• Michela Ginestri

Se vi manca viaggiare, il nuovo album degli España Circo Este è tutto quello che fa per voi

Dopo un'attesa durata mesi, finalmente possiamo goderci "Machu Picchu" il nuovo album degli España Circo Este, uscito lo scorso venerdì per Garrincha Dischi. Chi conosce questa band dal cuore gentile e rivoluzionario sa già che ascoltando un loro nuovo lavoro, pur conoscendo cosa scorre nel sangue della band, ne rimarrà sempre piacevolmente sorpreso. La chiave di volta del nuovo album è infatti senza dubbio quell’inscindibile connessione, molto cara ai quattro, tra viaggio, amore e libertà. L’album stesso, così come già ci suggerisce il titolo, rappresenta di per sè un viaggio consapevole con una meta ben precisa. Ecco perché non ho intenzione di recensire un disco, ma l’intero viaggio che si nasconde dietro quelle 8 canzoni.


Ci sono cose al mondo che per molti aspetti della nostra vita ci accomunano tutti, dal modo in cui veniamo al mondo a come proviamo determinate emozioni, passando per determinate scelte di vita, musica, affetti, bisogni e desideri. Il viaggio è uno di questi. C’è chi viaggia per passione, chi per amore, chi per cercare un proprio posto nel mondo, chi per perderlo, chi per stare bene, chi per lavoro, ma c’è anche chi sceglie di non viaggiare e si ritrova comunque parte di un viaggio interpersonale; tutte esperienze di vita che ci relazionano più o meno direttamente, come fossimo uniti in un’unica grande rete. Nel disco degli ECE ci sono tutte queste sfumature del viaggio, che diventa quindi un percorso di conoscenza e realizzazione di se stessi e del mondo circostante.


«Dopo tanto tempo passato a viaggiare e a suonare per il mondo abbiamo cominciato a farci delle domande e a chiederci di cosa avrebbero dovuto parlare le prossime canzoni. La risposta era molto più semplice di quanto immaginavamo, era sotto gli occhi: il viaggio! Quella cosa che per due anni ci ha portati lontano dall'Italia, a bordo di un furgone o di un aereo e ci ha fatto conoscere paesi e persone.»


La prima impressione che si ha ascoltando il disco è quella di sentirsi parte di qualcosa, c’è un sentimento che ci unisce e che lega le canzoni una dopo l’altra: non siamo più ascoltatori ma viaggiatori.


"La voglia di scoprire cosa c'è dietro il mare / Di lasciarsi alle spalle qualsiasi condizione / Di partire oggi stesso da qualsiasi stazione"

"La prima frase di un libro, è come il primo sguardo tra due persone". Così scrive Nicolas Barreau nel suo "Gli ingredienti segreti dell'amore". Mi piace pensare che sia così anche per i dischi e per la prima canzone. L’album infatti parte con l’energia coinvolgente di “La mia rivolta”, singolo uscito lo scorso dicembre, brano con cui gli España sperimentano molto musicalmente rispetto ai precedenti singoli, pur mantenendo la loro vena energica e il loro spirito razionalmente ottimista. Si parla di rivoluzione, d’amore e giorni zero. Già dopo il primo minuto mi ritrovo a fantasticare su quanto sarà potente cantata (forse anche urlata) sotto palco.


"Viva il caos, perchè l'ordine ha fallito"

E’ poi il turno di “Dormo poco e sogno molto”, (che vi avevamo già raccontato qui), brano con cui i quattro amici si riconfermano ufficialmente la band più cosmopolita e "on the road" degli ultimi anni. Nel brano non mancano delle poco velate critiche sociali che non guastano mai, ("Pensar la soluzione sia chiudere un porto"). Sui versi del poeta e scrittore cileno Roberto Bolaño: “Ogni cento metri il mondo cambia”, si sviluppa poi “Cento Metri”; un susseguirsi di persone, paesi e immaginari, come fosse una passeggiata tra un continente e l’altro, che ci ricorda il concetto di diversità, intesa come ricchezza.


"Anche se tu avrai il posto centrale e io quello accanto al finestrino / ti lascerò il mio sedile, così guardare il cielo più da vicino"

Il disco va poi avanti alternando pezzi più colorati come “Nati Storti” e “Se la cantiamo ci passerà”, alla cui energia si contrappongono tematiche sociali attuali come il rapporto tra uomo e progresso, futuro e necessità di cambiamento, (argomenti di cui ci avevamo parlato anche in una recente intervista), e brani più lenti e riflessivi come “E’ da un po’ che aspetto il mio fra un po’” e “La cosa giusta”, in cui si ritrova quel lato romantico indispensabile in quanto l’unico ci fa sentire davvero vivi.


"Perdersi in quest'atmosfera, ma non perderò te"

Gli España ci accompagnano in un viaggio libero che ci regala una nuova prospettiva per il futuro, a cui guardare con più fiducia e voglia di cambiamento. Prospettiva è forse tra le parole più importanti del nostro vocabolario, e se un disco ti fa cambiare prospettiva, allora è quello giusto. «Le esperienze belle si fanno solo provando a fare le cose che ci fanno più paura » Avete ragione España, ma con una buona colonna sonora vengono meglio.



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