; inoltre è arrivato anche il momento di suonarli così come sono stati pensati e arrangiati con una veste diversa. Secondo me, in particolare, i brani che ho scelto per questo EP fatti dal vivo si arricchiscono di qualche sfumatura che nella versione in studio del disco era rimasta, da parte mia, non nascosta ma un po' inespressa.


Perché la scelta di registrare questo mini live proprio agli Jesi Sound Studio? È uno studio a cui sei legato?

Sì, sì è uno studio in cui lavoro sempre, in cui comunque collaboro molto spesso, dove si è creata una realtà molto interessante di incontri musicali, artistici - produttori, producer, fonici -, insomma un posto dove io collaboro assiduamente e quindi mi sembrava la scelta più adeguata per far un live. Inoltre, ho fatto questo Ep con dei ragazzi che lavorano qui allo studio, cioè musicisti che hanno suonato con me e sono del giro.


Ci sono dei ricordi in questo studio che ti son rimasti dentro?

Ci ho realizzato il disco “Spazio”, ci sono stato due mesi e mezzo chiuso dentro per fare quel lavoro là e anche adesso sto dentro al Jedi Sound per lavorare ad un’altra cosa.

Nelle tue canzoni è molto ricorrente l’immaginario femminile e in “Stelle Forever” ogni canzone ha come protagonista una donna, quindi: che ruolo ha la donna nella tua vita e cosa vorresti augurargli in questo periodo in cui la parità dei sessi ce n’è proprio la mancanza?

Secondo me bisognerebbe smettere di parlare del concetto di parità di sessi, perché è talmente implicito che trovo offensivo doverne ancora parlare, non so come dire. Sicuramente sono affascinato dal mondo femminile, in tutto per tutto, sia perché spesso lo trovo meno comprensibile, sia perché mi sorprende sempre, quindi ho pensato di dedicare un disco intero a vari momenti della mia vita legati a storie con donne e quindi questo è il fil rouge di tutto l’album; non posso che trovare ammirazione veramente nei confronti del mondo delle donne.


Cosa ti affascina di più di loro?

Il mistero, forse mi affascina anche negli uomini, in generale, ossia il non conoscere una persona; nell’universo femminile, con questo disco, avevo voglia di aprire una lente di ingrandimento su questo argomento e affrontare la mia vita, scrittura passando attraverso questa lente, poi chissà, in futuro farò un disco solo sugli uomini per par condicio (ride,ndr).


Nel falsetto del ritornello del brano “Le cose tra noi due” io ho risentito, personalmente, il cantato di Battisti di fine anni ’70, “Una Donna per amico”, per intenderci, come ti ha influenzato la sua musica nella realizzazione dei tuoi dischi? Ti ringrazio, Battisti è uno dei miei cantanti preferiti di sempre; Battisti mi ha influenzato tantissimo, pensa che ho perfino avuto una cover band di Battisti chiamata Lato B in cui ho suonato per tantissimo tempo. Per me Battisti rimane sempre un personaggio musicale unico nel panorama italiano, non posso che continuare a scoprirne sfumature continuamente


Un ricordo legato a Battisti e alla sua musica?

Riprendendo la domanda precedente, hai parlato di "Una donna per amico" che è il mio disco preferito di Battisti.

Per quanto riguarda la musica attuale ci sono degli artisti che stimi molto? Stavo dicendo proprio ora ad un ragazzo con cui sto lavorando che ultimamente mi riescono ad emozionare solo i Coldplay, difficilmente trovo delle melodie così belle; c’è tanta musica, ma io alla fine sono affascinato sempre dalle stesse cose, mi piace una bella melodia, su un suono limpido, bello, fatto bene, non so come dire.


Dici che si da meno importanza alla canzone?

Ultimamente, c’è un sacco di musica un po’ X, ne viene prodotta tanta, ma sento che in pochi sono quelli che hanno la cura, cioè seguono, meticolosamente, il lavoro della produzione, della redazione di un live, come in questo caso, e anche la fase di missaggio, la scelta di tante cose. Secondo me, siamo in un momento in cui si fa musica in maniera un po’ troppo cheap, cioè non si da molta importanza al suono, alla melodia, alla scelta del cantato.


Riprendendo una tua canzone: ne “Le cose tra noi due” c’è una frase che mi ha un po’ colpito e ti va se ti rigiro la domanda che tu hai fatto nella canzone: “Ti sei mai chiesto come sarebbe la tua vita se tu non fossi tu?

Me lo chiedo in continuazione perché per scrivere, più che altro, molto spesso mi immedesimo in altre persone; a volte racconto le mie esperienze, a volte le esperienze di altri che sono passate attraverso di me e a volte immagino proprio di essere qualcun altro, di raccontare la sua storia, me lo immagino spesso come sarebbe se io fossi qualcun altro.


Se non avessi fatto questo mestiere, c’è un lavoro che ti eri prefissato fare?

Mi sarebbe piaciuto fare l’avvocato. Mi è sempre piaciuto, è bello è un lavoro affascinante e meticoloso fatto di dettagli e d’attenzione, in fondo dai, cioè, è come la musica, devi stare molto attento al dettaglio per non farti sfuggire nulla.


Riprendendo un verso di “Piazza Bologna” – il passato non torna / è una carogna -, che rapporto hai con il passare del tempo? Riguardandoti indietro rifaresti tutto ciò che hai fatto o cambieresti alcune cose?

Qualcosina la cambierei, non posso dirti cosa, ma qualcosa la cambierei, però dai pazienza. Mi piace il tempo, onestamente ha i suoi vantaggi, il fatto che passi in qualche modo, è un’arma a doppio taglio, perché il tempo passando ti fa invecchiare per forza di cose, ma allo stesso tempo ti arricchisce.

Riprendendo Doberman, presente in questo Ep, il fischio finale che si sente alla fine e un po’ in tutto il brano mi ha ricordato il fischio di “Un sacco bello” realizzato da Morricone per la colonna sonora dell’omonimo film di Verdone del 1980. Qual è il tua rapporto con l’immaginario dei film di Verdone e, in generale, con l’immaginario cinematografico italiano? È un discorso troppo lungo d’affrontare. Ne ho visti vari, però non sono un fan sfegatato, non sono uno di quelli che sa i pezzi a memoria, passa le serate con gli amici a raccontarsi i pezzi dei film di Verdone pari pari; con il cinema italiano, in generale, è un discorso molto lungo. In realtà in Doberman c’è una semi-cit di "Com’è profondo il mare di Dalla", il fischio finale, e in realtà alla colonna sonora di "un sacco bello", che ho presente, non ci avevo pensato.


Cosa ti manca di più dei concerti dal vivo?

Sicuramente farli, mi manca parecchio, ma fortunatamente adesso ricomincio, ci saranno due concerti d’anteprima del tour invernale che verranno fatti uno a Roma e una a Milano, precisamente il 20 Novembre a Roma al Largo Venue e il 3 Dicembre a Milano al Biko. Quindi, daje, non vedo l’ora di riniziare, sto mettendo su tutto il repertorio, non sarò da solo, suonerò con una band, ci sarà da divertirsi e ci saranno varie sorprese, speriamo che sia un buon inizio.