• Michela Ginestri

Bruciare bruciare bruciare: l'elogio della fragilità per Checco.

Continua il viaggio alla scoperta dei cinque dischi dei componenti de Lo Stato Sociale. Un disco a settimana ogni venerdì fino alla settimana di Sanremo, che vedrà il collettivo di Bologna sul palco dell'Ariston per la seconda volta.

Dopo il brillante esordio di Bebo che vi abbiamo raccontato qualche giorno fa, il secondo a pubblicare il proprio disco è Francesco "Checco" Draicchio con "Checco", uscito lo scorso venerdì per Garrincha Dischi/Island Record.

«Abbiamo cercato di rappresentare quello che siamo dopo dieci anni di percorso collettivo. Abbiamo scomposto Lo Stato Sociale e, incuriositi, abbiamo scoperto i pezzi che lo compongono. L’abbiamo fatto per far capire meglio la nostra realtà e la nostra natura caotica, che è assolutamente speciale e unica nel panorama italiano: il che non è un pregio o un difetto, è semplicemente un dato di fatto». I cinque amici de Lo Stato Sociale si mettono in gioco con un progetto originale e ambizioso per far conoscere ogni singolo elemento della band valorizzando la poetica di ciascuno.




Così come per Bebo - e verosimilmente come sarà per ogni componente della band - il disco di Checco è composto da 5 tracce, alcune scritte con gli altri componenti della band (come “Delorean”, scritta a quattro mani con Albi, “Vivere” insieme a Lodo «una specie di vestito in cui entravamo bene entrambi» e “Perso” con Bebo) e altre nate in solitaria, “Barca” e “Luce”, tutte prodotte da Andrea “Sollo” Sologni (Gazebo Penguins).


Un disco concepito come «un viaggio circolare in Interrail che parte da una costa e finisce ai confini dell’Universo (...) uno scambio di lettere tra amici per chiedersi: come va, come stai?», in cui è perspicua la vena punk a tratti autocritica ma decisamente realistica di Checco.

Prima traccia ad aprire l'album è "Barca" una canzone che «parla della paura un attimo prima di fare il salto, lo spazio d’aria che si trova sotto i piedi appena li stacchi dal suolo. Il movimento che fa una barca quando salpa. Parla dell’inizio di un viaggio di cambiamento, della paternità» come ci racconta lo stesso autore.


Una canzone in cui almeno una volta nella vita ci siamo ritrovati tutti, una situazione ineluttabile nella vita di ognuno di noi: è l'attimo in cui facciamo i conti con noi stessi di fronte a qualcosa di nuovo o a noi sconosciuto e abbiamo un po' di paura. Spesso infatti ci troviamo "sdraiati mentre aspettiamo" qualcosa o qualcuno che ci porti via. Non esiste un mondo senza paura e probabilmente se esistesse non saremmo mai davvero felici. "Barca" è la descrizione di questa realtà con un velo di fiducia in più: una voglia di leggerezza in una realtà decisamente pesante e piena di incertezze, è una barca appena salpata che sembra disorientata dalle onde del mare ma arriva a controllarle e cavalcarle.

"Mi ci vorrebbe un manuale per attraversare il mare. Ma resto fermo qui" (da "Barca")

Ammetto la mia più grande colpa (finora) in questa vita: aver aspettato 25 anni per vedere la trilogia di "Ritorno al futuro", ma forse ho fatto bene perchè in fin dei conti è stato il momento giusto. Sarà infatti un caso che dopo qualche giorno sia uscita una canzone chiamata "DeLorean"? Beh no, grazie Checco. Un brano chiaro sin dal primo verso: "Io sto male", sintesi del «malessere che proviamo in relazione al mondo che accelera, l’aver disimparato a star bene per stare dentro certi confini, certi usi e costumi che intrappolano. Fino al momento in cui ti rendi conto che, per essere più leggeri, basta guardare tutto da un’altra prospettiva con il filtro dell’immaginazione». Una questione di equilibrio insomma, come tutte le cose, tra lo stare al passo col mondo, come ci dicono le pubblicità, e farsi due passi nel mondo. Sarebbe tutto molto più facile se avessimo un manuale d'istruzioni per saper reagire prontamente alle imprevedibili accelerazioni dell'umanità, ma nonostante lo vendano su Amazon, sono dell'idea che non potrà mai esistere. (O forse potrebbe essere un libro al contrario, da scrivere alla fine della nostra vita e valido solo per noi stessi. Che libro del cazzo.)

"E allora andiamo un po' più in là, andiamo con la Delorean Che senza limiti ti posso amare, Oltre ai confini possiamo viaggiare un po' più in là" (da "Delorean")

Una ricetta giusta per vivere bene non c'è. Da questo assunto parte la riflessione del terzo brano di Checco "Vivere", forse tra tutte la traccia più pop e scanzonata.

«Vivere è una sorta di vaffanculo per non rinunciare a se stessi. Per accettare ciò che si è e per dire non me ne frega un cazzo: io sono così, qui e ora», come avrebbe detto Claudio Villa qualche anno fa: "Voglio vivere così".

Compromessi, pudore, problemi, vincere, perdere, oggi, domani: convenzioni sociali che riducono drammaticamente ogni nostra libertà d'azione a questo mondo. Checco le smonta, una per una, riducendo in macerie tutte le relative stigmatizzazioni che affliggono la nostra quotidianità. Vivere senza cercare di essere perfetti, senza pensare troppo o troppo poco, sbagliare, disobbedire. Insomma: essere se stessi, fino in fondo. Un obiettivo nobile e impegnativo che forse potremmo addirittura elevare a senso ultimo della vita, come diceva quel rispettabile senatore: "fatti li cazzi tua".

"Voglio vivere senza mai cercare di essere perfetto [...] Voglio credere alle favole, sbagliare tutto." (da "Vivere")

Penultima traccia è "Perso", probabilmente tra quelle più incisive del disco. Ritmo decisamente più calmo rispetto alla precedente "Vivere" che ben accompagna una riflessione intima di Checco su «quel momento dopo la corsa, prima che l’inerzia di tutto quello fai ti arrivi addosso: fare una pausa per fare ordine e ritrovarsi».

Una ricerca di speranza, di fiducia nel futuro e nel mondo circostante, una forte indagine introspettiva da cui emerge una vena romantica, talvolta istintiva. Prendere fiato e ricominciare a volte è d'obbligo.

"Lascia stare e vienimi a cercare tra l'angolo di un fiume е una canzone da cantare. Cerco speranza da poter barattare" (da "Perso")

Chiude il disco "Luce", dedicata a Mirko Bertuccioli (cantante e amico del collettivo, "Zagor" dei Camillas scomparso recentemente). Con le chitarre di Giacomo Gelati (Altre di B), Checco ci regala una lettera più che una canzone, il brano forse più emotivo tra tutti.

«Mi sarebbe piaciuto fare ascoltare questo lavoro a Mirko Bertuccioli. Ha sempre rappresentato per me una sorta di padre musicale amorevole ma severo. Dopo la sua morte ho pensato che l’unico modo di farglielo sentire fosse adattare una lettera che ho scritto a lui come se la scrivessi al me da bambino. In barba al tempo, per colmare la distanza tra quello che sono e quello che avrei voluto essere». Citando forse la loro "Eri più bella come ipotesi" (contenuta in Amore, lavoro e altri miti da sfatare) la sintesi di questa lettera è proprio quel "Bruciare, bruciare bruciare", quasi un imperativo morale.

"Non sei le cose che hai, non sei la vita che vivi, non sei le cose che lasci. Apri gli occhi: noi siamo luce" (da "Luce")

Dopo il capitolo flusso di coscienza di Bebo, Checco ci ha presentato la componente fragile e romantica de Lo Stato Sociale. Questo viaggio ci sta piacendo parecchio, avanti il prossimo!

Foto di Jessica de Maio.

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