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Da "Amici" all'esordio con "RESPIRO", Rea ci racconta il suo nuovo EP - Intervista

Maria Mircea è una cantautrice bolognese, classe 2003, conosciuta ai più per la scorsa partecipazione al talent "Amici" di Maria De Filippi con il nome d’arte di Rea. Lo scorso 8 luglio ha inaugurato il suo ingresso nel mondo dei grandi con l’EP d’esordio "RESPIRO" (Vertical Music Records), composto da 6 tracce realizzate assieme a M.Arka da cui emerge un concept album incentrato sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta.


Per raccontare il viaggio straordinario dell'ultimo anno di Rea, è stata realizzata un'opera audiovisiva che racconta, attraverso un filmato realizzato da un giovane collettivo bolognese, tutto il suo percorso emotivo e artistico.


La città di Bologna fa da scenario a tutte queste dinamiche, decisioni da prendere, preoccupazioni da superare, necessità di capirsi e capire. Abbiamo avuto molto di parlare con Rea di questo suo percorso, attraverso un track-by-track alla scoperta di “RESPIRO”.



"Rumore" è la prima traccia dell’album, la più reattiva, con beat da club, chitarre grintose e apre ad un concept album incentrato sulla crescita e la trasformazione la questione del "far rumore" per alzare la testa e venire fuori. Com’è nato questo EP?

Nato da un periodo di cambiamento molto intenso che ho vissuto nell’ultimo anno, ho sperimentato la prima crisi esistenziale della vita, quella di quando hai 18 anni quando inizi a pensare “ok non posso più basarmi sugli altri, devo prendere la mia vita in mano”, e inizi a capire molte più cose di te stessa sia a livello relazionale che sociale, quello che ti piace e ti interessa, si diventa più attivi rispetto alla vita. Appunto “Rumore” è nata come esigenza rispetto a questo, come grido alla mia generazione di credere nelle cause, non stare in silenzio e restare passivi.


Con "Respiro" invece hai rilasciato anche un cortometraggio che ci porta nei tuoi luoghi, difatti anche il brano è molto visuale, porta l’ascoltatore ad immergersi in quello che vuoi trasmettere. Volevo chiederti della fase di produzione di questo corto e del motivo per cui hai scelto di farlo.

Io in generale scrivo molto per metafore visive, ci sono molte immagini nelle mie canzoni e dato che mi piace molto anche il cinema volevo dare un'immagine all’audio come forma d’arte attraverso delle piccole scene in cui raccontavo visivamente quello che ho vissuto, il mio viaggio.


In "Basta" come tema accanto a quello della crescita troviamo anche le relazioni, con tutte le conseguenze del caso: attese, speranze, il fantasticare. Cosa intendi quando ad un certo punto nel testo dici “mi viene male pensare che non perdere, non so aspettare”.

Bella, mi piace un sacco quella frase! Ovviamente è un riferimento a me stessa, perché per l’appunto sono una persona molto irruenta, impulsiva, ho un senso di metabolizzazione molto veloce: voglio fare una cosa, non ci penso molto sopra, la faccio. E quindi di conseguenza cerco persone di questo genere e quando ne trovo una davanti che ha modi diversi vado un po’ in tilt. Poi, a quanto ho visto, ha colpito molto questa frase, molte persone mi hanno scritto che ci si sono riviste, che non riescono ad aspettare o che non sanno accettare i no. Perché oggettivamente è difficile, penso che tutti abbiamo il timore del rifiuto e questa ricerca di un rapporto a due direzioni che non sia solo dare o ricevere ma qualcosa di più completo.


In un certo senso è il tema anche della “direzione” da prendere che affronti in "Ora che fai?" quando dici “abbiamo preso un treno per andare altrove, tu guardavi indietro, io guardavo fuori” continuando poi “tu non sai dove sta andando”. Per te quanto è importante avere una direzione nella vita e quanto lo è averne una in comune da condividere con un’altra persona?

Più che altro con “direzione nella vita” io intendo più la consapevolezza di cosa ci piace, cosa non ci piace, alla fine la direzione è una cosa che nella vita cambi tante volte, anche in un giorno. Non pretendo nulla perché anche io ho degli obiettivi ma poi ho anche piano B, piano C… insomma, chissà cosa farò tra 10 anni però insomma è importante capirsi, ascoltarsi e saper ascoltare in generale. “Basta” e “Ora che fai” sono riferite ad una mia storia passata in cui proprio sentivo anche per me stessa la perdita di direzione personale e interiore, non a livello lavorativo o altro.



Dal punto di vista lavorativo, quando è stato un momento in cui hai capito che la musica dall’essere una tua passione doveva/voleva diventare anche un lavoro? Quanto ha influito la partecipazione ad "Amici"?

La voglia di trasformare la musica in un lavoro, o almeno provarci, è nata in me nel periodo della quarantena e a fine quarantena ho pensato di doverci provare: della serie, sono giovane, al massimo sbaglio, volevo capire se questo mondo potesse fare per me, se lo sentivo vivo. Il mio costante mood nella vita era che appena facevo musica riuscivo ad esprimermi, a trovare il mio posto nel mondo e sentirmi bene con me stessa, cosa che non mi capita molto spesso. “Amici” mi ha dato molto perché ho avuto la possibilità di concentrarmi solo sulla musica per mesi e quindi ho capito veramente che è un lavoro che se riuscirò effettivamente a portare avanti per tutta la vita, mi darà grandi soddisfazioni, perché è la mia cosa. La vita è corta, pensare di fare quello che ci piace di più è giusto.


"Control" è l’unico brano in inglese per l'EP, da cosa deriva questa scelta? Pensi di pubblicarne altri in futuro?

In verità ho sempre scritto in inglese, prima della partecipazione ad "Amici". Ho sempre avuto una predilezione per come suona, trovavo molto semplice esprimermi con questa lingua. Da piccola era perché pensavo che la gente non capisse tutto quello che dicevo e mi piaceva questa cosa che io sapevo mentre gli altri no, mi divertiva. Poi ho voluto esprimermi anche nella mia lingua e all’interno dell’EP ho sentito necessità di metterne una in inglese perché ne ho davvero tantissime e spero di farne uscire col tempo perché mi piace molto. “Control” racconta anche un tema per me toccante che penso tutti abbiano vissuto, ossia una fase nella vita in cui non senti di avere controllo, di non essere dentro una situazione, di star perdendo la bussola, con tutte le considerazioni del caso. Esprimerle in inglese mi ha fatto dire “ok, ci sta e c’entra con il concept”.


Dal punto di vista strumentale invece un pezzo che colpisce molto è "Lontano", un po' dream pop, un po' funky. C’è qualche artista in particolare che ti ha influenzato durante la stesura dell'EP?

Dentro c’è abbastanza funky ma anche all’interno del resto dell'album, così come l’elettronica, il rock pop, è un po’ in mix di generi. Ci sono tanti artisti italiani e internazionali che mi hanno accompagnato, nell’ultimo periodo mi ha preso molto il funky per esempio alla anderson.paak o Giorgio Poi, che anche ha queste influenze che piacciono a me. Ce ne sono davvero tanti ma in generale questi, ascolto anche molto rock e mi è piaciuto mettere chitarre e ritmi appartenenti anche a questo genere.


Progetti per il futuro?

In verità ho avuto questi ultimi 2 mesi molto pieni di concerti e sono soddisfatta, per adesso mi sto prendendo una pausa e quando tornerò a Bologna si vedrà.




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