• Edoardo Previti

"The Resistance" dei Muse - Il Sabato del Vinile

Tra gli ultimi artisti di fama internazionale aperti alle sperimentazioni di generi, tematiche e sonorità differenti, ci sono senza dubbio i Muse, gruppo rock britannico composto da Matthew Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard. Infatti questa band, fin dal suo esordio nel lontano 1992, è sempre stata alla ricerca di nuove sonorità da introdurre nei loro brani, e proprio grazie a questa continua sperimentazione i Muse, dopo anni di gavetta, sono riusciti sia a crearsi un proprio caratteristico stile, che a diventare uno dei gruppi più noti a livello internazionale, grazie anche a due dischi come "Absolution", 2003, e "Black Holes & Revelation", 2006, due lavori che esprimono appieno lo stile e le tematiche tipiche del gruppo.


Oggi per Il Sabato del Vinile, vi parlerò del disco che mi ha fatto approfondire e, di conseguenza, innamorare della musica di questo gruppo del Devonshire, "The Resistance", quinto album in studio dei Muse, pubblicato nel settembre del 2009 dalla Warner Bros. Questo lavoro dei Muse, oltre a presentare delle sonorità alternative rock simili a quelle dei due dischi precedenti, è fortemente influenzato dalla musica classica, sinfonica, la quale è presente in tutti e 11 i brani, ma tocca il suo apice negli ultimi tre, i quali compongono una vera e propria sinfonia partorita dalla geniale mente di Bellamy.

A differenza di "Absolution" e "Black Holes & Revelations", le cui tematiche principali affondano le proprie radici nella rabbia, nella mitologia aliena e nelle teorie del complotto e della cospirazione tanto care a Bellamy, i temi di "The Resistance" derivano da argomenti più realistici, comuni, come la linea sottile tra protesta e rivoluzione che sta alla base di ogni manifestazione, la sopravvivenza dell'umanità in seguito a tragici eventi bellici e, soprattutto, il concetto dell'amore visto come unico spiraglio di luce nelle tenebre del disordine politico e globale dei giorni nostri. Oltre a questi concetti, le tematiche del disco hanno subito l'influenza anche di alcune opere letterarie come "La Grande Scacchiera", saggio politico che parla di come gli Stati Uniti mirino al controllo dell'Eurasia, e "1984" di George Orwell, libro che parla di una società dispotica controllata dall'occhio vigile del Grande Fratello. Da quest'ultimo libro, quello che ha più fortemente influenzato i temi dell'album, Bellamy non prese le teorie complottistiche tanto care a lui, ma ha attinto a piene mani dalla storia d'amore tra i due protagonisti, Winston Smith e Julia, nella quale vedeva del romanticismo e il concetto di speranza. Per concludere, i Muse volevano che questo lavoro fosse un album più grande e teatrale rispetto ai precedenti, ma soprattutto un disco che parlasse della resistenza contro una sorta di corporatocrazia, così definita da Bellamy, ossia la società moderna, incarnata soprattutto negli Stati Uniti.

"They will not force us They will stop degrading us They will not control us We will be victorious" (da "Uprising")

Le fasi di registrazione del disco iniziarono nel giugno del 2008 e si conclusero nel maggio dell'anno successivo. Questa fase di lavori in studio, eccezion fatta per alcune session tenute presso uno studio nelle campagne del Devonshire, si svolsero completamente in Italia presso lo Studio Bellini, studio privato di Bellamy situato nella sua residenza presso uno dei due rami del Lago di Como, e le Officine Meccaniche di Milano, studio sorto all'interno di un vecchio edificio industriale in disuso. L'obiettivo dei Muse era quello di realizzare un album sincero, libero da ogni vincolo e non basato su continui compromessi, e proprio per questi motivi scelsero di rintanarsi, insieme al celebre tecnico del suono Mike "Spike" Spent - già al lavoro con artisti come Depeche Mode, U2, Oasis, e molti altri - presso lo studio privato di Bellamy per autoprodursi il disco, in modo tale da poter lavorare con calma, divertendosi e senza preoccuparsi di limiti di tempo o interventi esterni.


La copertina di quest'album, realizzata dallo studio londinese La Boca, presenta una sfera con al centro la terra ricoperta da due cerchi composti da esagoni colorati, mentre la parte inferiore è libera da forme esagonali e presenta una sorta di strada sulla quale è posta una figura umana di piccole dimensioni. Il concept della copertina riprende dunque il tema dell'oppressione toccato nell'album, infatti sembra quasi che la figura umana sia trasportata verso la terra circondata da esagoni, i quali non fanno vedere la realtà così com'è, ossia lo spazio, ma mostrano una realtà alternativa, colorata e fittizia che però sta cadendo a pezzi, come si può vedere dai diversi esagoni mancanti che creano dei buchi che lasciano intravedere lo spazio.


Lato A


Il disco si apre con una delle più celebri canzoni dei Muse "Uprising", brano che tratta il delicato tema delle rivolte, proteste; all'interno di questo pezzo Bellamy ha cercato di esprimere tutta la rabbia verso i governanti che ha visto negli occhi dei manifestanti scesi nelle piazze di Londra nel 2008. Nonostante la tematica seria trattata, il gruppo ha optato per un sound dalle sfumature glam rock in modo da non rendere il brano troppo pesante, cupo; sempre su questa riga si basa anche il videoclip del singolo, il quale mostra una rivolta effettuata da alcuni orsacchiotti di peluche. Durante un'esibizione promozionale presso un noto programma della Rai, all'epoca condotto da Simona Ventura, il gruppo fu obbligato a cantare "Uprising" in playback, quindi, per vendicarsi, la band decise di prendersi gioco della trasmissione presentandosi in studio a ruoli invertiti, facendo così una finta e divertentissima esibizione dove Howard prese le parti del bassista e cantante, Bellamy quelle del batterista, mentre Wolstenholme quelle del chitarrista e tastierista.


La seconda traccia di questo lato è una canzone clamorosa sotto tutti i punti di vista "Resistance", brano basato sulla storia d'amore tra Winston Smith e Julia, narrata in "1984". Il testo di questo pezzo è una supplica all'amore, il quale non deve mai nascondersi davanti alle difficoltà, ma anzi deve sempre avere la forza, o portare la forza, di schierarsi contro le oppressioni esterne che cercano di reprimere o manipolare questo sentimento a loro piacimento. Questo testo magnifico è accompagnato da un crescendo sonoro che inizia come una sorta di ronzio elettronico accompagnato da una sinfonia dall'aria spettrale sul quale entra un dolce pianoforte che segna l'inizio di una cavalcata che esplode mostrando la sua bellezza nel ritornello.

"If we live a life in fear I'll wait a thousand years Just to see you smile again" (da "Resistance")

Il brano che chiude questa facciata è "Undisclosed Desires", pezzo dalle sfumature R'n'B che non è altro che un'ode d'amore dedicata da Bellamy alla sua fidanzata italiana dell'epoca, Gaia. Secondo il frontman e chitarrista, questo è il primo pezzo anti-Muse realizzato dal gruppo perché, oltre ad avere delle sonorità spudoratamente pop, è una canzone in cui nessun membro del gruppo svolge la sua solita funzione, infatti, il bassista suona un basso slappato in stile Depeche Mode, il batterista non suona, ma programma una batteria elettronica, mentre il resto è solo una serie di campionature, sulle quali Bellamy canta dell'amore e mostra le sue capacità vocali.



Lato B


Questa facciata si apre con "United States of Eurasia (+Collateral Damage)", brano dalle sfumature epiche, quasi fosse un inno, in cui il gruppo rivela finalmente al pubblico chi è l'oppressore protagonista dei brani precedenti, ossia gli USA; questa canzone è una specie di esortazione al blocco dell'Eurasia ad unirsi per resistere e combattere contro l'oppressore a stelle e strisce. Musicalmente, oltre a basarsi su uno splendido asse orchestrale dal sound arabeggiante, questo brano mostra tutta l'influenza che i Queen hanno avuto sui Muse, perché lo stile e la struttura del pezzo ricordano vagamente l'inarrivabile ed iconica "Bohemian Rhapsody". Il finale di questa esortazione all'Eurasia è un Outro intitolato "Collateral Damage", in cui Bellamy mostra tutto il suo amore per il pianoforte suonando uno dei più celebri componimenti del compositore romantico Frédéric Chopin, ossia il "Notturno in Mi bemolle maggiore" tratto dal "Op. 9 N.2". Questo Outro, grazie al sottofondo fatto di archi, risate di bambini e cinguettio di uccellini, crea un bellissimo quadretto idillico, il quale, però, sul finale viene distrutto dal rimbombante rumore di alcuni aerei militari.

"And these wars, they can't be won And do you want them to go on And on and on Why split these states When there can be only one?" (da "United States of Eurasia+Collateral Damage")

Il secondo ed ultimo pezzo di questa facciata è "Guiding Light", il brano più angosciante dell'intero album che racconta il triste epilogo della storia d'amore tra Winston Smith e Julia, i quali, una volta catturati e torturati dal Ministero dell'Amore, sono diventati solo dei gusci vuoti, senza più nessuna luce interiore che possa aiutarli. Musicalmente questo brano è caratterizzato da un crescendo sonoro via via sempre più forte e da un muro di synth non chiaro, sul quale, quasi improvvisamente, sul finale entra un breve assolo di chitarra.

"I still reach for you But I'm lost Crushed Cold and confused with No guiding light left inside" (da "Guiding Light")

Lato C


La canzone che apre questa facciata è l'anti-darwiniana ed energica "Unnatural Selection", brano in cui ritorna il tema della protesta, ma senza nessun connotato pacifico. Infatti, questo pezzo, parla delle rivolte violente e distruttive che hanno come obiettivo quello di causare disturbi e malcontenti, perché queste manifestazione non pacifiche sono l'unicio mezzo possibile per far sentire la propria voce agli oppressori. Dal punto di vista sonoro questa canzone, dalle sfumature progressive anni '70, sposa alla perfezione il tema su cui si basa, perché, dopo un intro dominata dal suono di un organo, è un continuo alternarsi di rapide parti rock alla Queens Of The Stone Age e alla Led Zeppelin, che sommate creano il pezzo più rock dell'intero disco.

"I'm hungry for some unrest I wanna push it beyond a peaceful protest I wanna speak in a language that they will understand" (da "Unnatural Selection")

Il secondo brano del lato C è "MK Ultra", l'unica canzone che parla dei complotti tanto cari a Bellamy; il titolo, infatti, deriva dal "Progetto MK Ultra", un vero programma segreto e non ufficiale riguardante il controllo mentale condotto dalla CIA. Questo brano, basato su un martellante elettro-rock che ricorda "Assasin", traccia presente in "Black Holes & Revelations", narra di una persona che scopre di aver perso il controllo del suo cervello e dei suoi pensieri.

"How much deception can you take? How many lies will you create? How much longer until you break? You mind's about to fall" (da "MK Ultra")

La canzone che chiude questa facciata è "I Belong to You (+Mon Coeur D'Ouvre a Ta Voix)", uno brano che strizza l'occhio all'ottimismo dei Blur e dei Beatles, pieno di rimandi classici e a canzoni pop, come "Rio" dei Duran Duran, che si basa su uno svagato pianoforte e su un basso distorto. All'interno di questo brano, a riprova dell'apertura di orizzonti dei Muse, è presente un segmento cantato in francese da Bellamy estratto dall'aria "Mon Coeur D'Ouvre a Ta Voix" dell'opera "Samson et Dalila" del compositore francese di fine XIX secolo Camille Saint-Saens.

"I can't find the words to say They're overdue I've traveled half the world to say "I belong to you"" (da "I Belong to You+Mon Coeur D'Ouvre a Ta Voix")

Lato D


Quest'ultimo lato è interamente dedicato ad uno dei progetti più ambiziosi partoriti dalla folle e geniale mente di Bellamy "Exogenesis: Symphony", una vera e propria sinfonia romantica dalla durata di 12 minuti, divisa in tre parti e basata sulla teoria dell'esogenesi. Le tre parti che compongono questa sinfonia sono: "Overture", sezione che si basa su un crescendo d'archi, in cui Bellamy sfodera un timbro vocale quasi operistico; "Cross-Pollination" parte che inizia basandosi su un pianoforte penetrante come un coltello, interroto solo dal trionfale e roboante ingresso della batteria e del basso a cui segue, però, una ripetizione del refrain iniziale. "Redemption", la sezione più fragile, quasi eterea, in cui si sente l'influenza di Bach, che chiude con una ventata di speranza "Exogenesis", una sinfonia che sembra una sorta di album a parte, all'interno di "The Resistance".


"The Resistance" è stato pubblicato l'11 settembre del 2009 in Italia e Germania, il 14 settembre nel resto d'Europa e il 15 settembre negli Stati Uniti; la versione qui presente è l'edizione cofanetto uscita per il mercato europeo e britannico, la quale presenta un box nero su cui è posto in rilievo il logo dei Muse, mentre al suo interno contiene il doppio vinile, il cd+dvd dell'album, una chiavetta usb con le canzoni in tre formati e una stampa 12x12 di una fotografia in bianco e nero del gruppo.


E voi, conoscevate i temi dietro a quest'album? Qual è il vostro pezzo preferito dei Muse?