"Amore e non amore" di Lucio Battisti - Il Sabato del Vinile

Il 1971 fu un anno d'oro per la musica internazionale perché diede il via alla diffusione di un nuovo modo di fare musica che segnò l'intera scena artistica fino alla metà degli anni '70. Per quanto riguarda l'ambito straniero, nel 1971 uscirono diverse pietre miliari come, solo per citarne alcune, "Imagine" di John Lennon, "Hunky Dory" di David Bowie, "Led Zeppelin IV" dei Led Zeppelin, "Master of Reality" dei Black Sabbath, "What's Going on" di Marvin Gaye e "Blue" di Joni Mitchell. Nella penisola, invece, durante quell'anno si gettarono le basi per il progressive rock italiano, poiché diversi complessi italiani come i Delirium, gli Osanna, i New Trolls, Le Orme e I Giganti, ispirati da gruppi anglosassoni del calibro degli Emerson Lake & Palmer e Genesis, diedero alle stampe dei lavori in cui mescolavano jazz, musica classica, folk e rock.


Oggi per Il Sabato del Vinile vi parlerò di uno dei dischi italiani, a parer mio, più innovativi di quell'anno, realizzato non da un gruppo, ma da uno degli artisti più influenti della storia della musica italiana. Il lavoro in questione è "Amore e non amore" terzo album in studio di Lucio Battisti, pubblicato nel luglio del 1971 dalla Dischi Ricordi.

La storia dietro a questo terzo disco, quarto se si considera "Lucio Battisti Vol. 2" uscito nel 1970, della coppia Battisti-Mogol è travagliata ed interessante però ci fa capire sia quanto Lucio fosse un precursore, aperto alle novità e alle contaminazioni, sia quanto nei vertici del mercato musicale della penisola si sia sempre pensato prima al profitto piuttosto che alla qualità del prodotto.


Battisti aveva già in mente la realizzazione di questo lavoro nel settembre del 1970 quando, durante un'intervista al Festivalbar, l'artista disse di aver intenzione di realizzare un nuovo disco basato sul tema dell'amore visto, però, da punti di vista diversi rispetto a come era solitamente affrontato in Italia. Dopo la conclusione della competizione canora, vinta dal cantante con il brano "Fiori rosa, fiori di pesco", Battisti e Mogol tornarono in studio per finire l'album, il quale venne assemblato usando sia materiale inedito, sia composizioni che il duo aveva già realizzato negli anni precedenti. Nel novembre del 1970 "Amore e non amore" era già pronto per essere dato alle stampe ma, essendo un album innovativo, sperimentale e che non presentava canzoni da hit parade, la Ricordi decise di accantonarlo e di pubblicare per il mercato natalizio "Emozioni", una sorta di super raccolta dei migliori singoli di Battisti-Mogol pubblicati nel corso del 1969/70.

Questa decisione da parte dell'etichetta mandò su tutte le furie Battisti, poiché l'artista era consapevole che più il disco rimaneva inedito, più la scena italiana e addirittura le sue stesse composizioni, come accadde con "Pensieri e parole", si sarebbero evolute e avrebbero toccato un livello così alto di avanguardia e sperimentazione che avrebbe superato le innovazioni di "Amore e non amore". Inoltre, questa esitazione da parte della Ricordi portò Battisti a scegliere di non rinnovare il suo contratto, ma di passare alla Numero Uno, casa discografica fondata da lui e Mogol nel 1969, che avrebbe permesso al cantante di gestire, scegliere e pubblicare in piena autonomia i propri lavori. Alla fine, nonostante l'imminente cambio di etichetta, la Dischi Ricordi per spremere del tutto la sua ex gallina dalle uova d'oro, nel luglio del 1971 decise finalmente di pubblicare questo disco, il quale si confermò un ottimo successo, vendendo migliaia di copie e restando ai vertici delle classifiche per diverse settimane.

Alla realizzazione di questo disco parteciparono diversi musicisti come il chitarrista Alberto Radius, componente dei Formula 3, il compositore, tastierista Dario Baldan Bembo e il complesso de I Quelli formato da Franz Di Cioccio, Flavio Premoli, Franco Mussida e Giorgio Piazza, il quale non era altro che il nucleo di base del celebre gruppo progressive rock italiano Premiata Forneria Marconi o PFM.

Oltre ad essere il primo album della coppia Mogol-Battisti composto da soli brani inediti, questo disco è un concept album, uno dei primi esempi di questo genere in Italia, incentrato sul tema dell'amore. Questa tematica tanto comune quanto complicata venne affrontata da Battisti-Mogol in due maniere differenti e contrapposte tra loro: i quattro brani strumentali dalle atmosfere orchestrali e progressive rock di quest'opera toccavano il tema dell'amore, mentre le rimanenti quattro tracce cantate dal sound rock'n'roll, blues e registrate in presa diretta trattavano il tema del non amore, ossia parlavano di un amore sbagliato che però era visto come giusto nella società italiana patriarcale e maschilista di quell'epoca.

"Dopo aver mangiato la frutta Si alza e chiede dove c'è il letto Poi scompare dietro la porta La sento mi chiama La vedo in pigiama E lei si avvicina e lei si avvicina Dio mio no" (da "Dio mio no")

Nei brani cantati, quelli sul non amore, l'elemento innovativo riguarda il ruolo della donna poiché le ragazze descritte da Mogol in queste quattro storie non ricalcano il classico stereotipo di donna debole, dipendente dall'uomo e indifesa, ma anzi esse compiono delle azioni e tengono degli atteggiamenti intraprendenti e sfacciati che spaventano e mandano nel panico i protagonisti maschili del primo e dell'ultimo brano, descritti come uomini machi, che non devono chiedere mai. Inoltre, oltre a mostrare queste ragazze emancipate, nel secondo e terzo pezzo i protagonisti maschili sono uomini premurosi, romantici e dolci, i quali, in una società patriarcale e maschilista come quella italiana venivano visto con sospetto, quasi quanto le donne intraprendenti, poiché non ne rispecchiavano i malati canoni. Per quello che riguarda la scelta dei pezzi strumentali dedicati all'amore, essi non presentano alcun testo poiché Mogol non voleva rovinare con le parole la bellezza di quelle composizione, ma, dall'altro canto, sono caratterizzati da titoli molto lunghi che toccano altri temi cari al paroliere come quello dell'inquinamento ambientale o della critica alla società consumista, capitalista.


Lato A

Il disco si apre con "Dio mio no", la canzone più conosciuta di questo lavoro, pubblicata anche su 45 giri insieme ad "Era", vecchio pezzo del 1967. Ispirata alle sonorità del gruppo Brian Auger & The Trinity, questa traccia da quasi 8 minuti e registrata in presa diretta, descrive una situazione di non amore. Il protagonista di questo brano è un uomo macho, o che crede di esserlo, che sta organizzando, nei minimi particolari, una serata speciale per una ragazza però, durante i preparativi, preoccupato ed impaurito continua a chiedersi se lei verrà. Alla fine, la ragazza arriva ribaltando la situazione, ossia la protagonista femminile piglia in mano le redini del gioco e dopo aver cenato con gusto, fa la prima mossa dirigendosi in camera da letto; questo atteggiamento intraprendente manda in confusione il finto casanova, il quale sorpreso per non esser stato lui ad aver preso l'iniziativa non sa più come comportarsi ed entra nel panico, ma dai rumori, urletti finali si capisce che comunque i due hanno concluso la serata con un rapporto sessuale. Questa canzone venne censurata dalla RAI, un'emittente che non si smentisce mai, per via dei versi "La vedo in pigiama e lei si avvicina. Dio mio no! Cosa fai? Che cosa fai?", ritenuti troppo erotici ed espliciti per l'epoca; nonostante ciò, Battisti sfidò la censura e durante la sua esibizione per l'ultimo dell'anno al programma "Cento di queste notti", introdusse la celebre "La canzone del sole" con il riff di chitarra di "Dio mio no".

La seconda traccia di questa facciata è la strumentale "Seduto sotto un platano con una margherita in bocca guardando il fiume nero macchiato dalla schiuma bianca dei detersivi", brano che descrive l'amore ma che tocca, come si evince dal titolo, anche il problema dell'inquinamento ambientale. Questa piacevole brano, dalle sfumature jazz rock, è dominato da un arpeggio di chitarra accompagnato alla perfezione dall'orchestra e dagli altri strumenti, come l'organo hammond e la batteria, che caratterizzano il finale di questa gemma musicale.


Il terzo inedito di questo lato è "Una", pezzo inizialmente scritto da Battisti-Mogol nel 1969 come lato B di "7 e 40", ma in seguito sostituito da "Mi ritorno in mente". Questa seconda canzone di non amore, l'unica di queste quattro ad non essere registrata in presa diretta, descrive i pensieri e i dubbi che un giovane romantico prova nei confronti della propria ragazza. Anche in questa traccia i ruoli sono completamente ribaltati, poiché il ragazzo è descritto come premuroso e dolce, mentre la protagonista femminile veste i panni dell'uomo macho, ossia sembra fregarsene dei sentimenti che lui prova e questo atteggiamento porta il protagonista a chiedersi com'è possibile che gli piaccia una come lei.

"Io ti apro il mio cuore Tu fai finta di ascoltare Ed intanto guardi in giro Vuoi qualcosa da mangiare" (da "Una")

La canzone che chiude questa prima parte è "7 agosto di pomeriggio. Fra le lamiere roventi di un cimitero di automobili solo io, silenzioso eppure straordinariamente vivo", brano strumentale caratterizzato da un fantastico da un sound che nota dopo nota introduce sempre nuovi elementi sonori che trasportano l'ascoltatore all'interno di queste atmosfere spezzettate ed agrodolci, descritte alla perfezione dal titolo dall'impronta ecologista. Una curiosità, l'orchestra presente in questo brano venne diretta da Lucio Battisti.


Lato B

Questa facciata si apre con la rockeggiante e blues "Se la mia pelle vuoi", brano che descrive la terza situazione di non amore, incentrata stavolta su quell'amore tossico basato solo sul rapporto fisico che porta all'esclusione di tutte le altre attività di coppia. Anche qui i ruoli sociali sono completamente capovolti poiché è la donna a voler in continuazione la pelle, mentre l'uomo, per sfuggire da questo rapporto, prova senza successo a convincerla a fare altro, come andare al cinema, o inizia ad inventarsi alcune scuse che, la corrotta società del periodo, pensava fossero ad uso esclusivo delle donne, come quella del mal di testa.

"Domenica è festa Ho male alla testa Ma tu dici di no, no È primavera fuori Ci son tanti fiori fuori Ma tu dici di no" (da "Se la mia pelle vuoi")

Il secondo pezzo di questo lato è "Davanti ad un distributore automatico di fiori dell'aeroporto di Bruxelles, anch'io chiuso in una bolla di vetro", il mio brano sull'amore preferito dominato dal pianoforte, dall'organo hammond e da un'intensa orchestra, tutti elementi che pian piano si amalgamano alla perfezione creando un'atmosfera scura e drammatica. Oltre al tema amoroso, questo brano tocca altre due tematiche importanti: quella ambientalista, già presente nelle altre strumentali, e la critica alla società consumista; per Mogol questo tipo di società sfrutta la natura portandola al degrado e all'avvilimento, ma questo fa sì che davanti a questi scempi, anche l'uomo si senta chiuso in una bolla di vetro, ossia alienato.


La terza traccia di questa parte è "Supermarket", brano riutilizzato in seguito come Lato B di "Le tre verità", l'ultimo 45 giri di Battisti targato Dischi Ricordi. Registrata in presa diretta e car