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Tenue e l’insostenibile leggerezza di vivere a 20 anni - Recensione "FILTRO"

di Nicola Lorusso


Non chiedermi chi sono, ho paura della risposta

Come si distingue un sogno dalla vita durante i 20 anni? I Tenue provano a rispondere a questa domanda e la risposta è particolarmente articolata: dura 11 brani e ci convince appieno.


Dall'uscita del loro primo singolo, "Forse", nel settembre 2018 ne è passato di tempo, si son fatti aspettare ma vogliamo confidarvi un segreto non così segreto: "Filtro" (prodotto da V4V Records) ne è decisamente valsa l’attesa.


L’emo in Italia sta riscoprendo nuova vita e non potrei esserne più felice. Questo album è un concentrato di vita e tutto il contrario di essa. L’ansia esistenziale che ci sfiora ad un certo momento della nostra vita è qui sublimata in brani sfrontati, duri e crudi. Loro parlano di fotografare i sentimenti, le contraddizioni e i desideri dell’avere vent’anni, io parlo di prendere a schiaffi l’ascoltatore con quella cosa che non ci piace sentirci dire: la verità.



Vivere a 20 anni significa da un lato essere baciati dalla leggerezza e spensieratezza intrinsechi di quell'età, contemporaneamente però si è anche condannati a pensare alle incombenti responsabilità per le quali si dovrebbe star ponendo le basi (nel tempo passato a godere della leggerezza). Quindi dimentica che hai sprecato il tuo tempo migliore come io spreco il mio si raccomandano i Tenue in "Contatto".


Alla domanda se questa crisi possa essere affrontata meglio in due, "Filtro" riserva una risposta difficile da accettare, constatando la difficoltà nel trovare qualcuno di cui fidarsi nonché il rischio di sbagliare clamorosamente nella scelta dei coprotagonisti della nostra vita. Dormire sul fianco sbagliato e restare incastrati tra le parole dell'altro (in "Quella foto") può essere letta come metafora di una scelta poco indovinata della compagnia scelta per passare la notte? Può darsi, come potrebbe essere nostra la colpa di non avere la forza di dire di no, a noi stessi o al mondo, diventando così spettri di noi stessi, così presi dalla nostra noia da non lasciare traccia.

In fondo conoscere se stessi richiede tempo, e il tempo tiranno non ci lascia mai scampo: per questo finiamo spesso a rimandare le decisioni difficili, a dirci Ci penso domani che ora non ho tempo neanche per me (in "Forse") infilandoci in un letale circolo vizioso di procrastinazione e ritardi.


Tutto questo e non solo è l'album "Filtro", una introspezione molto lucida delle nostre debolezze più colpevoli. Un esordio decisamente promettente a cui speriamo venga dedicata tutta l'attenzione che merita.



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