Incontro con Luigi Tenco – DocuVision

Benvenuti al secondo appuntamento di DocuVision dove parliamo di un artista italiano che non è nuovo su IndieVision: signore e signori, Luigi Tenco.


Per quanto si possa essere in disaccordo, mamma Rai è sempre mamma Rai e su RaiPlay potete trovare molti documentari di diversi anni e su diversi artisti.

Sempre spulciando su RaiPlay nella sezione musica mi è capitato sotto mano un episodio di “Incontro Con Luigi Tenco”. È un format del 1966 ma sorprendentemente attuale - se dimenticate il bianco e nero -: l’artista ospite della puntata canta, accerchiato dai fan che ballano e gli fanno i cori, racconta qualcosa delle sue canzoni e intervalla i suoi brani con quelli di alcuni ospiti e con alcune gag.


Nell’episodio con Luigi Tenco gli ospiti sono personaggi del tutto irrilevanti nella storia della musica e televisione italiana (ovviamente sarcastico, ndr): Lucio Dalla, Ornella Vanoni e Gianni Boncompagni. Tutti e tre intrattengono il pubblico e fanno da spalla al cantautore rendendo così i quaranta minuti di episodio più che piacevole.

Luigi Tenco può essere considerato uno dei cantautori che meglio hanno rappresentato quella vena esistenzialista molto diffusa negli anni 60 del XX. Nato in Piemonte nel 1938 e poi cresciuto a Genova, frequentava quel famoso Bar Igea, posto in cui si riunivano abitualmente Bruno Lauzi, Gino Paoli, i fratelli Riverberi, Fabrizio De Andrè e tanti altri, che creeranno poi quella che sarà la futura Scuola Genovese. Tenco inizialmente con quest'ultimi suonava il cool jazz tanto che il sax diventa una vera e propria estensione del suo corpo. Prendeva spunto da cantautori come da George Charles Brassens, Edith Piaf e dallo scrittore Cesare Pavese.

Il suo modo di cantare era insolito per l'epoca, sussurrava le sue canzoni al contrario dei suoi colleghi che dimostravano tutte le loro capacità canore. Da molti veniva descritto come un uomo riservato e che parlava poco, ma nelle sue canzoni non risparmiava il dissenso che provava per la sociètà. Molti sono i temi scomodi che quest'ultimo cantava nei suoi brani, basti pensare a testi come "Vita Familiare", "Giornali Femminili", "Io sono uno" o "Ballata della moda".

Per i giovani dell'epoca era un artista da cui prendere esempio, un uomo che in un'epoca di conservatorismo, si guardava intorno e parlava di ciò che vedeva con quell'intelligenza e sensibilità che lo rendevano vero e sincero.


"Incontro con Luigi Tenco", visto oggi, non è solo un programma che intrattiene ma soprattutto è la scusa migliore che avete per scoprire un artista di cui non si parla abbastanza e che se fosse stato ancora qui forse avrebbe avuto ancora molto da dire.