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L’Ultima Chiamata dei CCCP: la messa profana con cui abbiamo salutato il più grande cortocircuito della musica italiana - Live Report

Aggiornamento: 8 lug 2025

Mai avrei pensato di sentire dal vivo questo carrozzone sgangherato. Mai avrei immaginato di vedere Ferretti ancora sul palco con Zamboni, Annarella e Fatur. Mai, soprattutto, mi sarei immaginato, dopo essermi perso la data milanese dell’anno scorso per “affinità e divergenze” con il festival organizzatore, che ci sarebbe stata un’Ultima Chiamata alla quale appellarmi per colmare questo vuoto.


Annarella Giudici, benemerita soubrette dei CCCP, regge il cartello "Ultima Chiamata", titolo dell'ultimo tour della band emiliana
Foto di Riccardo Trudi Diotallevi

E invece sono le 19.40 e sono sotto il palco dentro il Castello di Legnano, dove scopro con molto piacere che al Rugby Sound Festival ci sono meno zanzare e fa molto meno caldo di quanto immaginassi. Accanto a me un pubblico con età media piuttosto elevata, non mi stupisce un granché, ma molto eterogeneo. Posso fare il noiosone per due righe? Sì lo faccio: anche questa sera non vedo nessun gruppo d’apertura, sconfortante abitudine che ormai sto notando diffondersi sempre di più. Chapeau, sotto questo punto di vista, a Manuel Agnelli e ai gruppi emergentissimi che sta chiamando ad aprire le date del tour di quest’anno dei suoi Afterhours.


Per raccontare i CCCP credo non basti un articolo, doverlo fare in un paio di paragrafi è ancora più difficile. Giovanni Lindo Ferretti (voce) e Massimo Zamboni (chitarre) si conoscono a Berlino Ovest, in Adenauer Platz nel 1981, curiosamente ho alloggiato a 200mt da lì quando sono stato nella mia città preferita l’ultima volta, l’estate scorsa. Le prime esibizioni si tengono a Carpi, definita dalla band “L’estrema periferia berlinese”, ma gli artisti non mancheranno di tornare nel capoluogo tedesco per farsi influenzare dalla luminosa scena underground locale e dalle comunità islamiche. Ai due inizialmente si affiancano Umberto Negri (basso) e Zeo Giudici (drum machine), ma è due anni dopo che al collettivo si uniscono nel ruolo di performer Annarella Giudici e Danilo Fatur, presenze fondamentali nell’estetica e nell’immaginario finale del gruppo.


Una drum machine martellante, un basso drittissimo, una chitarra noise e graffiantissima, saturata all’inverosimile, caratterizzano le sonorità dei quattro, sui quali Ferretti canta pressoché in ogni modo (si va dalle urla al canto quasi ecclesiastico, passando per il parlato) slogan e testi, talvolta dilungandosi ma soprattutto centellinando le parole, sempre taglienti come bisturi. Il risultato è un post-punk che ti inchioda anche solo all’ascolto, ma ad aumentare la provocazione sono le esibizioni live dei due performer: la quasi “aristocratica” Annarella, ieratica e affascinante, quasi sempre immobile o impegnata in movimenti leggiadri e Danilo, caotico e grottesco, a creare dinamica anche visiva con i suoi balli sgraziati.


Nel marzo del 1988, tutto ciò, è andato in onda per 25 minuti consecutivi in diretta su Rai Due, senza playback, interruzioni, stacchetti o pubblicità. Soprattutto senza censura. Questo è quello che si è trovato chi ha avuto la fortuna o la sfortuna di trovarsi davanti alla televisione in quel preciso momento.



Una realtà assurda per i tempi ed assurda anche per i giorni nostri: un miscuglio, solo apparentemente, insensato di suoni e rumori, fedi e ideologie, parole e gesti, slogan e preghiere.


Alle 21.15, con un quarto d’ora accademico di ritardo sull’orario annunciato, i 4 “ragazzotti” salgono sul palco. Alla “benemerita soubrette” Annarella il compito, sulla base “meccanica” di “B.B.B.”, di scandire le prime, attualissime seppur scritte più di 35 anni fa, parole di questo densissimo live.

“È tempo di insoddisfatti È tempo di pentimenti E la voglia di vivere In un'Europa inutile Serpeggia sotterranea E non riaffiora E non è tempo Di assaltare il cielo Neanche di talpe Inutili come le spiegazioni”

È solo quando, qualche canzone dopo, sento l’arpeggio di “Morire”, però, che realizzo che davanti a me si sta esibendo questa surreale banda: sul frenetico spoken di Ferretti si raccolgono un migliaio di voci almeno, che vanno poi a moltiplicarsi e a tramutarsi in un abbraccio al “Lode a Pier Paolo Pasolini” del frontman.

"Non so dei vostri buoni propositi perché non mi riguardano Esiste una sconfitta pari al venire corroso Che non ho scelto io ma è dell'epoca in cui vivo La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere"

“Libera me domine” e “Madre” accompagnano verso l’incredibile live version di “Maciste contro Tutti”, più di 10 minuti del tema epico che va a sfociare nell’urlo “Costanzo Show / Italia Olè / Mozzill’o Re / Uè / CCCP!”. Questa sezione è forse la parte del concerto che rende maggiore giustizia alla band a supporto, tra violino, tastiere, percussioni di vario tipo, basso e chitarra a reggere e a dare botta sonora al carrozzone emiliano.


Non una parola dal termine della precedente, e il mood si ribalta completamente con l’incredibile “Oh Battagliero!”, recentemente definita dallo stesso Ferretti “Un pezzo da far invidia alle grandi orchestre di liscio”, che lascia spazio alla più sfrenata “Valiuum Tavor Serenase”, con la sua sempre surreale semicover di “Romagna mia” nel mezzo.


CCCP - Fedeli alla Linea
Foto di Riccardo Trudi Diotallevi

Degne di meritevolissima menzione anche “Radio Kabul” (versione splendida) e “Punk Islam” che, dapprima, vanno dapprima a toccare il cuore e successivamente a scatenare il pubblico che si lascia andare anche a qualche, educatissimo, pogo. Annarella è immobile, con un burqa integrale, a scrutare severamente la folla davanti a lei. Nello stacco del secondo brano, al momento del grido scimmiottante la professione di fede islamica “Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta”, Ferretti si ferma, sorrisone sulle labbra, ci guarda tutti, contemporaneamente, negli occhi, prima di esclamare con il suo fare eternamente provocatorio: 

“Chi è grande? Chi è il profeta?”

È forse un’esistenza, quella dei CCCP, evidenziatasi in questo live, proprio basata sulle dicotomie, tra il sacro e il profano (sia nel senso cristiano che non), tra i brani appositamente accoppiati tra loro in scaletta come i due precedenti, tra Ferretti e Zamboni e, forse nel più eclatante dei casi, tra l’elegantissima Annarella Giudici e l’artista del popolo, citato (pardon!) solo ora, il grandissimo Danilo Fatur.


Dopo il reggae di “And the radio plays”, lo zoppo valzer di “Guerra e Pace” ci arriva in faccia veramente forte, con il suo testo attuale più che mai.

“E noi che siamo esseri liberi Un ciclo siam macellati E un ciclo siam macellai Un ciclo riempiamo gli arsenali E un ciclo riempiamo i granai”

“Emilia Paranoica” è stato forse il momento che mi ha incollato di più: Annarella è vestita da crocerossina, urla e successivamente sventola una bandiera del PCI, il resto della band suona il pezzo manifesto in assoluto del quartetto. Lo urliamo tutti, si vede anche qualche, sparuto, pugno alzato, con buona pace di Giovanni.

“Emilia di notti, dissolversi stupide sparire una ad una Impotenti in un posto nuovo dell'ARCI Emilia di notti agitate per riempire la vita Emilia di notti tranquille in cui seduzione è dormire Emilia di notti ricordo senza che torni la felicità Emilia di notti d'attesa di non so più Quale amor mio che non muore E non sei tu”

L’ultima coppia di brani del set “regolamentare” si apre con l’unica cover della serata, ovvero “Bang Bang (My Baby Shot Me Down)”, pubblicata dalla cantautrice americana Cher nel 1966 e riproposta in italiano, prima che dai nostri, da vari artisti tra cui Dalila, Equipe 84, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi e Ivan Cattaneo. Colpo di genio stupefacente la scelta di lanciare con questo brano “Spara Jurij”.


Dopo la sempre folle “Vota Fatur”, nella quale resta sul palco solo lo showman ad urlare, su una base elettronica, frasi, solo apparentemente, sconnesse (il brano ha come tema la piaga del turismo sessuale in Thailandia), la band viene richiamata “fuori” da Annarella che, con la consueta formula “Cittadine e cittadini, ecco i miei gioielli…”, presenta i musicisti.


La sempre toccante “Annarella” apre i bis che vengono chiusi, ovviamente, da “Amandoti”. La scelta di portare dal vivo questo brano nell’intimissima dimensione violino e voce è azzeccatissima: la canzone, storicamente una delle più coverizzate e maltrattate, è una malinconica ninnananna d’addio, dentro la quale Ferretti inserisce questo inciso:

“Quando il mondo era giovane, gli uomini sembravano non temere nulla, se non che il cielo cadesse, l’ira degli Dei, la punizione divina. Il nostro mondo è vecchio, ossessionato, quante paure lo attanagliano. Tutto si sta riposizionando e va di fretta: la geografia e i suoi confini, la storia, le sue pretese, le sue illusioni. Nuove esperienze, nuovi interessi, nuovi saperi, nuove economie, nuove ricchezze, nuovi poteri. Mai stata facile la verità, mai garantibile la libertà.”

Sullo sfondo, i turnisti presentati poco prima, Fatur, per una volta, fermo e non indiavolato, Zamboni comprensibilmente emozionato e Annarella che regge un cartello recitante “-5”, ovvero il numero di concerti che mancano alla fine di tutto.


CCCP - Fedeli alla Linea
Foto di Riccardo Trudi Diotallevi

Finisce così, applauso scrosciante e palco che rimane completamente buio, ad eccezione dei faretti che compongono, sul retro, la scritta “CCCP”. Per una sera non ho pensato alle reunion fatte per il solito motivo e nemmeno a tutte le controversie che si sono avvicendate negli anni intorno alla band berlin-emiliana. Negli anni, appunto: da quando sono state scritte queste 30 canzoni a quando le ho sentite dal vivo il mondo intorno a noi è, comprensibilmente, cambiato in ogni suo aspetto. La potenza di questi brani, però, è qualcosa di davvero difficile da raccontare, qualcosa che resta a 35 anni di distanza, basti vedere gli sparuti 20enni come me sotto il palco a urlarli e a celebrare questo profano funerale al più grande cortocircuito della storia della musica italiana.


SCALETTA:

B.B.B.

Aja ljubiljiu SSSR

Rozzemilia

Tu menti

Per me lo so

Morire

Stati di agitazione

Libera me Domine

Madre

Maciste contro tutti

Oh! Battagliero

Valium Tavor Serenase

Trafitto

Radio Kabul

Punk Islam

And the radio plays

Guerra e pace

C.C.C.P.

Curami

Emilia Paranoica

Bang Bang (My Baby Shot Me Down) (cover di Cher)

Spara Jurij

Vota Fatur


Reclame

Annarella

Mi Ami?

Io sto bene

Allarme

Noia


Reclame

Amandoti


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