Drake sta per tornare, tra sperimentazioni e vecchie certezze: ecco "Scary Hours 2" - Recensione

Dopo quasi un anno di attesa, eccoci finalmente di fronte a quello che possiamo considerare come un vero e proprio ritorno del rapper di Toronto, con un EP che anticipa l’attesissimo "Certified Lover Boy" in uscita verso la seconda parte di quest’anno, salvo sorprese o anticipazioni come è stato suo solito fare nel corso della sua impressionante carriera da record.


Un EP che ha tutta l’aria di voler sottolineare la presenza predominante di Drake nel panorama americano, ma soprattutto internazionale, assieme alle ultime produzioni che abbiamo potuto ascoltare e valutare nel corso degli ultimi due anni. Il semplice banger dello scorso anno "Laugh Now, Cry Later" ha dimostrato per esempio come Drizzy abbia ancora saldamente il controllo delle classifiche e il fatto che il suo prossimo album si chiami "Certified Lover Boy" suggerisce che probabilmente (e tutti noi lo speriamo) vedremo un artista meno dispettoso, più vicino al rapper ironico che conosciamo e amiamo.


C'è quindi motivo di credere che il sesto album in studio del figlio di Toronto - precedentemente previsto per gennaio 2021 - potrebbe segnare un ritorno ai suoi modi di conquistare tutti, sia pubblico che classifiche. La nuova fatica di Drake funziona essenzialmente proprio come il precedente EP di due canzoni "Scary Hours", pubblicato pochi mesi prima del suo quinto album “Scorpion”, uscito nel 2018. Quella mossa aveva aumentato l'attesa ma alla fine ne aveva rivelato l’incongruenza, complice una hit ("God’s Plan"), e un brano mediocre ("Diplomatic Immunity"), che avrebbero poi confuso gran parte del disco che ne seguì.

Allora, cosa ci dice questo ultimo passaggio su quello che Drizzy ha in mente? Nonostante sia un passo nella giusta direzione, ci sono sicuramente molte cose in "Scary Hours 2" che sembreranno familiari ai più, anche se queste tracce hanno un suono piuttosto disparato. "What’s Next", per esempio, presenta una sonorità molto spiccata, con influenze elettroniche e pronte per il club non molto diverse da quelle che abbiamo potuto ascoltare in "Laugh Now, Cry Later”; il silenzioso "Wants and Needs", che presenta una svolta grazie alla presenza di una stella scintillante come Lil Baby ed evoca alcune delle parti più minacciose di "Scorpion"; e infine "Lemon Pepper Freestyle”, che è il tipo di taglio freestyle esuberante con cui sappiamo che Drake ama chiudere i suoi progetti.


Dal punto di vista dei testi, affronta molti degli stessi argomenti che ci aspetteremmo dal Drake degli ultimi tempi: il viaggio da perdente a ragazzo di punta (“I sit in a box where the owners do / A boss is a role that I’ve grown into”); lo sparare a coloro che cercano di prendere la sua ‘corona’ (“These days, fame is disconnected from excellence / Half the time, I gotta ask n***as what they profession is”); applausi alle chiacchiere sulla sua vita personale (“Leave me out the comments, leave me out the nonsense”) e, ovviamente, Kanye (“I probably should go link with Yeezy / I need me some Jesus”). La differenza principale qui, tuttavia, è che Drake suona semplicemente un po’ più lucido e concentrato. La produzione sembra più nitida e coinvolgente - dai sintetizzatori penetranti e simili a sirene della traccia di apertura "What’s Next" alla strumentale vorticosa e complessa, fino ad arrivare al basso britannico di "Lemon Pepper Freestyle" di Rick Ross. Anche quest'ultimo brano presenta più di quattro minuti di barre dritte che vedono Drizzy rubare la scena interamente a Rozay. Nel complesso, in "Scary Hours 2" Drake suona meno come un artista con qualcosa da dimostrare e più come un difensore del titolo di rapstar finalmente disposto a sfidare di nuovo se stesso. Ha descritto l'uscita semplicemente come un "riscaldamento" per il suo "prossimo capolavoro", e certamente fa abbastanza per suscitare hype per l'evento principale. Come dice nel brano di apertura: "Vedremo che succederà".