• IndieVision

Musica "vintage" nel futuro. Perché?

di Michelangelo Vullo


Quante volte negli ultimi anni ci siamo imbattuti in una canzone che ci sembrava già sentita? Quante volte abbiamo pensato che certi suoni richiamassero gli anni '80?

Tralasciando questo mashup molto discutile e ascoltando le versioni originali dei brani, si può notare come l'ispirazione di una hit storica come Fame di David Bowie possa far venir fuori qualcosa di importante per il mercato musicale.


Ma fino a che punto?


Vediamo come le ultime uscite discografiche nel mercato italiano e straniero siano spesso accompagnate da filtri, synth '90s, registrazioni di scarsa qualità (volutamente), come se fosse la nuova tendenza.

Oltre a questo, oggi troviamo anche cover di hit mondiali, come Baby One More Time di Britney Spears prodotta dai The Marias, il che ci fa riflettere su come il "vintage" sia la nuova ondata fresca per mercato musicale.

Lo stesso succede anche per la discografia italiana, cover su cover, come l'apprezzatissima Sparring Partner di Paolo Conte interpretata da Francesco De Leo

La crescita esponenziale della vendita del vinile (che ha superato quelle del CD nel 2019), così come i dress code "imposti" dal settore della moda, dimostra che forse, viviamo in un momento dove c'è poca creatività e si cerca di migliorare quello che c'è già stato.


La domanda quindi ci è sorta spontanea:


"Se negli anni '90 si cercava di creare musica futuristica, cercando di anticipare e di creare le tendenze per il XXI secolo, perché oggi si ricercano suoni vintage per richiamare il passato?"



  • telegram
  • Black Icon Spotify
  • Black Icon YouTube

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO

© IndieVision.it