• Marco Anghileri

"Mi ero perso il cuore": la guerra di Cristiano Godano ai nostri demoni della mente


Poco più di un anno fa, Cristiano Godano annunciava attraverso la sua nuova pagina Facebook il suo primo album solista. Più di 365 giorni (e una pandemia) dopo, è uscito “Mi ero perso il cuore”. Il cantautore, già leader della storica band alternative rock Marlene Kuntz, spoglia quasi completamente la sua musica delle chitarre elettriche, per arrivare più intimamente all’ascoltatore per raccontare, e, dove si può, anche affrontare i demoni della mente. Alla produzione, oltre allo stesso autore, troviamo Gianni Maroccolo (già note le collaborazioni con Cristiano nei Marlene Kuntz, sia come produttore che come bassista) e Luca Rossi (voce degli Üstmamò, altra celebre formazione alternativa italiana) che, uniti a Simone Filippi (anch’egli Üstmamò), hanno anche suonato.

L’inizio, caratterizzato dalle sonorità soft, mette subito in chiaro quella che sarà la caratteristica principale di “Mi ero perso il cuore”, ovvero, appunto, colpire fortissimo nel profondo dei nostri sentimenti. Così le tre ballate iniziali “La mia vincita”, “Sei sempre qui con me” e “Ti voglio dire” (singolo, forse la canzone migliore del disco, ma la scelta è veramente difficile!) portano alla vena country di “Com’è possibile”. L’altalena di emozioni è al massimo: in “Lamento del depresso” le sonorità si fanno più “marleniche”, soprattutto nel fantastico finale, mentre nella malinconica “Ciò che sarò io” i bpm scendono vertiginosamente. “Ho bisogno di te” è arricchita dal pianoforte di Vittorio Cosma (altro nome gigantesco della musica italiana e non) e dai cori di Valentina Santini e Alice Frigerio, mentre in “Dietro le parole”, troviamo Enrico Gabrielli (già Calibro 35, Mariposa e The Winstons) al flauto e alla melodica. Le “speculari” “Padre e figlio” e “Figlio e padre” accompagnano verso due delle canzoni che ho preferito: “Panico”, due minuti in cui un’acida chitarra clean e la voce di Cristiano si sposano perfettamente con un sax e un violino suonati freneticamente sempre da Enrico Gabrielli e “Nella natura” la cui chitarra, come ammesso dallo stesso autore, è stata registrata con un iPhone. Tra accordi maggiori ed una gradita quanto inaspettata citazione a Kendrick Lamar, l’ultima traccia “Ma il cuore batte” è un’armoniosa carezza che conclude questo viaggio.


“Mi ero perso il cuore” è un disco che non tradisce le aspettative: Godano è un artista a 360 gradi e lo dimostra anche con questo lavoro, calandosi in questa dimensione più riservata, arrivando a scrivere un album che va ad inserirsi immediatamente nella mia top 5 del 2020.


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