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L'album della conversione: Little Oblivions di Julien Baker - Sunday Vision

Negli USA, forse tanto quanto in Italia, si è costituita nel corso del tempo una tradizione cantautorale piuttosto solida e viva. Da Marvin Gaye ad Alicia Keys, ogni generazione ha visto la sua dose di talenti straordinari fiorire ed imporsi nel mondo con la stessa pervicacia con cui gli USA, dalla loro fondazione, impongono i loro interessi economici all'intero globo. Per alcuni aspetti questa prepotenza ha completamente devastato l'equilibrio socio politico di continenti interi piegandoli ai loro ciechi interessi, per contro ci ha anche lasciato pietre miliari musicali e artistiche di indubbio valore. E quindi gli perdoniamo tutto (badumtss).


La protagonista di questo Sunday Vision è Julien Baker, un'esplosiva 25 enne del Tennessee con all'attivo tre album ed un EP di una maturità artistica vivida e a dir poco incredibile. L'ultimo dei tre album, annoverato tra le poche gioie di questo 2021, è arrivato a febbraio e si intitola "Little Oblivions".



È stato un album difficile da scrivere e da vivere per lei ed ha sintetizzato un periodo complesso e di profondi rinnovamenti. Un periodo in cui ha potuto riconquistare una libertà di cui è stata privata a lungo in ossequio a fantomatici principi morali e religiosi che le hanno tarpato le ali per una intera adolescenza. In una recente intervista per INews, ella stessa racconta: "So many problems that I have in my psyche come from an American evangelical internalised understanding of the world." Ne siamo quasi tutti, volenti o nolenti, vittime: la matrice cattolica che da sempre muove subdolamente gli ingranaggi del mondo continua a mietere vittime a millenni di distanza dalla sua fondazione. Una battuta letta qualche tempo fa recitava: "Di tutte le religioni, il Cristianesimo è quello che ha vinto. La dimostrazione? Chiediti in che anno siamo." Julien ha compreso i limiti che la sua formazione le imponevano solo di recente, spezzando catene immaginarie in cui legava la sua mente in nome di vuoti dettami religiosi e conservativi. E il colpo si è fatto sentire:

"Imagine playing a game for two decades of ‘get into Heaven or go to Hell’ and then finding out that that game is made up. You just feel like, ‘I just wasted two decades of my life" (J.B.)

Nonostante si faccia sempre più forte il movimento di secolarizzazione nel mondo soprattutto grazie al web, ai social e alla libertà intellettuale che conferiscono questi due strumenti, la vita condotta da Julien per circa vent'anni è stata martoriata e vincolata da disturbi ossessivo - compulsivi imposti da presunti principi morali e religiosi. L'esistenza di Dio e dell'inferno a cui l'avrebbero condotta comportamenti scorretti e contrari all'etica cristiana hanno avuto un profondo impatto sulla sua vita. Quando un anno fa ha iniziato a metterne in discussione i fondamenti ha vissuto una nuova giovinezza: "Now I just try to practise faith by evaluating my behaviours and trying to see what is the kindest thing to do at any one moment. And then I don’t always do that, even, because I’m a human. I’ve done many, many, many unkind things." Essere umani non sempre premia l'essere gentili e buoni con tutti, i compromessi che nel quotidiano ci si presentano annullano la possibilità di applicare sempre alla lettera una morale così rigida ed intransigente, per di più per rifuggure da quell'ancestrale e anacronistico concetto di "peccato" che ingabbia la libertà di ogni credente (e non) dal momento in cui nasce e viene battezzato. Non è mai così facile distinguere il bene dal male come qualche prelato predica quotidianamente: imporsi però una visione in bianco e nero del mondo ti rende l'esistenza un inferno - uno vero, non metaforico come nell'immaginario cattolico.



"Little Oblivions" racconta anche di questo: di fare volutamente le cose sbagliate, di riprendersi il controllo della propria vita e mettere da parte le etiche preconfezionate dal retrogusto reazionario, omofobo e sessista. Da queer, Julien stessa si è ritrovata spesso ad avere a che fare con atteggiamenti discriminatori in virtù della sua personalità. Lo racconta proprio nella opening track, "Hardline" ("Would you hit me this hard if I were a boy?"), ispirata ad un litigio realmente accaduto e che l'ha portata a riflettere sulle perverse dinamiche di genere che inquinano il benessere di personalità come la sua in un mondo fondamentalmente etero. Il sessismo intrinseco della religione più diffusa al mondo ha imposto alla società anche un infame e serpeggiante discredito di fondo verso le donne e le loro capacità: se non sono capaci di celebrare una messa, figuriamoci poter svolgere un lavoro vero e utile al mondo.


"Ziptie", ultima traccia dell'album, affronta infine proprio il diretto responsabile, secondo i credenti, di tutto ciò che accade su questo pianeta, compresi gli atteggiamenti autodistruttivi sopracitati: Dio, o perlomeno l'idea della sua esistenza.

"Oh, good God When you gonna call it off? Climb down off of the cross And change your mind?" (da "Ziptie")

Il titolo si riferisce agli ammanettamenti e alle violenze subite da persone comuni e manifestanti, spesso solo perchè di colore, negli ultimi tempi per le strade americane. Una visione che avrebbe sconvolto Julien al punto da chiedersi se Dio, lo stesso che secondo la storia cristiana muoverebbe gli umani come pedine a suo piacimento, avesse o meno intenzione di metter fine a un tale scempio disumano e "cambiare idea". Un brano coraggioso da pubblicare per una come lei da sempre abituata a fare i conti con quel senso di colpa stoicamente affermato nella sua indole e di cui solo ora ha iniziato a liberarsi. Un processo di catarsi che passa anche dal mettere per iscritto tutto ciò che fino ad ora l'ha tenuta prigioniera di una vita non sua.



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