• Michela Ginestri

Croci e delizie dell'amore secondo Carota

Inizia a delinearsi il pentagono dello Stato Sociale, conosciamo un po' meglio "Carota" aka Enrico Roberto, terzo dei cinque album dei componenti Lo Stato Sociale, uscito lo scorso venerdì 12 febbraio sempre per Garrincha Dischi/Island Record.


Come era stato per Bebo e Checco, anche Carota coinvolge diversi amici nel suo disco da solista, da Willie Peyote, in featuring con lui nel brano Il giorno dopo: «il mio è un tipo di scrittura abbastanza fumosa, più poetica che prosaica, quindi ho voluto qualcuno che bilanciasse il tutto», ai Mamakass nelle prime tre tracce del disco. Il risultato è un disco di cinque tracce che ben riesce a condensare il desiderio di musica popolare mantenendo salde le radici nella cultura underground e andando a toccare una moltitudine di generi e di ritmiche ben moderate tra loro.


Se Bebo nel suo album ci ha mostrato la sua condivisibile prospettiva del mondo circostante e Checco ci ha regalato la sua intima visione del lato umano di ognuno di noi, raccontandoci delle paure e del duro confronto con la realtà ed elogiando le diverse fragilità di ognuno di noi, Carota ci porta nel suo mondo romantico e disilluso, interpretando le diverse evoluzioni dell'amore e dei cambiamenti. C’è un amore appena scoperto, cullato dentro un desiderio di protezione ne “Il giorno dopo”, un amore che crolla da un momento all’altro in “Mare di cartone” e, ancora, c’è un amore più spensierato e passionale in "Dj di merda".

Ad aprire l'album è "Il giorno dopo", cantata insieme a Willie Peyote, che si mescola perfettamente al mood della canzone e alla voce di Carota. «E' un brano che volge lo sguardo sulla depressione, nella mia accezione personale. Vuole parlare dell'amore che provo per la persona che ho al mio fianco, soprattutto per i suoi momenti di fragilità». Una depressione che viene vista come "troppa gente dentro di me", un sovraffollamento di idee e di emozioni che non sempre è facile da gestire, e si finisce col perdere l'orientamento e quindi anche la direzione. In questo periodo di forti dubbi e di confusione può essere facile smarrirsi, ma non è detto che ci si debba per forza perdere. E' in momenti come questi che l'amore può far ordine. Siamo umani, essere fragile è un nostro diritto, ma saper reagire una grande fortuna. L'amore poi, ancora di più.

"Tu sei come un vettore, che unisce i miei punti di sospensione. Sei una riga dritta come l'equatore" (da "Il giorno dopo")

Il pezzo più pop e scanzonato del disco è senza dubbio "Colorado", scritta a quattro mani con Albi, un invito a lasciarsi un po' andare dove cazzo ci pare, va bene ovunque. "Prendimi la mano e andiamo a rischiare la vita io e te, partiamo per il Colorado o per il piano di sopra", perchè quando si è con la persona giusta alla fine, ci va bene andare ovunque e saremo sempre nel posto giusto al momento giusto.

"Buttiamoci dal tetto e facciamo cazzate. Siamo fatti per restare ed io ci sono rimasto un po' " (da "Colorado")

L'invito a scappare dalla normalità di "Colorado" si trasforma completamente in "Mare di Cartone", che racconta la sensazione di abbandono dopo la fine rovinosa di una storia d'amore. C'è la delusione di non aver saputo prevedere e cavalcare l'onda del cambiamento, c'è lo sconforto e l'amarezza nel mettere la parola fine. C'è il dolore da superare, ma di cui si riesce a parlare con la giusta consapevolezza solo una volta superato, come ci racconta lo stesso Carota «È stato molto difficile scrivere di questo tema perchè ho dovuto ricalarmi in situazioni di sofferenza che avevo superato da tempo. Ma in quel momento ne ho sentito la necessità, forse per dare un taglio netto col passato, forse per puro autolesionismo. Chi lo sa.»

"Quanto è difficile volersi bene quando la TV è accesa" (da "Mare di Cartone")

Sarà l'idea del mare che, insieme a quella del bruciare tutto è spesso frequente nelle canzoni de Lo Stato Sociale a far breccia su di me ogni volta, ma "Al sole dell’ultima spiaggia" è forse la traccia che più mi ha colpita tra tutte. Un brano semplice ma singolare, che Carota dedica apertamente alla città di Bologna: «È un pezzo che ha molto a che fare con la mia adolescenza. Io sono cresciuto tra case occupate e casa popolari di Bologna e ho cercato semplicemente di descrivere il ricordo di cosa era la mia vita all’epoca». Parla della vita di chi cerca di emergere da una realtà che ti regala poche possibilità rispetto a tante altre e la voglia di farcela alternate a momenti di semplice quotidianità e di condivisione tra amici.

C'è chi pensa di potercela fare e chi ci crede davvero e alla fine riesce a mettersi quel famigerato mondo in tasca, nonostante tutte le difficoltà che ci capitano ogni giorno.

"C'è chi ha ancora voglia di bruciare tutto, di mettersi il mondo in tasca. Ma a volte è più facile lasciarsi andare a fondo, Sdraiati al sole dell'ultima spiaggia" (da "Al sole dell'ultima spiaggia")

Chiude il disco la regaz version di "DJ di merda", brano dal ritmo estivo uscito nell'estate del 2019, che originalmente vedeva le voci di Arisa e Myss Keta sostituite dal caldo timbro di Checco nei ritornelli. Scritta dallo stesso Carota in un periodo in cui era talmente innamorato «che stavo veramente pensando fosse una tragedia vedere la mia ragazza alzarsi dal letto e rivestirsi, quasi come quando scioperano i tabaccai». Insieme a Colorado i brani più puramente pop, ritmati e ballabili del disco.

"Ma chi l'ha detto che alla fine ci si stanca? Vorrei baciarti in ogni pausa, tra una parola e l'altra" (da "DJ di merda")

Siamo a poco più di metà strada nel percorso che ci sta portando a conoscere i lati più nascosti dei cinque regaz di Bologna. In attesa di ascoltare gli ultimi due album di Lodo e Albi, prima di vederli sul palco di Sanremo, possiamo già dire che il lato più romantico de Lo Stato Sociale è racchiuso nella penna di Carota, che ancora una volta in queste cinque tracce ci dà la prova di come si possa parlare di sentimenti con sincerità ed eleganza.


Foto di Jessica de Maio.

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