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"Chameleon" è il quarto EP in studio dei Palmaria - Intervista

Il 24 novembre scorso Peermusic Italy ha rilasciato il nuovo EP dei Palmaria "Chameleon", un disco fresco, camaleontico e avvolgente che sprigiona a pieno la vivacità dei due giovani.

Il duo, formato da Francesco Drovandi e Giulia Magnani, prende ufficialmente vita nel 2017 con la pubblicazione dell'EP di debutto "Swim", un ottimo successo che li portò nel giugno 2019 al primo concerto da headliner a Londra, al Servant Jazz Quarters e alla pubblicazione del secondo EP "Grow". Due anni dopo, tornano con il terzo EP in studio "Crystallize" sancendo poi, nel 2022, la collaborazione con Peermusic Italy e l'uscita di "Chameleon".


"Chameleon" è un riflesso forte e veritiero di Francesco e Giulia, mette assieme le influenze dei due giovani, uniti dalle origini liguri e una parte di vita trascorsa a Londra, le esperienze, gli ascolti e i cambiamenti dei due: Con un sound fresco, che passa dall'alt-pop a brani elettro ballad come "Piscine" o ai ritmi quasi tribali nell'omonima traccia di apertura "Chameleon", evidenzia particolarmente il legame dei due con la natura, che viene ripresa nei suoni e nell'immagine di vulnerabilità espressa nei testi.


Ciao ragazzi e benvenuti su IndieVision. Lo scorso novembre è uscito "Chameleon", il vostro nuovo EP. Il suo carattere camaleontico, mutevole nella forma e nei colori, viene sottolineato già nella title track, penso ad esempio ai versi “I used to see in black and white, now my eyes are open wide”. Da cosa è nata quest’energia, questa voglia di "trasformarsi"?

Dopo il primo lungo periodo di lockdown, ci siamo ritrovati in studio a Milano ed è stato come tornare alla vita, abbiamo liberato l'energia compressa che si era accumulata, il primo brano che abbiamo scritto è proprio "Chameleon".


Le vostre zone di origine quanto hanno influenzato il percorso artistico? Ci sono stati viaggi che vi hanno segnato particolarmente?

Moltissimo, ci ispiriamo molto alla natura e ai paesaggi della "nostra" Liguria, una terra davvero unica e con cui abbiamo un rapporto di amore / odio. Una delle particolarità della nostra zona è che cambia completamente a seconda delle stagioni, non solo a livello paesaggistico ma anche a livello sociale, d'inverno è un luogo molto tranquillo e spesso quasi desolato, mentre dalla primavera in poi si riempie di turisti, succedono un sacco di cose, ci sono feste etc.


"Odissea/Astronave" è l’unico brano completamente in italiano, potremmo dire anche il più introspettivo, delicato. C'è un motivo particolare nella scelta di optare per la vostra lingua di origine proprio per questo testo?

Diciamo che è successo che il primo brano scritto completamente in italiano sia stato così personale. Decisamente è il più intimo dell'EP, che racconta davvero tanto di noi e di quello che è stato il nostro percorso fino a oggi.


Invece in "Sunflower" e "Coney Island" è presente un mix delle due lingue, sebbene l’inglese sia prevalente così come nel resto delle vostre produzioni. Come mai avete iniziato a scrivere testi in inglese?

Il nostro progetto è nato più o meno in corrispondenza con il nostro spostamento a Londra, anche se i primissimi brani sono stati registrati subito prima, ma da subito c'era una grande voglia di esprimersi nella lingua in cui ascoltavamo tutti i nostri artisti preferiti. Ovviamente apprezziamo molto la musica italiana, ma solo qualche anno fa era difficile trovarne nel nostro genere, mentre oggi le cose stanno cambiando rapidamente e crediamo si stiano sviluppando delle scene davvero interessanti.

La scorsa estate avete collaborato con il produttore tedesco Moglii per il singolo "Desert". Avete nuovi progetti in programma con lui o ci sono produttori con cui attualmente vi piacerebbe collaborare?

È stata un'esperienza fantastica, abbiamo guidato fino al nord della Germania e passato 3 giorni con lui in una casa nel bosco, lì abbiamo scritto, prodotto e registrato "Desert" e "Volcano". Collaborare ci piace moltissimo e pensiamo sia fondamentale per crescere e creare qualcosa di unico, è incredibile quello che nasce dall’incontro con artisti diversi.


Com'è nato il vostro sound, potremmo dire un alt-pop che riprende sonorità (e synth) anni 80/90? Ci sono artisti che vi hanno segnato particolarmente?

Il nostro sound nasce dalle moltissime influenze di entrambi.. Come sempre la musica che nasce non è per forza una conseguenza diretta dei propri gusti o ascolti. C’è qualcosa di magico e imperscrutabile. Gli artisti che apprezziamo di più sono quelli che riescono a arrivare a moltissime persone con un sound poco mainstream e molto personale, che sanno sempre cambiare e reinventarsi.


"Chameleon", come manifesto di apertura e trasformazione, spinge al cambiamento e sostiene, in un certo senso, chi si ritrova ad affrontarne uno. Voi che progetti avete per il futuro?

Ora che abbiamo pubblicato questi brani, in cui abbiamo messo l’anima, non vediamo l’ora di suonarli dal vivo, presto potremo condividere novità in proposito sui nostri social.




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