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Cremonini fa informazione meglio di molta stampa professionista?

di Nicola Lorusso


ARTICOLO EDITORIALE, l’opinione dell’autore non riflette necessariamente quella degli altri membri della redazione.


Cesare Cremonini ha pubblicato poco fa tra i suoi video IGTV una chiacchierata/intervista con Paolo Mieli – storico, giornalista e scrittore italiano – riflettendo con lui della situazione particolare che stiamo vivendo globalmente in un modo molto maturo e costruttivo: si è parlato di come la reale fine del novecento potrebbe essere sancita proprio da questa epidemia, della liceità del paragone virus-guerra, della miopia umana nel non aver saputo studiare per tempo una prevenzione adeguata a questo tipo di rischi e tanti altri spunti di riflessione degni di essere affrontati.


Cremonini, dopo il precedente video confronto con il medico divulgatore Roberto Burioni, si dimostra ancora una volta un artista molto attento a diffondere cultura a 360 gradi, non solo musicalmente. Cesare ha infatti dato mostra di una lucidità e maturità nell’affrontare il tema coronavirus superiori a quelle di molta della stampa odierna, troppo spesso occupata a rilanciare allarmismi inutili e deleteri, correndo dietro a statistiche lette superficialmente per cavalcare l’onda dello stupore e delle condivisioni. L’idea di coinvolgere nei suoi dialoghi anche uno storico gli ha permesso di poter ampliare il campo di riflessione alla sociologia e alla storiografia, prove ulteriori di acume e razionalità degne di nota da parte del cantautore bolognese, il quale di recente ha spento le sue prime quaranta candeline.


Una delle mie persone preferite a questo mondo mi ha dimostrato ancora una volta che l’arte, quando ci si mette, cambia il mondo più delle leggi e dei trattati.

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