• Marco Anghileri

Vi abbiamo mai parlato di quando Daniele Celona si è tuffato nei nostri "Abissi Tascabili"?

Quando ho sentito per la prima volta Daniele Celona non ci volevo credere, avevo trovato la dimensione perfetta della musica che amo, distante dai mostri sacri nazionalpopolari, ma anche dalla scena alternativa che si stava definendo. Erano i tempi di “Fiori e Demoni”, gioiello d’esordio del cantautore torinese, un album a tratti grezzo, ma con un’intensità sia musicale che testuale di quelle che non ti dimentichi facilmente. Sono passati diversi mesi dall'uscita del disco di cui parliamo oggi, ma un approfondimento se lo merita tutto.

Dopo un altro lavoro in studio e un bellissimo album live, infatti, il 25 ottobre 2018 è il turno di “Abissi Tascabili” nel quale CelonaNerd, come si autodefinisce scherzosamente, racconta dieci storie non solo attraverso la musica, ma anche grazie alla reinterpretazione grafica di altrettanti artisti del Progetto Stigma, andando così a creare un’opera veramente interessante. Il package del CD, infatti, non è il jewel-box (la scatoletta di plastica, per intenderci), bensì un libro quadrato delle dimensioni di un vinile contenente tutti i testi rappresentati sotto forma di fumetto dagli artisti, in modo da far immergere l’ascoltatore ulteriormente nelle atmosfere delle canzoni.

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L’apertura è affidata ad “Orfeo”, che contrappone una strofa melodica ai riff e ai ritornelli incalzanti, seguita immediatamente da “HD Blue”, senza dubbio una delle tracce migliori dell’album. L’altalena di emozioni non si ferma, anzi, “SSRI (e se sarai)” è uno stacco ritmatissimo che porta alla bellissima “Lupi nel Buio”, chiusa in collaborazione col Sunshine Gospel Choir. Neanche il tempo di riprendere fiato e i BPM ritornano ad aumentare, con “Shinigami” che vede un Pierpaolo Capovilla in grandissima forma a ricordarci quanto la sua voce, anche per pochi secondi, riesca ad emozionarci. La seconda metà di “Abissi Tascabili” si apre con la riuscitissima “Memorie di un ESP”, la cui esplosione finale è seguita dalle chitarre de “I Ragazzi dello Zoo”, che ha quel sound che ci ha fatto amare band ‘90s come, ad esempio, gli Strokes. Con “La Figlia dell’Uomo Nero”, Daniele ci ricorda quanto le ninne nanne siano tra i suoi punti forti e ci accompagna alle due tracce di chiusura. Quando si crede che ormai il meglio sia passato, in realtà ci troviamo di fronte a due brani immensi: “Maelstrom”, che è un bellissimo dialogo tra il nostro e Paolo Benvegnù e soprattutto la struggente “24617”, che dà il colpo di grazia concludendo con:

“Tutto in fretta cambia / La notte e chi la guarda / Sarò uno di quei punti / Che brillano anche se sono spenti”.

Non capita tutti i giorni sottomano un album di questo spessore, sotto ogni punto di vista, dall’originale accoppiata canzone/fumetto alle armonie, dai suoni ai testi: Daniele Celona è degli artisti più interessanti del nostro paese e questo lavoro merita decisamente un ascolto.


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