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Bengala Fire: da X-Factor "La Band" che riporta in vita il punk all'italiana - Intervista

I Bengala Fire sono Mario, Orso, Borto e Lex, quattro ragazzi trevignani che fin da piccoli formano questa rock band vecchia scuola: si conoscono da una vita, suonano insieme da una vita, condividono la passione per la musica, per il punk e per il rock, amano urlare e fare casino sia sopra che sotto il palco. Li abbiamo conosciuti a X Factor 2021 nel roster di Manuel Agnelli e come suggerisce il titolo del loro stesso album uscito a Gennaio, i Bengala Fire sono “La Band” così come ve la immaginate.


Questo album è una raccolte di storie, che raccontano chi sono i Bengala Fire. È un viaggio ricco di adrenalina e di anarchia, ma anche di emotività e riflessione. In ogni canzone si ascolta una storia diversa, ma è come se tutte fossero connesse tra loro. A concludere questa narrazione infatti c’è “Amelia”, una traccia che cita le altre tracce dell’album, portando l’ascoltatore a credere di aver vissuto, insieme ai personaggi, le storie di un grande racconto… punk!


Ciao Bengala e benvenuti! Come vi siete conosciuti e com’è nata la band?

Siamo cresciuti in un paesino in provincia di Treviso (Cornuda) nella pianura padana. Ci conosciamo fin da piccoli dai tempi della scuola e suoniamo insieme da allora.


“La Band” è proprio il nome del vostro album, cosa significa?

Dopo mille idee diverse sul nome e sul concept dell’album abbiamo capito questa cosa fondamentale di noi, cioè che non siamo che la classica “band” che suona insieme da anni, siamo sempre gli stessi e proponiamo un genere e un modo di fare musica che fa riferimento a questo concetto di band che ad oggi si è perso. Era il nome che più ci rappresentava, letteralmente, come band.


Come nasce e cosa significa il nome “Bengala Fire”?

Diciamo che c’è una risposta più divertente e una più seria: la prima nasce da quando suonavamo insieme da piccoli e ci chiamavamo “Gold One” a citare goliardicamente la parola “goldone” (preservativo). Crescendo abbiamo deciso che non volevamo più chiamarci in quel modo così a seguito di un lungo brainstorming è uscito fuori questo Bengala Fire che era semplicemente il meno brutto tra tutti i nomi proposti.

La spiegazione più seria fa riferimento all’accostamento delle due parole: il bengala è il razzo che si spara come segnale di aiuto, è un momento di luce nel buio, un punto di riferimento. La parola “fire” invece ci rappresenta come band dal vivo, quando diamo tutti noi stessi esplodiamo e siamo davvero on fire. (Ci tengono a sottolineare che l’India non c’entra nulla con la scelta del nome, ndr)


L’ispirazione e la passione per il punk inglese è una cosa che vi accomuna tutti e che fa parte dell’identità della band fin dal principio?

La nostra band inizia, un po’ come tutte, suonando cover di classici pezzi rock; finché non ci imbattemmo in una canzone degli Arctic Monkeys che ci fece innamorare a primo ascolto di quella musica: alt-rock e punk britannico anni 2000. Il vero fan del genere punk inglese dagli anni ‘70 in poi è Lex (batteria), lui ha portato maggiormente quest’immaginario all’interno nella band e tutti lo abbiamo abbracciato apertamente, come dimostra la canzone dell’album Bengala 77.


Quanto è stato difficile trasportare queste influenze musicali con il vostro stile e cantando in italiano?

È stato davvero un lavoraccio, soprattutto con i testi. La lingua italiana suona molto diversa da quella inglese, che è più musicale e facile da gestire nella metrica. Non è stato facile costruire i testi in modo che suonassero bene con la musica e che significassero anche qualcosa, volevamo che i testi oltre a suonare bene fossero anche belli. È stato un bel rompicapo ma siamo soddisfatti del risultato e crediamo che risulti anche particolare e riconoscibile.


Chi scrive i testi?

I testi li scrivo prevalentemente io (Mario: voce, chitarra, pianoforte) ma ognuno può mettere del suo, intervenire dare consigli modificarne alcuni punti ecc.


Chi è “Peggy”? io malinconia sogni infranti

Peggy è un personaggio non poi così tanto metaforico. L’idea iniziale è venuta fuori in un momento preciso dopo l’esperienza a X Factor, quando ci siamo ritrovati ad avere a che fare con quei gruppi di fan di giovani ragazze un po’ fuori di testa. Non eravamo per niente abituati, comunque l’idea poi ha deviato e preso altre sfumature. Peggy è anche un po’ rubata da un personaggio del libro “Dance Dance Dance” di Haruki Murakami.


Nella canzone dici di Peggy che è “dolce follia e folle poesia”, cosa significa?

Peggy è un po’ fuori di testa ma questo la rende unica e ha un “qualcosa” che tanti non hanno. Personalmente (Mario) penso anche di somigliarle un po’, come dico nella canzone. È folle come lo sono l’arte e la poesia, una furia incontrollata.


“Serenissima Malcontenta”è sicuramente la canzone più “politica” all’interno dell’album, è difficile non pensare ad un immaginario di pirati, anarchia e rivoluzione.

Si esatto, lo spirito della canzone è proprio quello spirito anarchico punk, che inneggia alla libertà. È la canzone più politica dell’album anche se noi in effetti preferiamo tenere le idee politici al di fuori della musica, è una nostra scelta, non pensiamo sia né giusto né sbagliato ma noi preferiamo così.


Il videoclip di “Serenissima Malcontenta” lo avete portato come cortometraggio alla “80esima Mostra del Cinema di Venezia”; parlateci di questa esperienza.

L’emozione che abbiamo provato è davvero inspiegabile! È un festival che da sempre abbiamo dietro casa ma nessuno di noi c’era mai stato figuriamoci partecipare. Non è solo stato bellissimo ma anche una grande fortuna e un’enorme soddisfazione.

Lex (batteria) ha realizzato personalmente a mano le storyboard del video, che iniziò a prendere vita, è stato il primo tassello di tutto il lavoro. Lex è stato l’ideatore e il direttore artistico vero e proprio del video. Le sue competenze ci hanno permesso di realizzare questo video e di metterci in gioco con un progetto che andava oltre la sola musica, ma comprendeva anche il cinema. Ogni forma d’arte è lo specchio di un’epoca e la musica vive una correlazione fondamentale con il cinema.

Per le riprese del video ci alzavamo prima dell’alba e alle 6 di mattina ervamo già a Venezia a girare. Suonavamo mentre la città era vuota e quando la gente iniziava a svegliarsi e ad uscire noi avevamo finito. È stato faticoso ma un’esperienza unica.


La canzone più lunga dell’album è “Laura Cyberpunk”: canzoni così lunghe non sono comuni al giorno d’oggi e trovo coraggiosa la vostra decisione, parlatemi di questa idea.

Crediamo che questa scelta alla fine sia in linea con tutto il disco, che nella sua interezza non è contemporaneo con la musica italiana di oggi (e non vuole esserlo).

La canzone è nata in sezioni differenti: una prima che serviva a trasportare in un determinato posto, la seconda che andava a creare questo scenario cyberpunk e poi una di chiusura che ci piace definire beatlesiana alla “Hey Jude”. Inizialmente credevamo che lasciarle separate sarebbe stato meglio e così non avremmo perso il fulcro centrale, ma alla fine decidemmo di unire tutto perché suonava bene così. Siamo contenti di averlo fatto perché è stata apprezzata e ne siamo molto soddisfatti.

Una cosa che ci piace di “Laura Cyberpunk” è questa sua opposizione ai canoni e ai paletti che vengono spesso dati dal mercato o dalla televisione, facciamo l’esempio di X Factor. Non ci interessa della necessità di accorciare per avere tutto subito, i nostri ascoltatori hanno avuto la pazienza di ascoltare e apprezzare la canzone e crediamo che questo sia un forte messaggio.


“Boh amore”: “amore tradimento verso te stesso”, cosa significa?

Questa canzone in realtà è nata ironicamente, quasi per parodizzare le canzoni sull’amore. Tutto è nato da me (voce) in piedi al microfono davanti a gli altri tre seduti sul divano tipo talent show, che gli facevo sentire queste strofe assurde. Poi abbiamo iniziato a lavorarci su più seriamente ed è venuto fuori il pezzo: quando siamo innamorati finiamo anche con l’annullare tutto il resto. “Boh Amore” parla di questo…e poi si mette a urlare.


In “Matador” cantate “cambierò, come non so”: quali sono dei vostri cambiamenti importanti di cui vi siete accorti solo dopo?

Ci viene in mente quando durante X Factor, Manuel Agnelli aveva una certa visione artistica di noi come band, ma noi faticavamo ad inquadrarci in quel modo a tavolino. Ad oggi, a forza di suonare ed evolverci ci siamo resi conto che il nuovo materiale su cui stiamo lavorando è affine a quella stessa idea che lui aveva di noi.

Un altro cambiamento sempre dopo X Factor è stato per quanto riguarda la dedizione e l’organizzazione. Durante il programma sei in una lavatrice di impegni e orari, quando ne esci ti rimane quella cosa. Ci siamo resi conto di quello che avevamo creato, al livello professionale, solo dopo un po’.


Dite che i live sono la vostra forza, ma sono del tutto improvvisati o c’è della preparazione?

Dipende, in realtà non siamo bravi a improvvisare ma ci piace farlo, e soprattutto ci piace interagire con il pubblico. È una cosa che abbiamo sempre fatto e che ci viene spontanea.

Alcune cose le prepariamo e pensiamo prima, ma capita di dimenticarsene oppure di evitare di farle durante il live, quindi è un insieme di linee guida e di improvvisazione spontanea. Ci affidiamo anche alla reazione del pubblico, una stessa scaletta può avere un effetto diverso in base al pubblico e al locale. Per esempio con noi, suonare fuori casa ci rende più leggeri e spontanei, e spronati a dimostrare chi siamo ad un pubblico che non ci conosce.


Prossimi live?

Abbiamo già delle date annunciate in questi primi mesi, tra Febbraio e Aprile. Suoneremo anche in posti in cui non siamo mai stati e ne siamo molto contenti.


Nuovi lavori in porto?

Siamo una cosiddetta jammin’ band, suoniamo ed escono fuori tante idee. Siamo continuamente a lavoro su nuova musica. Quando Mario prende il cellulare e attacca il registratore significa che abbiamo qualcosa!

Adesso abbiamo già in mano qualcosa per la lavorazione del prossimo album, è un concept coerente che siamo formato quasi da solo e ne siamo soddisfatti.


Calendario dei prossimi concerti:


5 aprile - Treviso - NEW AGE

6 aprile - Bologna - COVO CLUB

13 aprile - Taranto - SPAZIOPORTO

20 aprile - Pordenone - ARCI CRAL

27 aprile - Brescia - MONAMÌ

9 maggio - Roma - MONK

10 maggio - Biella - HYDRO


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