• Andrea Gattuso

Laila Al Habash Moquette - Recensione

Potevamo aspettarci di tutto, tranne un insuccesso: Laila Al Habash con "Moquette" esce dagli schemi musicali tradizionali con sonorità avvolgenti a far da sfondo a testi personalissimi, originali e sinceri.

Il progetto, capeggiato da Stabber, uno dei produttori più in voga della scena italiana, e Niccolò Contessa de I Cani (ufficialmente a lavoro sul progetto della giovane cantante dall’estate 2020), porta al debutto la giovane cantautrice italo-palestinese lasciando il segno anche nei più scettici, complice una ricerca vigorosa di elementi innovativi e interessanti, inusuali per un’artista così giovane e con poca esperienza alle spalle.


Cinque tracce con ognuna una tematica diversa, ma unite da un elemento ricorrente, come lei stessa ha affermato: "Il filo narrativo di queste 5 canzoni è un certo senso di inadeguatezza che sfocia in ansia". Un’ansia affrontata con cinque brani di pura poesia contemporanea, cantati, sussurrati e quasi rappati da una voce candida, angelica, leggera ma allo stesso tempo calda e decisa. Avevamo avuto un assaggio dell’EP verso metà gennaio, quando l’artista decise di rilasciare uno dei brani che sarebbero andati a comporne la struttura, "Doppio Taglio", considerato come un dolce, sofferto (eppure non struggente) addio. Un saluto inevitabile ma vissuto con la consapevolezza che i ricordi spesso ci restano incollati addosso (“Chissà se riderai pensando a quella volta”, “chissà se la guarderai come guardavi me”).



Entrando nello vivo dell'album, "Paranoia" può essere considerata come "il racconto di come l’ansia bussi sempre alla mia porta quando non la voglio, rovinandomi la festa. Una maleducata che non avverte quando entra e si siede dentro di me senza dare spiegazioni".


"Brodo", secondo singolo rilasciato a inizio febbraio, è caratterizzato da una strumentale avvolgente e che porta l’ascoltatore ad essere intrappolato tra le note del brano, fino a rendersi conto di volerlo riascoltare ancora e ancora. Un beat che ci catapulta subito in un groove hip hop anni novanta in cui le parole sincere di Laila sfrecciano veloci per colpire dritto al cuore, iniziando un viaggio di rime e flow che non lascia spazio a niente che non sia reale. Una canzone che racchiude un animo caldo e morbido fatto di una voglia sfacciata di gridare e mostrarsi senza timori.


"Soffice" invece, come ha affermato la stessa artista in una recente intervista, "è il racconto di come alla fine sono diventata fiera di questa ipersensibilità: sono nata troppo soffice, senza spine (e meno male)". Il ritmo a tratti quasi psichedelico ed allo stesso tempo leggero accompagna un’energia tipica della giovane età e l’entusiasmo di chi cerca le scintille negli occhi: c’è consapevolezza dei desideri di una giovane ragazza che sperimenta e si mette alla prova, e lo si percepisce in "Flambè", opening track e prodotto di poesia contemporanea unico nel suo genere, tra rime incastrate perfettamente e un groove magnetico e irresistibile.


Il talento di Laila è proprio parlare di sensazioni, sentimenti ed emozioni in modo spontaneo, senza soffermarsi troppo a pensare alla potenza che i suoi versi possono trasmettere all’ascoltatore. Sentimenti vissuti con un’intimità talmente efficace da potersi rivedere in lei come in uno specchio. Nonostante la giovane età, Laila Al Habash dimostra di avere coraggio e personalità, rivelandosi come una delle cantautrici italiane più interessanti in circolazione, stella nascente della scena indie pop italiana che potrà decisamente stupire e dire la sua nei prossimi anni. Non possiamo quindi che aspettare con impazienza il prossimo disco per avere conferma del suo talento e vederla farsi largo all’interno del vasto panorama cantautorale nostrano a colpi di sincerità e basi travolgenti.