Da frase fatta a hit di successo: la storia di "D’You Know What I Mean"



D’You Know What I Mean? è uno dei singoli d’anticipazione di Be Here Now, terzo album in studio dei fratelli Gallagher, uscito nel lontano 21 agosto 1997. Un brano criptico e adrenalinico in pieno stile Oasis, che spesso si è ritrovato al centro di pesanti critiche riguardo alla sua composizione lirica. Basterebbero le parole di Andy Gill per riassumere brevemente l’interpretazione che – pensando di portarle giovamento – tutt’oggi danneggia l’eredità della traccia:


«D'You Know What I Mean? è l'esempio più grandioso del talento di Noel Gallagher nel manipolare frasi senza senso in una sembianza convincente di significato.»


Ciò è vero soltanto in parte. Si potrebbe, anzi, correggere così: D’You Know What I Mean? è l’esempio più grandioso del talento di Noel Gallagher nel manipolare un famoso intercalare della lingua inglese in un brano dal profondo significato. Perché, in realtà, la canzone non è nient’altro che un messaggio indirizzato direttamente al padre Tommy Gallagher, con cui da sempre il cantautore intrattiene un rapporto conflittuale e violento. E senza ricorrere ad alcuna frase priva di senso. Come lo so? Allacciate le cinture e tenetevi forte. Si torna a Manchester, anno 1997.


Step off the train all alone at dawn Back into the hole where I was born The sun in the sky never raised an eye to me

Noel ritorna dove tutto è cominciato, nella tanto odiata quanto amata Manchester, terra natìa del cantautore. Qui, i brutti ricordi cominciano ad intrecciarsi nella mente del cantante che, nonostante il successo ottenuto, ci comunica di dover ancora combattere la battaglia più importante di tutte: quella contro il suo passato. Un passato oscuro, dove risultava difficile persino essere toccati da un raggio di sole.

The blood on the tracks it must be mine The fool on the hill and I feel fine The Fool On The Hill e I Feel Fine Don't look back 'cause you know what you might see

Il maggiore dei Gallagher musicisti immagina di vedere del sangue sui binari percorsi dal treno da cui è appena sceso. Questo conferma quanto è stato detto poc’anzi. Manchester, insomma, si presenta come un luogo capace di rievocare spiacevoli ricordi che la mente del cantante traduce in immagini terribili. E a questo lugubre ritratto, Noel affianca un ricordo positivo, rappresentato da due canzoni dei Beatles, The Fool On The Hill ed I Feel Fine, appunto. Quasi come a voler scacciare subito dalla mente quella brutta immagine, grazie al ricordo dei giorni passati ad ascoltare i dischi di una delle sue band preferite in assoluto. In altre parole, Noel ci sta raccontando delle giornate trascorse nella sua camera ad ascoltare i suoi dischi preferiti attraverso un autentico flusso mnemonico. Un flusso che sarà subito interrotto da una semplice constatazione di fatto: guardarsi indietro è a dir poco inutile, perché nella maggior parte dei casi si tratterà di una storia già conosciuta.

Look into the wall of my mind's eye I think I know, but I don't know why The questions are the answers you might need

Era ben chiaro sin dall’inizio che il Nostro stesse giocando con l’immaginazione. Ma, d’altronde, la domanda non può che sorgere spontaneamente: qual è il muro a cui Noel fa riferimento? Ebbene, quel muro non è nient’altro che una barriera immaginaria, costruita da lui stesso per tenere lontano suo padre Tommy. Noel crede di conoscere le risposte alle domande che più lo tormentano, anzi, le domande spesso finiscono per essere le risposte di cui potrebbe aver bisogno. Con questo verso, Gallagher sta semplicemente cercando ricostruire la storia della sua famiglia, grazie a delle frasi calibrate al millimetro. Sta disperatamente cercando di trovare delle risposte per se stesso. E quando non hai delle risposte convincenti, non ti rimane nient’altro che un pugno di interrogativi inevasi.


Coming in a mess, going out in style I ain't good looking but I'm someone's child stile No-one can give me the air that's mine to breathe

Il successo degli Oasis non può che essere motivo di vanto per l’autore delle loro canzoni. Passare dai pub della Manchester operaia a 250.000 spettatori paganti in quel di Knebworth nel 1996 deve essere un vero sogno ad occhi aperti. E tutto sommato, si può dire che la band sia uscita con un certo stile da una realtà difficile come quella in cui era costretta a versare la classe lavoratrice inglese dell’epoca. Tutto ciò apre la strada al prossimo verso, il quale si presenta come un chiaro riferimento al fratello Liam, da sempre considerato il più attraente della famiglia. E nonostante questo, Noel è consapevole di rimanere pur sempre il figlio di qualcuno. Qualcuno che sicuramente non può permettersi di impartirgli alcun ordine, dati i loro trascorsi. Tantomeno di dargli l’aria necessaria a vivere. Tommy Gallagher, infatti, si è reso spesso protagonista di vergognosi episodi di violenza domestica, le cui vittime erano il piccolo Noel, il fratello Paul e sua madre Peggy. È naturale, dunque, che il maggiore dei Gallagher musicisti non riconosca alcuna autorità paterna.


I met my maker, I made him cry And on my shoulder he asked me why His people won't fly through the storm I said "Hey, listen up man, they don't even know you're born"

Per la famosa serie “più chiaro di così si muore”. Noel parla di un presunto creatore, che può essere tanto un riferimento al padre, quanto un riferimento a Dio. E in entrambi i casi l’interpretazione non sarebbe sbagliata: il cantante, infatti, non solo ha un pessimo rapporto con il suo vecchio ma anche con Dio stesso, in quanto ateo. In ogni caso, l’interpretazione più accreditata rimane quella che vede il padre come protagonista. Noel, quindi, ci confessa di aver parlato con Gallagher Sr. e di averlo persino costretto al pianto. Tommy Gallagher, nel vano tentativo di riavvicinarsi, si chiede per quale motivo “la sua gente” (la sua famiglia) non voglia superare i conflitti avuti in passato con lui. Noel risponde senza mezza termini – e con quella sana dose di cinismo che sempre l’ha contraddistinto – che quella stessa gente non è nemmeno a conoscenza della sua esistenza.


All my people right here, right now D'you know what I mean?

Come convertire un tipico intercalare della lingua inglese in un ritornello? Ce lo insegna Noel Gallagher. Tutta la sua gente, tutta la sua famiglia è lì con lui, al suo fianco. La dichiarazione è chiara: “questa è la mia gente, questa è la mia famiglia, non la tua. Qui ci penso io.”. Spesso, infatti, il giovane Noel si è ritrovato a mettere ordine in quelle caotiche situazioni lasciategli in eredità dal padre.


I don't really care for what you believe So open up your fist or you won't receive The thoughts and the words of every man you'll need

La conversazione, dunque, procede con il totale disinteresse del cantante nei confronti delle opinioni e delle idee espresse dal padre, invitato anzi ad “aprire il pugno”, così da poter ricevere i pensieri e le parole delle persone di cui potrebbe aver bisogno in futuro. È un chiaro riferimento alla violenza domestica esercitata da Gallagher Sr. nei confronti della sua famiglia. I pugni non sono e non possono in alcuna maniera rappresentare la soluzione a problemi di qualunque natura, al contrario dei pensieri e delle parole. In altri termini: stringere i pugni serve a poco quando puoi aprirli per imbastire un dialogo. È esattamente questa la differenza che intercorre tra Noel e suo padre. Il primo non ha fatto altro che rispondere coi pensieri e le parole alla violenza immotivata del secondo. Qui, tutta la saggezza del figlio viene definitivamente a galla, dimostrando in toto la propria superiorità nei confronti del violento genitore.


So get up off the floor and believe in life No-ones ever gonna ever ask you twice Get on the bus and bring it on home to me

Dopo l’importante lezione di vita impartita al suo vecchio, Noel si rivolge direttamente al proprio pubblico, invitato ad alzarsi da terra e a credere nella vita, specificando che nessuno sarebbe passato a chiederglielo una seconda volta. In sintesi, il cantautore sta invitando gli ascoltatori a seguire il suo esempio, nel più didascalico dei finali. La storia di Noel è uno di quei racconti emozionanti in cui la testa dimostra di avere la meglio sulle mani, dove l’intelletto prevale in maniera netta sulla forza fisica. In un perfetto finale biblico alla Davide contro Golia.