• Michela Ginestri

I Canarie con "Immaginari" ci insegnano l'arte dell'immaginazione - Recensione

Ci sono canzoni di cui inizi a carpirne il significato solo dopo qualche ascolto, altre che ti coinvolgono interamente già dai primi secondi e poi ci sono i Canarie che appartengono ad entrambe le categorie allo stesso momento. Li ho scoperti la prima volta qualche settimana fa per puro caso, come mi succede spesso ascoltando musica, e in poco tempo sono rimasta piacevolmente stupita del mondo raccontato da questo duo che nasce tra la costiera adriatica e quella ionica e che si unisce a Bologna.


I Canarie sono Paola Mirabella e Andrea Pulcini e hanno appena pubblicato il disco perfetto in cui perdere i propri pensieri in una calda giornata di primavera, dal nome liberatorio "Immaginari" (Porto Records).

Svegliarsi la mattina dopo aver sognato e ricordare immagini vivide di cui non ne capiamo a primo ascolto il senso ma che, con un po' di impegno, riusciamo a ricollegare logicamente: il disco dei Canarie si basa proprio su questa dualità tra sogno e logica. Ogni canzone è infatti una storia a sé stante, fatta di immagini evocative e inedite costruite grazie a una scrittura onirica e sospesa che vive di illuminazioni, si muove nel sogno e di tanto intanto fa qualche salto nella realtà.


Il disco si apre con Quadri Ribelli, che come il duo racconta presenta alcune domande che omaggiano Gesualdo Bufalino, scrittore, poeta e intellettuale e la sua filosofia definita "metafisica" (“Metà di me mi detesta, e cerca alleati”, come recita la sua autobiografia). Il titolo del brano già ci delinea l'idea di fondo della canzone, la voglia di ribellarsi e di evasione dell'essere umano che si contrappone alla staticità del quadro, appeso immobile ad un muro per essere guardato come un uomo impotente al suo destino e schiavo della sua finitezza. Di fronte a questa certezza, con rassegnazione i due si interrogano sul come valorizzare al meglio il tempo che si ha a disposizione, "lascerò un’impronta o sarò come una foglia?".

"Tutte le volte che mi parlano d’Oriente, io penso al tuo al culo coperto di niente" (da Quadri ribelli)

Dalla voglia di lasciare un'impronta nel mondo si passa in un attimo all'epilogo disastroso di una storia d'amore diventata col tempo apatica, ma che percepisce un'ultima possibilità di rinascita nella figura di due labbra di corallo che rivelano ai due amanti impietriti che a volte amare significa semplicemente aspettare e “chiedersi cosa mangiare finché il cuore si muove”.

Non a caso il titolo del brano è Brodo, uno dei piatti di maggior conforto nelle fredde sere d'inverno. L'intreccio di synth e chitarre del brano viene lentamente sostituito dalla chitarra elettrica a vibrazioni lo-fi di Topexan, che ci racconta una storia d'amore decisamente più giovane che stenta a nascere soggiogata dai dubbi tipici del periodo adolescenziale. Protagonista di questa storia è un giovane liceale che sente, da osservatore esterno, la necessità di dover cambiare di un giovane alle prime armi con la vita. Necessità che si concretizza nell'uso del famoso detergente per il viso (il Topexan appunto) che segna quel cambiamento anche da un punto di vista fisico.


"I coralli? Son buoni da mangiare?”

“No, i coralli no. Sono un po’ indigesti.”

“Allora, niente coralli.”

“Li possiamo mettere per contorno” aveva suggerito, imperturbabile, il maggiordomo.

“That’s fine!”

E il maggiordomo aveva scritto sulla lista del pranzo: “Sirena alla maionese con contorno di coralli”. (da "La pelle" di Curzio Malaparte - Adelphi)


Estate Italiana, che in un primo ascolto può sembrare il brano più leggero del disco, racchiude in sè diversi riferimenti che insieme trattano l'allontanamento da una storia d'amore. Tra tutte un sottile riferimento a Curzio Malaparte, scrittore espressionista dello scorso secolo, che nel suo romanzo "La pelle" descrive con un leggero gusto dell'orrido la Napoli tumultuosa della liberazione. In Estate Italiana troviamo infatti un riferimento al settimo libro, in cui Malaparte descrive un banchetto in cui viene servita, per via di alcuni leggi restrittive, una sirena dalla sembianza umana ("Una sirena saluta coi suoi denti gialli e un contorno di coralli").

Estate Italiana è anche il racconto di come l'estate, con le sue elevate temperature e le sue lunghe giornate sia per definizione un grande momento di rinascita e di distacco dal dolore dell'anno passato.

"E sarà un’altra estate italiana a farci sentire la fine lontana" (da Estate Italiana)

Continuando con le reference nascoste, arriviamo a Ciclopi: «Anche una pietra riesce a cambiare la forma dell’acqua e l’umore del mare. A volte occorre essere come Ciclopi e scagliare un sasso per rompere la nostra corazza esteriore. Trovare un Nessuno che ci porti a scavare dentro di noi per fuggire dal tempo che ci circonda come un tuffo in un’altra dimensione». Nel brano le voci di Paola e Andrea si fondono tra loro alla perfezione creando un'atmosfera tipica dell'ambiente surreale, grazie anche al finale strumentale.


L'immagine di due soli chicchi di riso che si guardano in un piatto da una parte mi mette un po' di tristezza dall'altra dà vita a Basmati, terzultimo brano del disco, in cui si intravede una sensazione di speranza finale. La storia di due amanti che pur essendo vicini si sentono separati ma che ritrovano la complicità mancata e si ritrovano insieme nella prima fila di una sala cinematografica.


Chicca del disco, almeno per le mie orecchie, è Universo, singolo anticipativo dell'album che si sviluppa in un'ambiente elettronico pieno di synth e drum machine, e che ricorda lo stile dei migliori Colapesce & Dimartino. Ci viene descritto l'intrigato rapporto tra l'uomo e la sua casa chiamata anche universo. L'attrazione interplanetaria viene qui paragonata all'attrazione reciproca che proviamo verso altri esseri umani ma anche verso la natura e il nostro habitat naturale. Il duo ci regala una serie di immagini evocative (dal futuro in cassaforte alla meccanica dei satelliti) che ci portano a guardare il mondo e i suoi abitanti da una prospettiva diversa, per certi versi più distaccata dal nostro quotidiano e che viene costantemente influenzata dalla meccanica dell'universo circostante.

"Restiamo fermi come statue a pensare se farà caldo o pioverà nell’aldilà e a fissare tutto il giorno l’universo per dissolverci in quella immensità" (da Universo)

La conclusione di Immaginari è affidata ad Avvoltoi, che sulla malinconica scia di Brodo ed Estate Italiana, ci racconta della fine di una storia d'amore vista questa volta con la consapevolezza che alla fine uno dei due amanti finirà col fare del male all'altro, come fosse un avvoltoio. Non si sa bene se la fine di una storia d'amore possa non fare del male, ma nonostante questo il finale ci regala ancora una volta un segno di fiducia concretizzandosi in questo caso nell'immagine del mare, a cui uno dei due amanti chiede di far cullare la loro storia, ("coprimi di sabbia e fammi mare, io vorrei provare la felicità").


Un mondo del tutto particolare quello dei Canarie, e se questa era solo la prima parte del loro lavoro in studio non resta che aspettare qualche mese per scoprire in quali altri mondi e sogni riusciranno a portarci.