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Tra musica e non binarismo: intervista ad Ascari - PrideVision

Benvenuti al quarto appuntamento del PrideVision 2023: abbiamo intervistato Ascari, unə compositore, cantante, pianista, performer e artista poliedricə che a maggio di quest'anno ha pubblicato il suo primo album, "Italien*", ed è recentemente andatə in tour con Francesco Bianconi.

Con Ascari abbiamo parlato anche dell'essere non binary, di come viene percepitə nella società e di inclusione.


Ciao Ascari e benvenutə su IndieVision. A maggio è uscito il tuo primo album “Italien*” che gioca sulla crasi tra italiano e alieno e ha come tema principale l’alienazione. Da dove nasce questo senso di alienazione?

Ho iniziato ad avvertire fortissimamente il senso di alienazione durante l'inizio della pandemia, nel 2020, periodo che coincide anche con la scrittura di "Italien*". La paura della morte che tuttə in vario grado abbiamo sperimentato in quella fase è stata per me un detonatore di tanti problemi accumulati lentamente nel corso degli anni e deflagrati molto rapidamente per via della straordinarietà dei fatti a cui siamo stati esposti.

Da questo senso di angoscia nasce la necessità di un'indagine radicale su cosa sia per me il concetto di appartenenza e, per contrario, di alienazione, a tanti livelli.


Ci sono moltissimi riferimenti alla cultura pop e alla letteratura nelle tue canzoni, quanto e come ti hanno influenzato nella vita e nelle tue canzoni i film e i libri?

Enormemente. Penso che senza la letteratura e il cinema non farei il mestiere che faccio. Mi fa piacere che questo legame intrinseco multidisciplinare si colga anche all'esterno.


Hai curato la colonna sonora di alcuni videogiochi, c’è n’è una che ti è piaciuta scrivere particolarmente?

La mia preferita si intitola "A Painter's Tale", è sicuramente il gioco più poetico a cui abbia mai lavorato, di conseguenza ho potuto creare musiche originali altrettanto poetiche, in cui esploro abbastanza rigorosamente il piano solo, una tavolozza espressiva al contempo delicatissima e potentissima.



Tornando al tema del PrideVision, ti riconosci come non binary: come pensi sia percepito il non binarismo in Italia sia dalla comunità LGBTQIA+ stessa che dalle persone che non conoscono questo mondo?

Sia all'interno della comunità LGBTQIA+ che all'esterno di essa ci sono persone più o meno sensibili: credo che la qualità della percezione passi innanzitutto da questo, e poi si esprime attraverso il rispetto per l'altrə. Ho trovato persone accoglienti ed empatiche così come persone rigidamente legate ad un'ottica binaria e non in grado di cogliere quindi la sfumatura che noi persone non binarie incarniamo. In generale il livello di dibattito pubblico in Italia è molto indietro rispetto a queste tematiche, così come rispetto ad altre legate alla comunità LGBTQIA+.


Anche “Italien*”, scritto con l'asterisco, è una chiara rappresentazione del non binarismo legata al fatto che in italiano non ci sia un vero e semplice modo di parlare in maniera neutra. Cosa ne pensi dei vari espedienti che si sono trovati nella scrittura (asterisco, schwa etc.)?

Ne penso bene. Il linguaggio non è una cosa fissa, è un mezzo in continuo mutamento, per fortuna, perché incarna un sistema di pensiero e viceversa i due piani possono influenzarsi reciprocamente. Purtroppo trovo personalmente molto difficile esprimere il neutro nella lingua italiana parlata, motivo per cui nel parlato utilizzo il genere maschile in riferimento a me, per varie ragioni.


Quanto credi ci vorrà e cosa serve che cambi in Italia perché la mentalità secondo cui “diverso = sbagliato” smetta di essere tale?

Bella domanda. Ho fiducia nelle nuove generazioni, che senz'altro hanno un'elasticità mentale molto superiore anche solamente della mia, e al contempo mi spaventa molto l'ascesa dei nuovi fascismi e delle destre estreme in Europa e non solo, movimenti che puntano alla distruzione sistematica dei diritti civili delle minoranze. Non ho idea di quanto impiegherà il verificarsi di un'inversione di marcia, né si stia andando in quella direzione.


Per concludere, se dovessi descriverti con la frase di una tua canzone, quale sarebbe?

È una domanda insolitamente difficile per me, penso che utilizzerei volentieri il titolo di uno dei brani strumentali contenuti nell'album, "Follow me through the wood", perché ultimamente sento l'esigenza di riconnettermi al sé profondo e alla natura.


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