Explosions in the Sky, "Big Bend" - Sunday Vision

di Davide Vagnarelli


A 5 anni dall’ultimo album in studio e a sette dall’ultima soundtrack la band texana ritorna con una nuova colonna sonora. Il lavoro si intitola “Big Bend (An Original Soundtrack For The Public Television)” ed è stato ideato per il documentario di stampo naturalistico Big Bend: The Wild Frontier of Texas” uscito il 1º Ottobre 2021.



Gli Explosions in The Sky sono un gruppo musicale post-rock formatosi nel 1999 ad Austin. Il loro stile trae ispirazione da quello dei Britannici Mogwai. I texani hanno all’attivo 7 album in studio e 5 colonne sonore. Il precedente album: “The Wilderness” è stato definito il loro migliore da gran parte degli addetti ai lavori.


"Big Bend" è stato anticipato da due singoli, “Climbing Bear” e “Flying”. Nel primo le chitarre si intrecciano in maniera ordinata creando quella che si può definire una “mini sinfonia pop”, il tutto accompagnato da un basso molto post punk e misurate note al pianoforte. “Flying”, il secondo estratto, è un crescendo di intensità sonora che culmina con le classiche esplosioni di chitarre, ma in questo caso molto meno “cattive” del solito, dagli angoli smussati.


Il brano d'apertura dell’album, “Chisos”, può definirsi a tutti gli effetti una composizione: l’elettrico e l'acustico si fondono dando vita ad un suono tanto pulito quanto malinconico. Una prima traccia molto Nihls Frahm e poco Godspeed You! Black Emperor.

Una traccia con un esordio pop e un finale in crescendo alla Explosions dei tempi d'oro è senz'altro “Bird Family”. Una ritmica incessante e la precisione chitarristica sono la spina dorsale del brano.



Le due canzoni “meno suonate” del disco sono “Pallid Bats” e “Rains Legacy”. Post-rock, batteria incalzante e virtuosismi chitarristici non sono pervenuti. Tappeti sonori ad libitum e ritmica in sottofondo ci trasportano in un mondo in cui il tono e l’atmosfera contano più del ritmo.


In “Big Bend” ritroviamo anche la leggerezza delle chitarre e una ricerca di atmosfere oniriche già riscontrata nel precedente lavoro. La combo texana però, elimina quasi del tutto le sue lunghe eplosioni sonore che oramai erano diventate un marchio di fabbrica. Queste si ritrovano solamente in “Owl Hunting” a metà del disco: illudendo gli appassionati della catarsi elettrico esplosiva. Infatti dalla traccia seguente si riprende il filone della prima parte dell’album: melodie limpide a tratti strappalacrime ma finemente costruite per farci catapultare nel Texas più inesplorato e vero.


Gli Explosions in the Sky hanno dimostrato con questo lavoro le loro capacità compositive e di saper ritagliare sonorità su misura per ogni mood ed atmosfera; siamo curiosi di scoprire se questo lavoro sia il loro definitivo rito di passaggio o soltanto una deviazione.