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Rareş si riscopre completamente nel suo nuovo album "Femmina" - Intervista

Dopo un esordio come "Curriculum Vitae" avevamo alte aspettative sull'album successore firmato dal talentuoso Rareş e non siamo rimasti delusi: "Femmina" è un esplosione di strati e sottotesti, sperimentazione pura al servizio di un secondo album che non può lasciare indifferenti. "Un processo di accettazione" ci dice lui stesso nell'intervista che leggerete a seguire, e questa definizione ci convince in pieno.


Un album ossessivo e convoluto, denso e dal fiato corto. Flussi di coscienza ad effetto si alternano a taglienti e spiazzanti versi calcolati fino alla singola sillaba. Basi pop impulsive e graffianti che incorniciano alla perfezione uno stile lirico così ermetico e frammentato. Insomma, un lavoro ben riuscito e da riascoltare più volte "da capo a coda" e con i testi sotto gli occhi per non perdere nessuna delle preziose svolte narrative che questo album ha da offrire. Mettetevi comodi e aprite la mente, oltre alle orecchie, prima dell'ascolto: c'è da divertirsi.



Uno stile completamente stravolto dal tuo precedente album, come è avvenuto questo processo? Quali influenze musicali lo hanno condizionato? Cosa hai ascoltato plasmandolo?


È stato un processo di accettazione: questa è la musica che non è uscita mentre uscivano Curriculum Vitae e Folk_2021. Mi son serviti due anni e mezzo per accettarla e limarla prima di condividerla. Ascoltandolo ci risento dentro tante cose: Stromae, Bon Iver, il mio percorso elettroacustico, Pop_X, Edoardo Vianello, Natalino Otto, Chuck Berry, Keaton Henson, per certi versi la corrente riddim/dubstep.


Come hai percepito l'accoglienza del tuo primo album “Curriculum Vitae"? Col senno di poi, l'avresti "scritto" diversamente?


L’accoglienza è stata molto buona; l’unico peccato è stato che il disco uscisse il 6 marzo 2020, quindi partenza inceppata causa Covid. Tour saltato, rifatto in solo dopo mesi etc. Anche col senno di poi, abbiamo fatto del nostro meglio.


Raccontaci la genesi del titolo dell'album, "Femmina".


Non si chiamava Femmina inizialmente. È successo quando ho iniziato a notare il filo rosso testuale dietro a tutti questi brani, la ricerca ossessiva di una figura femminile idealizzata, una “mia femmina”. Canto solo di quello, è asfissiante, quindi sono stato al mio stesso gioco e l’ho battezzato così, anche per capire dove io stesso volessi andare a parare.


Vivi la compagnia della tua musica più come una partner o un’amica?


Un amore d’infanzia partito per nave, aspetto con ansia il suo ritorno.


Testi ermetici e spesso criptici, la tua scrittura è più vicina ad un flusso di coscienza o ad una trama elaborata di un tessuto?


La maggior parte dei testi sono veri e propri flussi di coscienza, prime take improvvisate, prese e riassestate dove stavano meglio sopra la musica, quindi sicuramente la prima. Però è anche la seconda, perché in diversi brani sono sovrapposte take su take, diventano giochi di densità armonico-tessiturale.


Un disco davvero notevole, complesso e stratificato, sicuramente meno immediato del tuo precedente. Come pensi verrà accolto dai tuoi ascoltatori più affezionati? E cosa diresti a chi potrebbe non capirlo al primo ascolto?


Due parole per chiunque si accinga al primo ascolto: ti ringrazio e ti auguro di divertirti. Per la full experience, trova i testi su internet e sentilo da capo a coda. Non credo sia un disco difficile, solo denso, stratificato.


Mi spieghi il sottotesto di questo estratto dalla traccia "vasca": 'e non c’è diga che tenga quando si torna a casa'?


Ci sono certi sentimenti/emozioni molto difficili da imbrigliare e gestire, capaci anche di far saltare una diga. È questa l’immagine.


Come definiresti la questo album in 3 aggettivi?


Femmina è ricercata, impulsiva, accogliente.



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