Il corso di "Produzione culturale" a Scuola Mohole: intervista a Gabriele Batia e Vito Longo

Lo scorso 22 giugno, nel corso di un workshop dal nome "Music (live) industry" per presentare il corso "Produzione culturale", che inizierà in autunno in Scuola Mohole a Milano e sarà curato dalla professionista e docente Carolina Zarrilli, abbiamo approfittato dell'occasione per scambiare due chiacchiere con il docente e coordinatore del corso di Musica e sound design Gabriele Batia, a cui abbiamo chiesto lumi sul cosa distingua l'offerta di Mohole dalle alternative più o meno strutturate che i mondi offline ed online oggi offrono, e con il coordinatore didattico Vito Longo, con in quale ci siamo confrontati su cosa significhi oggi formare in modo efficace nuovi talenti artistici e di quali strumenti c'è bisogno per offrire un'istruzione organica e a trecentosessanta gradi.


Invitandovi ad approfondire i dettagli del corso a questo indirizzo e nel prossimo open day del 5 luglio, vi lasciamo alla nostra piacevole chiacchierata.



Perché scegliere di studiare in Mohole oggi, data la vasta gamma di alternative formative, alcune delle quali magari online e a prezzi inferiori rispetto a “scuole tradizionali” come la vostra?


Gabriele: Immagina questo: una volta la formazione del musicista prevedeva necessariamente oltre che la teoria musicale anche la danza, era necessario perché l'uso raffinato, sottile del movimento corporeo era ritenuto una cosa da sviluppare per fare della musica. Quando ci siamo trovati con l’esigenza di capire che tipo di proposte formative ci fossero oggi per intraprendere, ad esempio, una carriera nella musica, ci siamo accorti che tendenzialmente c’erano due correnti: o fai un istituto che usa molto le tecnologie per sviluppare e produrre la musica, quindi il mondo della musica elettronica, dei producer, degli arrangiatori informatizzati che fondamentalmente si occupano sia della parte artistica che della parte tecnica del suono; oppure abbiamo l'esperienza dei conservatori, molto bravi nella parte tradizionale legata al movimento corporeo e all'espressione, oltre che nella formazione teorica. Mancava quindi il collegamento tra questi due mondi. Nel momento in cui ti vedi arrivare dei ragazzi che vogliono fare musica e che non hanno mai suonato uno strumento musicale se non passando da un computer, componendo in modo elettronico, si vede proprio che manca una parte di consapevolezza di che cosa sia la musica e di come possa essere usata a fini espressivi. Quindi quello che stiamo facendo sempre di più, tra l’altro, è dare proprio entrambe le formazioni: quella tecnica/tecnologica e quella invece proprio esperienziale. In più c'è il fatto di lavorare in classi che sono di numero ridotto ma che permettono veramente di avere un'esperienza efficace in diverse direzioni. Poi è una scuola che lavora tantissimo sull'aspetto laboratoriale: facciamo dei progetti concreti come se fossimo nel mondo del lavoro, su cose che mi potrebbero capitare fuori. Tutto ciò non succede nella formazione online autonoma: c'è bisogno di creare relazioni tra persone e creare esperienze organiche che siano formative nella mondo reale della musica.


Che strumenti sta usando la Mohole per trasmettere conoscenze adattandosi a tempi che cambiano rapidamente e tecnologie che fioriscono nuove ogni giorno?


Vito: Ci muoviamo in più direzioni: da un lato ci facciamo suggestionare da quelli che sono i trend del mercato e i temi più caldi – e io ora ti sto parlando non soltanto di musica ma di tutti gli indirizzi della scuola – e dall’altro facciamo continuamente dei laboratori di ricerca e sviluppo sia con i nostri docenti che con gli allievi così da capire quali sono le esigenze di mercato. I nostri docenti sono tutti professionisti e possono darci delle indicazioni lavorando con gli allievi, comprendendo le loro esigenze, perché poi sono loro che cerchiamo di soddisfare. Io sono responsabile dell'ufficio di progettazione e lavoro a stretto contatto con l'ufficio della didattica: progettiamo dalle cose che poi devono essere messe in pratica e ci sono tutta una serie di meccanismi che sulla carta possono funzionare ma necessitano di un riscontro dagli allievi. Il nostro valore aggiunto è quello di far lavorare gli allievi di tutte le discipline in modo circolare: ci sono durante l'anno determinati workshop e progetti importanti di portata nei quali gli allievi di diversi corsi, dal sound design all’animazione 3D, lavorano trasversalmente e insieme, come succederebbe in un contesto lavorativo reale. Lavorando e con queste modalità non soltanto fanno delle esperienze “reali” ma iniziano a tessere relazioni professionali.


Tornando sull'offerta formativa, in che modo la pandemia da cui non siamo ancora completamente usciti ha influito su di essa, le modalità di erogazione dei corsi, le iniziative ideate?


Vito: Per quanto riguarda l'offerta formativa ci possono essere dei corsi che magari son cambiati, magari ponendo più attenzione al green, alla sostenibilità e all'inclusione. Poi però una volta che un corso viene attivato deve essere organizzato nei momenti cardine della sua durata, dalle lezioni frontali ai laboratori: durante gli anni della pandemia è proprio cambiata tutta la parte didattica, dovendo includere la componente a distanza. Ma anche quest'anno che siamo stati qui e abbiamo avuto praticamente pochissima didattica a distanza, non siamo riusciti da subito a riprendere quelle attività aggregate e trasversali di cui parlavamo prima tra varie classi a causa dei potenziali cluster che potevano nascere bloccando le attività didattiche per molte persone.


Per concludere qual è la lezione più grande che un allievo della Mohole impara una volta terminato il suo percorso di studi al di là delle competenze specifiche del settore in cui ha studiato?


Vito: Saper lavorare insieme sicuramente, ma soprattutto in modo non competitivo. Perché comunque qui si lavora nel pieno benessere – al di là di alcuni momenti stressanti e impegnativi. Tutte le aule della scuola sono aule di secondi, di gente che comunque non è arrivata prima e che però comunque viene ricordata. Mohole sarebbe dovuto essere il fratello del signor Palomar, nell’omonimo romanzo di Italo Calvino: Palomar e Mohole, pur inizialmente concepiti come due personaggi distinti e lontani tra loro, Calvino si accorse poi del fatto che fossero due personalità diverse della stessa persona, due facce della stessa medaglia. Ecco, a noi piacciono i secondi.