• Michela Ginestri

Margherita Vicario sbanca con "Bingo" - Recensione

Ascoltare un disco di Margherita Vicario significa lasciarsi trasportare in un immaginifico mondo fatto di parole e tematiche espresse in piena libertà. C'è spazio per una ragionata critica alla religione, per la libertà di parola, per un sensato femminismo, per il sesso, per i soldi e anche per una critica alla "politica social" alla Meloni o De Luca. Musica libera per un cuore aperto, quello di Margherita, che sa come affrontare tante tematiche in un solo album, Bingo (uscito lo scorso 14 maggio per Island Records - Inri), in cui ogni canzone è una storia autoconclusiva che racconta gli ultimi anni di esperienze di una tra le più accattivanti voci del panorama italiano attuale.

“Ascoltando tutti i pezzi della tracklist mi sono accorta che, senza neanche volerlo, si rincorrono tre tematiche principali: parlo spesso di soldi, intesi come nuovo valore, a volte non del tutto positivo. C’è poi una grande attenzione per la religione, strettamente connessa per certi versi anche alla tematica del femminismo

Un album concepito insieme e prodotto da Davide “Dade” Pavanello, “il padre stilistico di questo nuovo disco, che ha voluto trovare per me un suono che fosse riconoscibile e mio, senza incasellarmi in un solo genere ma permettendomi di sperimentare liberamente”.

Come lei stessa ci suggerisce, la prima tematica si trova già nella titletrack "Bingo", luogo per certi versi triste in cui tutto gira intorno ai soldi e alla ricerca spasmodica di fortuna. Un brano perfetto come apertura dell'album, in cui si evince già la caratteristica vena teatrale che contraddistingue la carriera artistica dell'artista e che ritroviamo in altri punti disco (da Fred Astaire a Come noi).


"Orango Tango", è invece una "canzone onirica" fatta di immagini evocative e a tratti surreali dal ritmo travolgente, leggera ma solo in superficie, in cui si cela una critica alla società di oggi e alla politica italiana, non a caso vengono citati Giorgia Meloni e Vincenzo De Luca, figure politiche diventate anche fenomeni social dalla grande rilevanza mediatica ma dalle idee a mio avviso meno condivisibili.


Passiamo poi a Come va, canzone che come racconta la stessa cantautrice è nata con estrema naturalezza e che ci porta in un mondo intimo e movimentato. Al centro della canzone il dialogo tra la cantante e un’amica che, in un anno di cambiamenti, riassumono mille pensieri e paure in una sola domanda, la più difficile a cui siamo costantemente chiamati a rispondere: “Come va?”. Una canzone ambientata nell'universo femminile, così come lei stessa racconta:


«L’idea è stata quella di provare a raccontare con estrema delicatezza quell’intimità, la tenerezza, gli abbracci, i balli e la spensieratezza. Tutto questo accanto alla dignità, alla condivisione dei problemi e al superamento del luogo comune che vede le donne invidiose, in competizione, quando invece spesso sono necessarie le une alle altre, perchè si confrontano tra di loro, si consolano, si ammirano».

"Troppi preti e troppe suore ma è possibile o Signore ancora dicono la loro nel 2029 come fossero dei leader di sinistra da ascoltare ma da secoli se sa, so i preti che vanno a puttane" (da "Troppi preti troppe suore")

Passiamo al secondo tema portante del disco, quello del rapporto con la religione. Più che col trascendentale Margherita se la prende con la Chiesa, quell'istituzione osannata da secoli che vive nell'oro e che troppo spesso ingerisce in faccende che non le competono. In "Troppi preti e troppe suore" c'è, sin dal titolo, una diretta critica non solo al mondo cattolico ma in generale a tutti coloro che hanno la pretesa di giudicare scelte e vite altrui. La religione vista dall'attico in centro del cardinal Bertone non sarà mai la stessa religione a favore della libertà di espressione di Don Gallo. Attraverso la voce di alcuni bambini nella parte finale della canzone la Vicario condanna anche l'invadenza della Chiesa nella politica pubblica, andando ad esempio contro quella chiesa che vuole una "modifica concordata" del DDL Zan e contro tutte quelle situazioni che spesso mi fanno domandare: ma questo non era un paese laico? Da quando i decreti legge si concordano con la chiesa?


Di nuovo si cambia rotta e si continua la trama femminista del disco con "Xy", in featuring con Elodie, anche se in modo più velato rispetto a Come va. Le due insieme vanno contro i luoghi comuni sull'amore, riprendendo la visione stereotipata delle donne nella società, con la stessa leggerezza di Come va. C'è anche qui una sorta di dialogo e un susseguirsi di domande indirette sull'amore e sulle sue fragilità, ("La donna vergine vestita in seta pura, è un chiodo in testa un buco della serratura").


"Fred Astaire" è la canzone d'amore che non poteva mancare in un disco così completo. Forte sperimentazione e un mood molto particolare che lascia piacevolmente soddisfatti a fine canzone. Un brano dal gusto retrò in cui ci vengono proposte una serie di "immagini felici" a cui Margherita paragona l'amore, da Maradona a Fred Astaire passando per Beyoncè e Jhonny Cash.


"Ballo come fossi Fred Astaire, tutti che mi fanno i cori guardo solo te" (da "Fred Astaire")

"Dna (Oh Putain!)" è forse il brano in cui la cantautrice si lascia più prendere la mano dalla sua poetica pungente e dalle sue rime sagaci. La canzone è concettualmente divisa in due parti, l'inizio in cui viene posta una serie di interrogativi diretti dal ritmo frenetico sulla nostra vita quotidiana e sul modo in cui la affrontiamo, come fosse una voce fuori campo, un piccolo grillo parlante che ci fa riflettere sull'importanza delle cose. Tutte queste domande potrebbero essere sintetizzate in una sola: "Che cosa determina chi siamo veramente?" La seconda è invece la parte in cui questa voce sparisce portandosi dietro tutte le domande e arrivano le risposte ben precise racchiuse tutte nella metafora del Dna, inteso come predisposizione ad una determinata attitudine di vita, ("io la chiamo voce tu anima ma è solamente una questione di DNA"). Anche la voce di Margherita sembra essere studiata ad hoc per i due momenti, prima accompagna le domande con un tono basso e veloce per poi distendersi e diventare più leggera e melodica sui toni alti.


Arriviamo poi al dolce pianoforte di "Come noi", ultimo brano inedito presente in Bingo prima dei singoli già editi, che racconta insieme al suo fidato produttore Dade, essere nata quasi di getto. Il brano più orchestrale di tutti, in cui è evidente il lato teatrale della Vicario. Una canzone che vedrei perfetta come colonna sonora di un musical, cucita con precisione sulla voce della cantautrice e sul suo passato artistico. Sulla stessa scia continua "Abauè (Morte di un trap Boy)", canzone già edita e che abbiamo recentemente visto sugli schermi del Primo Maggio di Roma, anticipazione del doppio tour estivo (il primo concentrato sul disco, il secondo a metà tra spettacolo teatrale e concerto con l'Orchestra Multietnica di Arezzo per il nuovo spettacolo ispirato al libro "Storie della buonanotte per bambine ribelli").

Decima canzone del pallottoliere di Bingo è "Mandela", già conosciuta e tra tutti forse il brano più particolare dell'intero disco, in cui viene affrontato un tema chiave della società moderna, quello dell'immigrazione, con estrema leggerezza ed eleganza. Un brano contaminato dalla musica etnica e dai suoi ritmi caldi e colorati. "Sorridi Mandela che questo è il tuo posto".


Secondo featuring dell'album è quello con "Speranza" in Romeo, che si ricollega alla tematica della multiculturalità anche grazie alle varie lingue usate dal rapper nel corso della canzone. Un brano ironico in cui i due rispondono all'ignoranza con una serie di rime ad effetto che non lasciano molto spazio ad interpretazioni.

"Per fortuna all’orizzonte c’è speranza Degli arroganti temo solo l’ignoranza" (da "Speranza")

Se c'è un brano in cui si percepisce più di tutti la capacità comunicativa di Margherita Vicario a mio avviso è proprio Giubbotino, in cui è presente anche la firma di Dardust. Rendere semplici e leggere molte tematiche trasversali e non così comuni nel mondo della musica senza finire col banalizzarle non è facile, ma lei ci riesce in pieno ed ecco una canzone piena di riferimenti alla sessualità senza taboo e preconcetti dannosi. Chiudono il disco Pincio e Piña Colada in featuring con Izi. Se nella prima ci viene raccontata una storia di condivisione, stima e coraggio, in cui si viene cullati da atmosfere sospese tra una dolce ninna nanna e un elegante racconto cinematografico; nella seconda siamo invece di nuovo di fronte ad una domanda: "Che cosa ci rende felici?" il cui risultato è forse il brano più estivo e radiofonico tra tutti.


Bingo è quindi un album che spazia tra generi e contaminazioni musicali diversi e passa da tematiche comuni a quelle più impegnate, trattandole sempre con naturalezza e scioltezza. L'unico modo per riuscirci è senza dubbio essere padroni di quello che si scrive, perchè lo si è vissuto, anche indirettamente. Un album pensato al futuro e immaginato già nella sua versione live, alternando momenti orchestrali e teatrali a quelli più elettrici ed energici, che va vissuto e rimodellato secondo le esigenze del palco. Un disco consapevole che non ricerca la "hit del momento" ma sa come e cosa comunicare, con decisione ed energia, due elementi che alla poliedrica Margherita Vicario non sono evidentemente mai mancati.