top of page

La Notte torna in scena con "Nello stesso destino" - Intervista

Grandi pause musicali sono spesso sinonimo di grandi cambiamenti, rimescolamenti e riflessioni interne in una band. Esattamente il caso dei La Notte, band fiorentina di casa Woodworm che a distanza di quattro anni rifà capolino nelle nostre cuffie con "Nello stesso destino", un album molto diverso da quello che eravamo abituati a sentirci suonare dalla band.



Un disco di ricerca e sperimentazione, come ci raccontano loro stessi. Una prova di forza della propria capacità di mutare ed evolversi col tempo seguendo gli stessi destini delle anime che compongono il gruppo. Il risultato è un album equilibrato e composto, da riscoprire ad ogni ascolto. Per tutti i segreti nascosti tra le righe, vi invitiamo a leggere l'intervista a seguire.


Tornate in scena dopo ben quattro anni con “Nello stesso destino”, un album che porta l’esperienza maturata in questi anni travagliati con se: quali sono tre parole che lo descrivono?

Perseveranza, passione, incoscienza


Avete in parte abbandonato il timbro acustico che caratterizzava “Volevo fare bene” in favore di una componente elettronica più marcata: c’è un motivo particolare dietro questa scelta?

Uno degli elementi che ci caratterizza di più è sicuramente la nostra varietà artistica. Il primo disco era un disco molto rock, garage rock.. di quelli che fai in cantina quando vuoi buttare fuori tutta la rabbia e la voglia di ribellione che una band di giovani si tiene dentro. Il secondo disco, come avete detto, è un disco molto più acustico.. sicuramente perché abbiamo iniziato ad apprezzare la forma “canzone” e tutto ciò che gli gira intorno. “Nello stesso destino” è la prima bandierina che abbiamo messo per tracciare il nostro nuovo percorso, cioè unire le nostre qualità di scrittura autorale ad un suono musicale più da band, rispetto a “volevo fare bene”. Abbiamo curato autonomamente tutti gli arrangiamenti del disco, con molta più condivisione di idee rispetto al passato e questo è l’elemento sul quale vogliamo continuare a lavorare anche nel futuro prossimo. Magari senza aspettare altri quattro anni.


Cosa è cambiato nei “La notte” in questi anni?

Nel cuore della band non è cambiato niente, il nostro metodo di lavoro è lo stesso da sempre.

Scriviamo canzoni, andiamo in studio, proviamo arrangiamenti, prepariamo concerti.. facciamo questo dal 2015. A livello più pratico è cambiato che siamo rimasti in 4, il nostro chitarrista Giulio ha abbandonato la band, ma a livello creativo e organizzativo non è cambiato molto.


A quale artista italiano vi sentite più vicini musicalmente?

Per la qualità che apporta alla propria musica, mi viene da dire Cesare Cremonini.

Un artista che ha sempre rischiato, che ha sempre cercato di fare un passo in più, riuscendo ad ottenere risultati incredibili. Poi ci sono altri che apprezziamo, potrei dire Marracash per la sua qualità di scrittura per esempio, Maurizio Carucci per l’efficacia e la sincerità della sua scrittura. Oppure Davide Petrella ( in arte Tropico ) che è un artista e autore di canzoni di livello altissimo. In generale per quanto mi riguarda nella scena urban o rap o hip hop (chiamatela come vi pare) ci sono molte più voci sincere e originali, in questo momento.

Mentre nel pop contemporaneo di interessante c’è molto poco, tanti artisti bravi ma pochi che lasciano il segno con quello che dicono, canzoni scritte per far funzionare la discografia e troppe poche scritte per far funzionare il cervello. Dall’altra parte capisco ed è chiaro che il mercato italiano è molto piccolo, e per fare il lavoro del musicista ci vogliono numeri importanti, quindi tanti artisti non vogliono rischiare e vanno “sul sicuro” coi loro prodotti.

E capisco anche che è giusto e normale che ci sia una parte del mercato dedicata esplicitamente alla musica commerciale, musica che non pretende di essere colma di significato o di una certa profondità e sincerità di scrittura. Comunque ci sono anche molti altri autori e cantautori di ottimo livello oltre a quelli già detto sopra, con più o meno successo.. citarli tutti diventerebbe noioso. Ho girato molto largo rispetto alla domanda, ho fatto il furbacchiotto.


Woodworm, la vostra casa discografica, come vi ha supportato nel tornare in pista dopo questa lunga pausa?

Woodworm ha avuto la pazienza di aspettarci e di capire i nostri ritmi, non è stato un percorso semplice, ma se siamo al secondo disco pubblicato insieme dopo mille difficoltà che non starò qui ad elencare, è sicuramente sinonimo di rispetto reciproco per il lavoro che entrambi svolgiamo.


Il vostro album preferito del 2022?

Qua è giusto che ognuno dica la sua: Yuri dice 1975 e Marracash, Alessio dice Verdena e Sam Fender, Tommaso dice Michael Kiwanuka e Alicia Keys, Tommaso dice Rex Orange County e the Blue Nile. A voi capire quale dei due Tommasi abbia scelto cosa. L’ultimo dei 1975 è un disco che ci ha messo tutti d’accordo.. hanno insegnato un po’ a tutti cosa vuol dire essere una band nel 2022.

bottom of page