• Marco Anghileri

Quanto è bello e giusto essere inadeguati: grazie Tonno

Puoi essere qui perché sei fan dei Tonno, puoi essere qui perché non li conosci ma ti attirava il titolo, oppure puoi essere qui per sbaglio: non preoccuparti, sei nel posto giusto al momento giusto, ed ora cercherò di spiegarti il perché, cominciando con questa frase tratta dal secondo brano.

“Ti sposerò sulla collina di Windows XP, ti perderò in uno screensaver coi tubi 3D”

I fiorentini Tonno hanno già pubblicato un EP omonimo nel 2018, oltre ad aver creato un’agguerritissima fanbase, ha suscitato l’interesse di Woodworm Label.

La band descrive così il nuovo lavoro uscito oggi, e crediamo che nessuno meglio di loro può darne l’idea: "Non lo abbiamo fatto apposta questo album e quasi tutte le canzoni sono nate da flussi di coscienza, dal giocare in sala prove. Alla fine essere satanista per noi vuol dire un po’ quello: dare da mangiare, da bere e pagare l’affitto alla parte più infantile e libera di noi stessi, fare sì che continui ad abitarci dentro per ricordarci quanto è bello e giusto essere inadeguati, sentire la musica a tutto volume, innamorarsi male di tutto quanto. Fare disegni brutti."


“Calendario muore” e “Tvtb4e” mettono subito in chiaro lo stile della band: ritmiche dritte, chitarre distorte e feedback infiniti, a tal proposito cinque altissimo alla produzione di Andrea Marmorini. È poi il turno del primo singolo, “Sovrappensiero”. I BPM scendono leggermente con “Il resto della nostra vita”, a mio avviso uno dei pezzi più riusciti, tra la sezione ritmica, una bellissima chitarra fuzzata e qualche perla come

“Siamo un 3310 su cui Dio gioca a Snake”

La quinta traccia “Kame” è una parentesi acustica nel mezzo del disco, che ci accompagna a “Credevo di averti vista”. La settima traccia “Venditti” è caratterizzata da una linea di basso strepitosa per semplicità ed efficacia, che con la chitarra porta il brano in una dimensione quasi “post funk” (si può dire?). Scivolano via in un attimo “Ragazza bonsai” e la title track. La chiusura dell’album è affidata a “La notte mi parla di te”: sentendo l’inizio del brano ci aspetteremmo un finale travolgente, invece la band fiorentina mischia le carte in tavola e ci dona un finale senza batteria, dove è il basso la colonna portante e le chitarre si limitano a colorare. Restiamo piacevolmente spiazzati, ancora una volta.



Il disco scorre con una leggerezza strepitosa, i Tonno dimostrano di essere quel tipo di band che sceglie di non prendersi sul serio con una naturalezza veramente notevole. I passi avanti rispetto al lavoro precedente sono notevoli, sia dal punto di vista della scrittura che da quello della produzione. Che possa essere l’album del grande passo? Ce lo auguriamo e lo auguriamo anche al quartetto toscano!


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