• Michela Ginestri

Dai vinili a Netflix: intervista a due amici producer, gli Altarboy

Oggi vi raccontiamo la storia di due amici, due compagni di scuola elementare che, negli anni, hanno coltivato insieme la passione per la musica e per il suono, passione che si è sviluppata nel tempo fino a diventare un lavoro con il progetto discografico e live "Altarboy", con il quale i due si sono consolidati sulla scena dell’elettronica internazionale e nostrana. Le produzioni del duo, rigorosamente in vinile, hanno riscosso successi e sold-out negli store più importanti della scena internazionale, (dal Tecnique di Tokyo all' Hardwax di Berlino, passando per il Techno import di Parigi, l'Amoeba Music a Los Angeles, Phonica di Londra e arrivando in Italia, al Remix di Roma e Serendeepity di Milano). Il 2019 è l'anno del loro primo album “Way Beyond", un disco pop-elettronico dalle atmosfere dream, il cui successo li apre a un nuovo pubblico e a nuove opportunità. Quattro singoli dell'album vengono infatti inseriti nella colonna sonora della serie Netflix "Baby", sempre per la quale hanno rilasciato, lo scorso settembre, un brano dal titolo "Vertigine" in collaborazione con Levante, una delle voci più potenti e suasive del panorama musicale contemporaneo. Abbiamo avuto il piacere di chiedergli qualche curiosità sul lavoro dei producer, sulla loro visione della musica e dei successi attuali, un nuovo punto di vista che senza dubbio vi incuriosirà.


Ciao Altarboy e benvenuti su IndieVision! Iniziamo con una curiosità, da dove viene la scelta del nome “Altarboy” per il vostro progetto?

"Altarboy" vuol dire chirichetto. Noi ci conosciamo fin dai tempi delle elementari e questa figura un po’ ci rappresenta sia perché abbiamo sempre conservato il nostro lato bambinesco sia perché per tanti ragazzi giovanissimi la chiesa rappresenta il primo palcoscenico dove ci si esibisce.

Nel vostro percorso musicale avete spesso collaborato con artisti molto diversi tra loro, internazionali e non. Ci sono delle difficoltà in questo o è motivo di ispirazione e di ricerca?

Essere produttori per noi è anche un lavoro di ricerca continua di generi di stili e di contaminazioni passate e presenti, quindi lavorare con artisti di diversa nazionalità con percorsi differenti dal nostro, può solo che ispirare e accrescere la nostra conoscenza. Il problema è quando questa cosa non avviene.

Lo scorso mese è uscita “Vertigine” con la voce di Levante, per la serie Netflix “Baby”. Come nasce questa collaborazione?

E’ nata negli studi di Fabula Pictures insieme al produttore della serie di Netflix “Baby” Marco De Angelis. Noi eravamo già parte con quattro singoli della colonna sonora delle prime due stagioni e per la terza, quella finale, Marco aveva bisogno di qualcosa di eccezionale così ha pensato che avrebbe potuto funzionare unire un duo dal suono internazionale come noi con una artista italiana già molto affermata come Levante. Come dargli torto!! Levante è fantastica, la colonna sonora di “Baby” resta una delle più riuscite in assoluto e “Vertigine” sta riscuotendo il successo che merita.


C’è qualcun altro in particolare con cui vi piacerebbe collaborare, sia fuori che dentro l’Italia, in futuro?

Oddio!!! La lista è veramente lunga, diciamo che se restringiamo il campo ai cantanti ci sono timbri vocali che a noi piacciono molto.

Proprio ad ottobre dello scorso anno è uscito il vostro primo album “Way Beyond”, di cui due brani “Blow” e “You on me” sono diventati colonna sonora della serie “Baby” di Netflix. Grazie a quest’album siete anche stati selezionati da YoutubeMusic tra i 50 artisti più influenti che hanno dettato il suono del 2019. Cosa vi portate dietro di questo ultimo anno? Vi piacerebbe produrre ancora per serie tv e simili?

“Way Beyond” per noi è stato un album molto importante, pieno di significati.

Siamo tornati alle nostre origini rivisitando il suono 80’ in chiave attuale. Ne è uscito un album synth pop dalle atmosfere dream che di fatto ci ha permesso di uscire dall’elettronica club oriented per avvicinarci ad un pubblico diverso. Possiamo giudicare questa scelta molto riuscita sia perché ci siamo molto divertiti nel produrlo, sia perché ben quattro singoli sono diventati parte di una delle colonne sonore più riuscite in assoluto per quanto riguarda le serie (Baby-Netflix). Ci piacerebbe molto poter continuare a collaborare in questo senso sia nel mondo delle serie che del film scoring in generale poichè rappresenta un punto di osservazione molto interessante nell’approccio alla produzione di un brano.

Essere diventati poi un esempio da seguire ci stimola a continuare in questa direzione. Abbiamo visto che ora sono molti i produttori che in Italia stanno seguendo questo percorso ed essere stati un po’ gli apripista non può che renderci soddisfatti del nostro lavoro.

Una domanda più “tecnica” sul vostro lavoro… Quanto è importante secondo voi avere una base musicale elaborata per il successo di un’artista o del brano stesso? Come si distingue una base innovativa da una più “mainstream”?

Non è detto che se una base è molto elaborata possa funzionare anzi spesso le cose più semplici più dirette sono quelle che arrivano meglio. L’importante è la ricerca di un suono, di uno stile che ti possa rendere riconoscibile tra i tanti e per fare questo bisogna lavorare molto e ricordarsi anche che se non piaci a te te stesso sarà difficile conquistare qualcuno.

In Italia sentite ci sia troppa o troppa poca qualità in quanto a basi?

C’è un po’ di tutto. Ci sono prodotti che suonano veramente bene fatti da gente “cazzuta” come ci sono tanti che pensano di improvvisarsi producer perché hanno un computer e smanettano un software. I secondi creano solo tanta confusione.

In questi anni stiamo assistendo ad un progressivo ritorno al giradischi, per i più nostalgici dettato da un voler tornare alla musica delle origini mentre per altri, dati alla mano, è una tendenza di mercato che si sta consolidando sempre di più, non in alternativa al digitale ma a fianco di esso. Per voi che siete cresciuti a pane e giradischi, visto che le vostre prime produzioni erano «rigorosamente in vinile», come vedete questo “ritorno al vinile”?

Lo vediamo molto positivamente. Noi siamo cresciuti nei negozi di dischi e il vinile per noi rappresenta non solo un supporto “caldo” dal punto di vista del suono ma anche un vero e proprio oggetto di culto che unisce musica ad arte figurativa. Chi appenderebbe un cd alla parete!!? Certo i numeri non sono e non saranno più quelli di una volta poiché le nuove generazioni sono state abituate ad un modello di fruizione digitale legato a supporti tascabili e collegati sempre alla rete (smartphone ecc..).

Concludiamo così: se domani mattina doveste partire per la luna e portare con voi solo 3 canzoni, quali sarebbero?

Bhe, sulla luna non puoi che portare tutto “The Dark side of the Moon” dei Pink Floyd.


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