• Michela Ginestri

Angelica ci racconta il suo "Storie di un appuntamento" - Intervista

Uscito lo scorso 5 febbraio per Carosello Records, "Storie di un appuntamento" è il secondo disco in studio della cantautrice monzese Angelica Schiatti, in arte Angelica, un disco "dedicato a tutti quegli errori che pensavo fossero del cuore e invece erano solo della testa", come lo definisce lei stessa. Storie di un appuntamento, come il titolo suggerisce, è un'appuntamento che la cantautrice dà a se stessa, come spinta a rinascere e incipit di un cambiamento tra brani dal sapore vintage e quelli più pop e lo-fi.


Domani, mercoledì 31 marzo alle ore 21.30 sul canale YouTube di Carosello Records sarà trasmessa la première della live session del disco, suonato live per la prima volta, una buona opportunità per scoprirlo anche cantato dal vivo.

Ci siamo fatti raccontare la nascita del suo secondo disco direttamente da lei, per poi farci prendere la mano con delle domande ancor più particolari.


Ciao Angelica e bentornata su IndieVision. E’ uscito da poco il tuo secondo disco “Storie di un appuntamento”, ci racconti come si è fatto strada e com’è nato? Ho iniziato a scriverlo quando ero nel tour del mio disco precedente, poi durante l’autunno ho messo assieme tutte le idee cercando nel sound e nelle tematiche un elemento comune e coerente. Comunque la gestazione e la produzione del disco sono avvenute per lo più in casa con Riccardo Montanari, Giacomo Carlone, Raffaele Scogna per poi a lockdown già iniziato essere finalizzato in studio con Antonio Cupertino.


Si dice che il secondo disco per un’artista sia il più complicato, perché chi già aveva imparato a conoscere la tua musica dai primi lavori cerca una sorta di riconferma e volendo ha anche un’intrinseca voglia di miglioramento. Cosa pensi sia cambiato in te rispetto a “Quando Finisce la festa”? Pensi questo cambiamento sia arrivato? Sono rientrata in casa dopo la festa e ho messo a posto un po’ di casino che avevo intorno, quindi questo ordine mentale e questa libertà che sento di avere toccato credo siano due degli elementi evolutivi di questo disco.

"Storie di un appuntamento” in realtà racconta di tanti tipi di appuntamenti: appuntamenti con il destino, appuntamenti con gli amori passati, presenti e futuri, appuntamenti mancati. Ma il disco ruota sull’unico appuntamento che definisci importante, quello con se stessi. Essendo un album molto biografico, possiamo dire che con questo disco ti sei data il primo vero appuntamento con te stessa? Sì! È ancora in corso! Il lockdown ha indubbiamente prolungato il tutto, ma va bene così. In “De Niro” canti “Nessuno ha mai tempo per dare risposte”. Ragionandoci sopra mi hai fatto venire in mente che in realtà, se ci pensi, nessuno ha mai tempo neanche per farsi le (giuste) domande. C’è una domanda in particolare che ti torna ogni tanto nella vita? Se sì, le hai mai dato una risposta? Più che domande mi vengono spesso dubbi stile “slinding doors”: e se avessi scelto un’altra strada o detto qualcosa di diverso? Le risposte che riesco a darmi sono comunque inferiori rispetto alle domande 🙃

In “C’est Fantastique” mi ha colpita molto la frase “Perché non ne fanno più di amori grandi come prima”. Cosa rende un amore grande per te? Perché non dovrebbero più essercene? Per quanto mi piaccia, forse oggi questa frase non la scriverei più, magari nel prossimo disco troverai una risposta sul grande amore! Martin Luther King affermava “Più che per la repressione, soffro per il silenzio del mondo”. Un silenzio a mio avviso molto assordante. L’indifferenza è forse tra i mali più grandi a questo mondo, in quanto porta ai massimi livelli la violenza e l’apatia morale verso ciò che ci circonda. Ne “Il momento giusto” canti “La gente che ha da fare, è indifferente ma non smette di guardare”. Secondo te c’è un modo per combatterla? Quando si è impegnati a vivere la propria vita cercando di migliorarsi per migliorare ciò che ci circonda, non può esistere un tempo dedicato all’indifferenza. È quando non ascoltiamo i vuoti che abbiamo dentro che abbiamo bisogno di guardare sempre al di fuori. “Non esiste il momento giusto, è solo un pretesto per non sbagliare”. Non so se essere d’accordo oppure no. Se ci pensi il momento giusto è quello che ci fa sentire nel posto giusto e ti fa muovere per andare avanti. Stare fermi sicuramente è controproducente ma anche crearsi quel giusto momento, che sia giusto anche solo per noi stessi, non è cosi male. Si potrebbe dire che il momento giusto è quello che decidiamo noi essere tale? Interessante! La cosa importante per me è fluire al mio ritmo personale (lento), poi tutto si incastrerà come deve, il disegno è sempre più grande di quello che possiamo percepire in un particolare momento, giusto o sbagliato che sia. Per concludere, c’è un album in particolare che ascolti da sempre? L’Album con la a maiuscola per te. Troppi, ti posso però raccontare che nelle domeniche primaverili mentre faccio le pulizie di casa sono solita mettere su “Velvet Underground & Nico”, è un momento che mi fa stare bene.



Foto di Ambra Parola.