• Marco Anghileri

Talco: un tesoro mascherato della scena alternativa italiana - Recensione


È passato circa un anno da quando per l’ultima volta abbiamo avuto la fortuna di recarci ad un concerto vero e proprio. Qualche mese prima di quel fatidico giorno, il 21 dicembre 2019, a Marghera, la loro città, i Talco festeggiavano i primi 15 anni di carriera chiudendo, con un’esibizione di più di due ore, quello che è stato a tutti gli effetti un festival iniziato fin dal pomeriggio con le esibizioni di vari gruppi italiani e non. Mi sono fatto 500 km in due giorni per vedere una band italiana ed ora proverò a spiegarvi il motivo.


Attivi dall'inizio del 2000, danno alla luce il primo lavoro “Tutti Assolti” nel 2004. In pochi anni iniziano a sviluppare un sound tutto loro, la “Punkchanka”, frutto dell’unione tra punk, folk, ska, reggae e, perché no, anche un po’ di metal. L’altra colonna portante della loro musica sono indubbiamente i testi, col passare del tempo la penna di Tomaso De Mattia (chitarra, voce) si è sempre più raffinata arrivando, addirittura, a pubblicare dei concept album. La fusione tra questi fattori e un’energia live indescrivibile ha portato il gruppo in giro per l’Europa e per il mondo in questi anni, riscuotendo successo soprattutto in Spagna e Germania, ma anche in paesi come Russia e Messico, fortunatamente negli ultimi periodi anche nel bel paese si stanno togliendo qualche meritatissima soddisfazione.

Arriviamo così al 2020: con un disco di inediti pronto e, giustamente, in standby in attesa di tempi migliori, la band ha deciso di crearsi un alter ego, così, con l’aiuto di maschere veneziane e strumenti acustici, è nato “Talco Maskerade”, progetto parallelo che vede impegnati gli stessi sei musicisti in una veste però più riflessiva e cantautorale. Mascherati hanno portato le loro canzoni in giro per l’Europa in quei giorni di normalità che si sono vissuti quest’estate, per poi tornare in studio ed arrivare, il 19 novembre, alla pubblicazione di “Locktown”: 14 tra inediti e canzoni tratte dai loro precedenti lavori e riarrangiate si uniscono per raccontare la storia di un freak al quale resta la voglia di ballare e di mettersi in gioco anche in questi tempi.

“Storia di un’immaginazion Ridisegnata a vera finzion Dove non resta che il ruolo del clown Per risalir lungo LockTown” (da "Locktown")

La title track mette immediatamente in luce il concept musicale e il filo logico testuale, la segue “Il Tempo”, già traccia di apertura dell’album “Silent Town” (2015), a marchiare indissolubilmente il legame tra questi due dischi, le cui storie si intrecceranno continuamente. L’incalzante “Paradise Crew” porta a “San Maritan”, senza dubbio il più riuscito dei brani già editi riarrangiati, con il suo sound quasi western, immediatamente seguito dalla “Danza dell’Autunno Rosa”, probabilmente il brano che ha consacrato la band definitivamente. Canticchio ancora in testa “Aliè, aliè, aliò!” quando si apprestano a chiudere la prima metà di disco “La mia parte peggiore” e “Freak”, quest’ultimo un valzer che raggiunge l'apice testuale non solo dell’album ma forse anche della discografia dei veneziani.

Tocca ad altri due brani già ben noti aprire la seconda parte di “Locktown”, sono “La Verità”, e “Testamento di un Buffone”, che vengono immediatamente seguiti da altri due inediti, la gucciniana “Descarrila” (che in italiano, non a caso, significa “deragliata”) e la splendida “Fine di una Storia”. Le ultime due canzoni già edite sono “Tarantella dell’Ultimo Bandito” e “La Torre” tratte entrambe da “Mazel Tov” (2008). “Addio” ti lascia piacevolmente spaesato a concludere con un sorriso l'ascolto di un album con la voglia di ripartire subito dall'inizio.

"Signori spettatori, un altro treno è ripartito Io vi lascio il testamento di un amor dal sogno inseguito Col sorriso ripartirò con voi Avanti, avvicinatevi e nel cuore nessuno si vergogni Guardate, guardate, su non scappate via Qui c'è un buffone armato di poesia Che danza ancora coi suoi sogni" (da "Testamento di un Buffone")

Sicuramente sono stato abituato dai Talco ad una continua evoluzione col passare degli anni, tuttavia, nonostante un diametrale stravolgimento musicale, sentire ora un lavoro di fattura così pregevole mi porta a consigliarvi fortemente l’ascolto di “Locktown” per poi, qualora non conosciate altro, riprendervi tutte le chicche discografiche di una band alla quale dobbiamo essere estremamente grati, sia per la qualità generale di tutti i suoi lavori, sia per la sincerità con cui portano la musica italiana sui palchi di tutto il mondo: buon ascolto!