In Discolo dei Superfluuuo c'è molto più che voli pindarici e surrealismo sfrenato - Recensione

Lo scorso venerdì 19 febbraio è uscito "Discolo", lo stravagante - a dir poco - album di debutto dei Superfluuuo pubblicato per Talento, dopo l'EP dello scorso maggio "Super - Ep".

"Ti sveglierai in un campo di comode stelle e sentirai storie di nuvole un po' sorde" (da "Sveglio")

Nonostante evidenti evoluzioni stilistiche rispetto ai loro primi singoli e al loro primo EP, resta anche in Discolo l'immaginario psichedelico e onirico a cui il trio ci aveva abituati. Suonato solo con sintetizzatori analogici e drum machines e registrato su cassetta, Discolo è un album che sembra uscire dall’universo della musica pop, lo-fi ed elettronica degli anni ’80. Nota di merito anche per gli artwork, tutti in splendido stile Superfluuuo, a cura di Giovanni Calaudi, mentre l’album è stato scritto, registrato, prodotto e mixato da Edoardo Castroni.


Nove tracce intrise di surreale simbolismo portato ai confini del nonsense, un toccasana per chi, come noi, vive "quantità eccessive di realtà", un problema vero. Traccia dopo traccia, suoni e strumenti partecipano attivamente ad evocare in noi immagini e ricordi ingenui ed immaturi e rimaniamo incantanti e ammaliati dalle storie che ci vengono raccontate; da come come si parla col silenzio, a quanto son comode le stelle e ancora di che sesso sono le note. Troviamo quindi una canzone che parla dell’incontro tra il mare e una mosca ("Tutto mio padre"), ma anche la storia di un pilota di aerei che precipita nel corpo di un bambino perdendo la memoria e la cognizione del tempo ("Sveglio") e infine c'è una «canzone interattiva» che in realtà è una canzone d'amore, in cui si deve aiutare il mago a ritrovare la testa del drago ("Il Drago e il Mago"), come fossimo in un videogioco, in un romanzo di Walter Scott o in un racconto di letteratura cavalleresca.

"Se guardi bene il cielo è una finestra Se la apri c’è la tua testa" (da "Il Drago e il Mago")

Dietro un apparente velo di spensieratezza puerile si nascondono brillanti allegorie della realtà moderna, unite ad una giusta dose di ironia e di leggerezza. Vi sareste mai immaginati una canzone su uno spermatozoo che per la prima volta parte nella sua breve ma intensa (anche troppo) avventura? Io no, ma ci hanno pensato i Superfluuuo a regalarcela, ed ecco "Cromatina Boy", terza traccia del disco che vede la partecipazione del cantautore Alberto Camerini. La cromatina infatti è la costruzione sovramolecolare costituita da DNA e proteine che delinea la forma in cui gli acidi nucleici si trovano nella cellula, e quindi ecco come già solo a leggere titolo la mia mente vaga con la fantasia e immagino questo "Cromatina Boy" come un personaggio della serie "Siamo fatti così" che vedevamo da piccoli.

(Qui per i più nostalgici).

Come loro stessi raccontano, il progetto Superfluuuo è nato un po' per caso e ciò si riflette anche nel nome scelto per il trio che richiama appunto l'aggettivo "superfluo". Stesso nome di una delle tracce del disco, il cui testo è semplicemente un ripetersi della frase "sono superfluo", che ho letto sia come una probabile dichiarazione della loro concezione di band, sia come un drastico cambio di prospettiva sul valore che diamo a noi stessi in relazione al mondo. In "Arancione" si sviluppa ulteriormente questa ricerca d'identità attraverso la scelta del colore che ci rappresenta meglio, invece di quello che ci è sempre stato cucito addosso. Sarà che apprezzo molto l'arancione, o sarà la metafora a cui si intreccia, ma a mio parere questa è una delle tracce più riuscite dell'album.

"Qualcuno gridava dal quarto piano: mi butto, la vita non è più brillante. Ed io mi pensavo che chi sta più in alto vede meglio il mondo circostante" (da "Arancione")

Il disco si chiude poi con "Uscita", brano strumentale con una storia particolare come i tre ci raccontano: «Hanno spedito un registratore a cassetta nello spazio e forse qualcuno l’ha rapito o l’ha preso per sbaglio, l’ha lasciato acceso per il tempo di un secondo o di un’infinita serie di anni luce, l’ha rallentato, reversato, velocizzato e manipolato e poi l’ha buttato in un posto in cui qualcuno lo potesse certamente trovare così da poter sentire quello che riesci a sentire adesso. Sei felice di questo messaggio?»


Elementi di vita vera che si uniscono al mondo del fantastico, al di là della razionalità lasciando spazio all'immaginazione e alla libera interpretazione. In un brano dei Superfluuuo puoi vederci tutto o non vederci nulla. Se nel loro precedente EP era forte il richiamo ad altri specialisti del genere surreale (in primis Pop X), con questo disco i Superfluuuo sanciscono le loro diversità e ufficializzano la nascita di un loro microcosmo musicale unico, introspettivo e affollato da trovate stilisticamente e narrativamente originali. Se coi primi singoli i Superfluuuo avevano catturato la mia curiosità solo a metà, con questo disco(lo) l'hanno invece conquistata del tutto.