Mobrici e il suo "Anche le scimmie vanno in tour" dal rock dei Canova al cantautorato

Dopo la fine dei Canova, Mobrici torna con il suo nuovo tour "Anche le scimmie vanno in tour 2022". Il cantautore porterà live le nuove canzoni del suo album da solista "Anche le scimmie cadono dagli alberi" senza lasciare nel cassetto i grandi successi dei Canova, donando al pubblico uno spettacolo elettrico e rock'n'roll.

In occasione del suo tour abbiamo fatto qualche domanda all'artista per saperne di più sul suo nuovo percorso musicale.

Il 19 novembre è uscito il tuo primo album da solista "Anche le scimmie cadono dagli alberi". Come è stato lavorare da solo per la prima volta senza la band?

Guarda per alcune cose, molto simile. Io scrivevo le canzoni anche prima, molto spesso le arrangiavo anche, quindi per me quell'approccio lì è rimasto lo stesso. Sicuramente ho fatto più di testa mia, perché quando sei in una band, c'è poi tutta una visione d'insieme dove comunque ognuno porta la sua esperienza. Invece in questo caso e in quello che farò più avanti, se voglio fare una canzone piano e voce, la posso fare tranquillamente o un canzone violoncello e juno, lo posso fare. Posso variare e esperimentare molto più di prima perché una band ha un suono, per forza di cose, altrimenti non lo è. I Canova per dirti avevano un loro suono ed era giustamente dato dalle mani di ognuno. Invece adesso posso considerare la musica un po' più vasta. E' un'esperienza diversa.


Il primo brano del disco è "Cantautore" e nel ritornello canti " Io sono un cantautore, vivo nel dolore ai margini della città". A che tipo di dolore fai riferimento?

Mi riferisco a un dolore di quelli fissi che fanno veramente da sfondo all'esistenza. Probabilmente ci nasci, con questo tipo di dolore, forse si chiama malinconia, ma non so cos'è. In verità poi io sono anche una persona simpatica, non vado in giro con il mantello. Chi scrive canzoni lo sa, è un po’ questo doversi sempre mettersi allo specchio, doversi confrontare con se stessi, con i propri sentimenti. Sicuramente è una roba che fa crescere più in fretta, perché aumenta la consapevolezza di sé e quindi tutti i vari limiti che puoi avere. Però al contempo è doloroso, specialmente anche realizzare delle cose che ci succedono nella vita, vederle scritte, sentirle con le orecchie è un po' uno shock. Per me scrivere canzoni è anche una croce. E' una cosa che faccio da quando ho 16 anni e che continuerò a farlo per tutta la vita. Scrivendo canzoni, capisco un po' me stesso e questa cosa è un po' dolore.


E' uno sfogo per te scrivere canzoni?

Si, è uno sfogo. Non ho capito ancora cos'è, usando i termini giusti, perché è un mistero. E' una cosa molto speciale. Non c'è un manuale per scrivere canzoni. E' una scoperta che ti porta ad essere riflessivo. Questa cosa può essere un bene o un male, dipende da quello che ti gira per la testa.


Secondo te che ruolo ha il Cantautore ai giorni nostri?

Secondo me il cantautore non è una carica tipo il ministro della cultura. E' semplicemente un tizio che scrive e canta, semplicemente. Sicuramente negli anni 70/80, questo nome ha avuto anche un ruolo sociale. La figura del cantautore era paragonata alla figura dell'intellettuale. Non lo so sinceramente al giorno d'oggi, probabilmente anche quella cosa ha anche molto stancato oppure abbiamo avuto dei giganti che è difficile cercare di rincorrerli. Quindi io la vedo più come una roba di chi canta e scrive canzoni. Non è detto che un cantautore sia bravo per forza, può essere anche un cane ma se canta quello che scrive è un cantautore. Dal peggiore al migliore.


Nell'album ci sono due collaborazioni con due artisti molto diversi tra loro: Brunori Sas in "Povero Cuore" e Gazzelle in "Scende". Che rapporto hai con questi due artisti e come è stato lavorare con loro?

Ho un rapporto bellissimo con entrambi. Con Gazzelle è un rapporto molto diverso. Siamo coetanei, siamo partiti insieme praticamente. Quando è uscito il primo disco dei Canova, pochi mesi dopo è uscito anche il suo, quindi abbiamo fatto lunghi tour insieme. Siamo amici, ci vediamo molto spesso ed è un brano che è nato tra due amici che stanno sul divano con due chitarre e che dicono: "Vabbé scriviamo qualcosa". Poi volevamo anche fuggire da un sound che sarebbe stato scontato per me e lui, quindi fare una ballad britpop, sarebbe stato scontato e abbiamo deciso di fare una roba nuova per entrambi. Invece con Brunori è stato totalmente diverso. E' una persona che andavo a vedere dal vivo quando avevo 20 anni, sono un suo fan, ammiro molto la sua carriera e le sue canzoni. Ho scritto questo brano "Povero cuore" a gennaio di due anni fa e mi ero reso subito conto che avesse bisogno di un punto di vista esterno, di qualcun altro e doveva essere lui. Solo lui poteva metterci la voce e scrivere la strofa. Ci ho rischiato, l'ho chiamato e gliel'ho detto. Ci ho visto bene io a vederci lui per completare la canzone e dall'altra parte anche la fortuna ha avuto un ruolo importante.


Sempre in "Povero cuore" canti: "Dicono che eri meglio prima, ma tu non sai neanche com'eri prima". Alla domanda "Chi sei?" Come ti descriveresti?

Come uomo. credo di migliorare come essere umano giorno dopo giorno, punto ad essere di mio una brava persona, onesta con le persone, onesta con le cose. Faccio le cose che faccio in modo onesto senza usare trucchetti. Come autore di canzoni, iniziando a 16 anni sono migliorato sempre di più fino ad ottenere una certa consapevolezza di quello che faccio. Non so dove andrò a finire, cosa farò tra anni, però sto continuando a raffinare questa mia modalità di scrittura di canzoni . Infatti sono sempre molto curioso della canzone che scriverò domani perché quando finisci una canzone pensi che potrebbe essere l'ultima, invece è sempre una sorpresa quando ne arriva una nuova e ti piace forse più di tutte quelle che hai già scritto. Quindi questa sfida con questo tipo di attività incuriosisce molto


In "Canale 5" c'è una frase che mi ha colpito: "A volte essere normale è meglio che essere speciale". Pensi che l'essere speciali equivalga a non esseri compresi?

Un po' si. Sai la normalità in realtà non esiste, ma neanche l'essere speciali esiste, in un certo senso. In quel caso lì l'avevo scritto perché sai ci sono molte persone che mi ritengono speciale e invece molte volte invidio la normalità o il percorso normale della vita di tutti. Nel senso che ho molti amici con figli, con situazioni sentimentali stabili. Io mi sento ancora alla scoperta della vita e quindi se questo vuol dire essere speciali, allora da una parte sono contento, dall'altra sarebbe bello vivere un giorno normale, magari sarebbe noioso, non lo so. Però molte volte le cose normali, sono normali perché sono giuste. Chi lo sa, non si può sapere.


Nei tuoi brani torna sempre quel senso di solitudine, tanto da essere un filo conduttore che li unisce. Che rapporti hai con la solitudine?

Si, è un filo conduttore di questi ultimi due anni, infatti non per niente abbiamo avuto la pandemia e stando da solo ho accusato molto i vari lockdown. Per forza di cose il tema della solitudine è venuto fuori. In generale ho un rapporto bello con la solitudine, la vedo anche come una conquista per alcuni aspetti: l'indipendenza, il fatto di star bene con se stessi per me è un grande vantaggio. Ovviamente se condisci la solitudine con la malinconia viene fuori la tristezza. Però io con la solitudine sto bene anche perché bisogna star bene con se stessi. Io ho amici che se stanno da soli a casa per due minuti urlano. Io invece sto molto bene.


Il primo aprile è uscita la cover di "Stavo pensando a te" di Fabri Fibra interpretata con Fulminacci. Perché avete deciso di pubblicarla solo adesso?

Ho scelto di pubblicarla adesso dopo due anni perché ha vinto la vox populi. Da due anni sia io che Filippo siamo massacrati con questa cosa di mettere il brano su Spotify, poi dall'altra dal fatto che una serie Netflix ha preso quella versione per una scena. Alla fine ero in situazione in cui il disco l'avevo pubblicato, già sto scrivendo e iniziando a registrare le canzoni nuove ed era il momento giusto per rimettere le mani su quella canzone che si a me che a Filippo piace tantissimo e quindi l'abbiamo registrata nuovamente cercando di mantenere quel tipo di intimità. Abbiamo inserito una tromba, un violoncello, cercando di innalzare ancora di più.


Il primo aprile è iniziato il tour. Cosa dobbiamo aspettarci da questi live?

Porterò un po' tutte le mie canzoni da quelle con i Canova fino a queste del disco. Sono canzoni che ho scritto io quindi mi sembra proprio una continuazione di un percorso che è iniziato quando ero un ragazzino con la prima chitarra, fino ad oggi. Ci sono delle canzoni che non potevo non portare e fanno parte del mio repertorio. Sarà un concerto molto elettrico, molto rock'n'roll. Sarò accompagnato da dei musicisti, ottimi musicisti. E' stato bello anche fare la scaletta perché iniziano ad essere tante le canzoni che ho pubblicato in questi anni e quindi viene fuori un carattere musicale abbastanza definito e sono molto curioso di come sarà. Bisognerà scongelare la situazione.


Sei riuscito a trovare la giusta armonia con la nuova band?

Non posso dire che sarà la stessa cosa dei Canova perché è impossibile, però credo che starò molto bene e che piacerà molto questo tipo di concerto. Ovviamente cambia quella cosa lì che non hai più gli amici di una vita a destra, a sinistra e indietro, però sono pronto a buttarmi in situazioni nuove e a scoprire persone nuove, musicisti nuovi. Da questo punto di vista sono molto coraggioso.