"Let them talk" di Cremonini per riconvincersi a vivere, malgrado tutto - Recensione

Come sia arrivato un prodigio bolognese diciannovenne a lenire i cuori di milioni di ascoltatori è una storia curiosamente divertente. La storia di “un autore travestito da esploratore, ma sempre a caccia di canzoni, ossessionato dalle parole, mentre fingevo di vivere, sentendomi in colpa per non riuscirci” costellata da successi, solitudini che s’incontrano, notti insonni, camerini trafugati e paure malcelate.

Ma poi si dimentica (da "Marmellata #25")

Inizia tutto un anno prima del nuovo millennio, con la ormai mitologica “50 special” e finisce – solo per ora –, ironicamente, con “Ciao” (ironicamente perché ‘Ciao’ era anche un modello di ciclomotore della Piaggio che spopolò dai Sessanta in poi). “Let them talk” (Mondadori) è una riuscitissima rassegna di frammenti di vita condensati nelle canzoni che hanno reso Cesare uno dei simboli del pop italiano di qualità. Non c’è autocelebrazione, autoreferenzialità fine a se stessa o noiosi monologhi sull’onda del 'se ce l’ho fatta io, allora anche voi'. Lo dice chiaro lui stesso: “questo libro è nato, come tutte le mie canzoni, per far incontrare, e stringersi in un abbraccio, la mia storia con le storie di chi vi entra o ci passa accanto per caso”. Ci sono infatti tutti gli spunti preziosi che hanno reso la sua quotidianità una tela bianca pronta da vergare di ricordi di vita, apostrofati scherzosamente come “formidabili invenzioni” per il modo in cui ognuno di noi riscrive il passato ogni volta che ricorda qualcosa. Un clown che da bambino si divertiva a recitare su ogni palco si ritrovasse davanti. Un amante e inguaribile romantico, capace di viaggiare per continenti interi per ritrovare la sua Erica. Erica, il motore della sua immaginazione e fantasia, a far da sfondo ad una vita intera di produzioni musicali. Chi di noi non ha avuto la propria Erica? La propria Robin Scherbatsky? Quell’amore impossibile, mai nato o mai del tutto finito, che ci torna in mente regolarmente a distanza di tempo a tamburellarci i pensieri? Ecco, all’Erica di Cesare dovremmo tanta riconoscenza perché è forse grazie a lei che un anima persa e disillusa si è affermata pervicacemente nel mezzo di uno spettacolare trionfo di poesia e musica.

Io non ti ho detto niente, le cose giuste non hanno un gran bisogno di parole (da "Maggese")

Un libro che mi son gustato lentamente, convinto che non andasse sprecata neanche una parola. Cremonini, forse il mio artista italiano contemporaneo del cuore, ha sempre esercitato un fascino misterioso nella mia vita. Sin da quella volta in cui, in una villa sperduta tra le coste pugliesi, una Erica non faceva che canticchiare “Logico”, mimando perfettamente ogni strumento originale, sdraiata al sole vicino a me. Non si chiamava Erica ma il topos letterario ormai è creato e va usato. Non conoscevo, allora, molto bene quel bolognese dalla voce suadente e gentile, ma nel giro di poco tempo me ne sarei innamorato anch’io, tanto quanto Erica, se non più.

Qui in Sardegna regna il buonumore, anche quando è il caso di nascondere il dolore (da "Sardegna")

La Puglia come la Sardegna, un capitolo di vita per cui passiamo tutti, prima o poi: “Sardegna è un’illusione come tutte le isole lo sono, incantesimi capaci di tirare fuori il meglio o il peggio di chi ci approda”. Una vacanza catartica e liberatoria, una festa continua di anime e corpi che danzano davanti ai suoi occhi rivelandogli versi che diventeranno storia musicale molto presto. Le feste, ci sono intere due pagine dedicate a come organizzare feste di successo, complici del benessere quotidiano che ha impreziosito le sue giornate. La potenza espressiva dei suoi album, da sempre in grado di travolgere qualsiasi ascoltatore, ci permette di affezionarci ad ogni personaggio delle sue storie come succede in alcune serie tv che diventano parte di noi. Il talento di Cesare passa per una dose immensa di vita vissuta, compresi errori e scemenze compiute: “Nessuno è mai diventato saggio senza essere un po’ scemo”.

Guardando quelle gambe muoversi pensò: "è una stella!" (da "La nuova stella di Broadway")

Capitolo dopo capitolo, traccia dopo traccia, verso dopo verso mi accorgo di avere tra le mani un manuale, un manuale per la ripartenza. Non mancano riferimenti alle difficoltà del 2020 concluso da poco ma fungono sempre da trampolino per qualcosa di più alto. Il suo intervento alle corde vocali, la sua diagnosi precoce di schizofrenia, le sue tappe bruciate: tutti preparativi per qualcosa di grande, più grande dei pallidi inciampi quotidiani a cui diamo spesso fin troppo peso. Leggere queste pagine mi ha rincuorato, sollevato dall’insostenibile dose di incertezza che incombe su ognuno di noi oggi.

E certo che è proprio strana la vita, ci somiglia (da "Nessuno vuole essere Robin")

“Solo un idiota non pensa mai alla morte, credo”. Ammetto che da un po' ci penso spesso anch'io: mi circonda, mi pervade, mi assilla, la morte. La risposta di Cesare a Red Ronnie che gli chiedeva perché parlasse di morte durante la giovinezza è l’anti-chiave di lettura di questo libro: pagine che sono una botta di vita, anzi, di vite, per riconvincersi a prendere in mano una valigia, una chitarra, una mano e rimettersi in viaggio quando tutto questo sarà finito e avere il coraggio, la forza di partire per ricominciare. Non sarà facile come ci immaginiamo, sarà il primo gelido tuffo di una nuova stagione.



PS: se vi interessasse leggere “Let them talk” mi auguro lo acquistiate da rivenditori fisici, preferibilmente librerie indipendenti e agguerrite. Impegniamoci a supportare chi la cultura l’ha sempre coltivata in condizioni tutt’altro che facili. Lasciamo da parte Amazon, spendiamo qualche euro in più e diamo respiro ai guardiani della letteratura lasciati soli da questa tempesta che ha già travolto e appassito fin troppi hub culturali finora, dai live club ai musei.