4 canzoni per navigare senza il mal di mare - Top of The Shots

Passeggiando lungo la banchina, ricoperta di alghe e cozze, mi fermo a guardare singolarmente ognuna delle centinaia di barche ormeggiate, che oscillano sulle placide onde del mare, e mi ritrovo ad immaginare quali avventure in alto mare potrei vivere dal sedile della cabina. Le città portuali ed i viaggi in barca mi hanno sempre affascinato, nonostante io le abbia sempre vissute poco e, spesso, da lontano. Oggi, in Top of The Shots, vi propongo 4 canzoni che mi fanno navigare anche quando mi trovo al terzo piano del mio palazzo di città.

Forse a colpirmi è l'idea dell'energia potenziale: alcune barche sembrano minuscole in confronto all'immensità del mare in cui possono navigare. Quello che si trova galleggiando in alto mare è un mondo fatto di prospettive e punti di vista nuovi, che per chi come me deambula da sempre sulla terra ferma è inesplorato. Saltare su una barca ed allontanarsi dalla fermezza del suolo è una cosa che incuriosisce tanto quanto spaventa, e forse è proprio questa vaga inquietudine ad avere l'attrattiva più forte: in mezzo al ripetersi di giorni simili e certi, l'incertezza di sentirsi piccoli diventa preziosa. Nel primo pezzo che voglio proporvi si respira questa atmosfera e l'ha scritto Calcutta: l'autore esprime un desiderio di libertà e lo intitola "Le Barche", che diventano il mezzo metaforico con cui scappare dalla ripetitività della vita, nonostante i frequenti attacchi dei pirati che cercano di sabotarlo durante le sue avventure.

Parlando di avventure in alto mare è impossibile non essere trasportati ad un genere di musicalità e di brani che nell'immaginario comune sono indissolubilmente legati a questi elementi: i Sea Shanties sono un genere tradizionale di musica folkloristica proveniente dalla cultura dei marinai e che venivano comunemente cantati in accompagnamento al lavoro da svolgere a bordo.

Tramandati oralmente per anni, gli Shanties sono un must di ogni film e rappresentazione che riguardi marinai e pirati, e portano con sé il sapore di avventure che ormai sembrano appartenere ad altri tempi. A inizio 2021 hanno ricevuto un improvviso picco di popolarità dopo che un cantautore ai tempi sconosciuto, Nathan Evans, ha pubblicato una sua interpretazione di "Wellerman", un canto tradizionale neozelandese, che narra dell'estenuante lotta tra il capitano di una nave ed una balena presa all'arpione, mentre i membri dell'equipaggio aspettano ansiosi l'arrivo del Wellerman che gli porti le provviste. Quella che vi propongo è la versione dei The Longest Johns, un gruppo britannico specializzato nelle cover dei canti marinareschi.

Dalla banchina del porto si assiste ad un via vai di barche cariche di pesce o di merce di ogni tipo, anche nei momenti di maggiore calma il silenzio è costantemente infranto dalle corde che si tendono, le onde che si infrangono e le boe che si scontrano.

Quando assisto a questo ipnotico spettacolo mi capita spesso di perdere la cognizione del tempo e rimanere per ore a fissare i pescatori che fissano i galleggianti, come se non ci fosse nulla di più importante da fare. La terza canzone che vi voglio proporre si intitola "(Sittin' On) The Dock Of The Bay" ed è stata scritta da Otis Redding. Malgrado il testo dal tono vagamente amaro, la musica e l'atmosfera del pezzo in generale risultano rilassati ed allegri, proprio come se i raggi del sole mattutino ed il via vai delle barche facessero dimenticare all'autore della propria triste storia, tantoché ci si ritrova, a fine brano, a fischiettare assieme a lui.

In tutto ciò, nella mia passeggiata al porto percepivo anche una nota nostalgica. Inizialmente questa nostalgia faticavo a spiegarmela, sembrava quasi che sentissi la mancanza di una vita che non ho mai vissuto. Eppure, mentre la luce del giorno calava per essere sostituita da quella artificiale di lampioni e cabine, il landscape urbano in trasformazione mi riportava alla memoria in modo sempre più chiaro una melodia: l'ultimo brano che vi propongo appartiene all'armadio dei ricordi lontani, e proviene da un videogioco che in tanti della mia generazione portano nel cuore. La OST di Canalipoli, proveniente da Pokémon Diamante e Perla, è la canzone che suona come sottofondo alla città portuale del gioco. Canalipoli è una delle ultime città che si incontrano nel gioco: esplorandola si può parlare con gli abitanti del posto e ci si imbatte perfino nella biblioteca cittadina, nella quale è possibile leggere storie antiche sull'origine del mondo Pokémon. All'interno della città si nasconde anche uno dei misteri più intriganti della quarta generazione. Tutti questi elementi contribuiscono a conferire alla città un'atmosfera contemporaneamente solenne e confortante che riemerge in tutte le sue sfumature quando si ascolta la colonna sonora.

Sono rimasto pochi giorni in prossimità di quel piccolo porto, ma ogni volta che mi è capitato di passarci davanti mi sono preso qualche minuto per osservarlo. Un giorno il vento era molto forte, il mare era mosso, ed il rumore delle onde sulle barche ormeggiate era quasi assordante. Una notte, invece, faceva così freddo che sembrava che si fosse congelato tutto in una stasi quasi perfetta. Alla fine ho scoperto che la cosa che mi piace di più è che, malgrado l'instabilità delle circostanze, al porto una luce rimane accesa, cosicché si possa sempre fare ritorno.